I poteri forti

di Carmine Cocorocchio - 20/12/2012
Monti, premier tecnico del governo italiano, ospite di Marchionne, apre la campagna elettorale, dalla Fiat di Melfi. La campagna elettorale dagli stabilimenti Fiat, rappresenta plasticamente gli interessi del governo tecnico.

Della scesa in campo dell’ex commissario europeo non può aversi diversa interpretazione. Chi continua a predicare cosa diverse, è in mala fede. L’inizio della campagna elettorale del professore mi riportano alla memoria film luce, in cui nelle officine della Fiat, Mussolini, capo del governo, con al fianco il senatore Agnelli, arringa masse operaie ossequiose. Sono le masse che prediligono i poteri forti.

La rappresentazione di Melfi chiarisce ogni dubbio sugli interessi del governo tecnico di Monti. La Fiom, sindacato ostile alle strategia di Marchionne, non è ancora inviato al confino, ma poco ci manca. Alla rappresentazione di Melfi la Fiom-Cgil,  presenterà in un volantino con domande ai vertici della Fiat in cui oltre alla richiesta d’impegni certi di natura strategica per le produzioni di Melfi, contesta la concezione delle relazioni industriali che vede riconoscere come interlocutore solo chi si dice d’accordo con l’azienda.

La concezione delle relazioni sindacali voluta da Marchionne è recepita in pieno dal governo Monti con la deregolamentazione del rapporto di lavoro. La modifica dello statuto dei lavoratori è prontamente ottenuto. La modifica cancella il diritto al reintegro nel posto di lavoro del lavoratore licenziato ingiustamente. La modifica dello statuto dei lavoratori, consente al datore di applicare contratti firmati da sindacati corrotti in barba alla ad ogni rappresentanza democratica.

Le fabbriche che vogliono Marchionne-Monti-Montezemolo-Marcegallia, sono luogo militarizzato in cui il lavoratore è soggetto senza diritti. La democrazia ferma ai cancelli diventa pratica istituzionale. Il modo d’intendere condiviso dal segretario del Cisl, che riceverà da questi potenti un posto da ministro.

La democrazia caricaturale benedetta dal clero, che potrà liberarsi dell’ingombrante impresentabile corruttore televisivo. La rappresentanza dei poteri forti, avviene in barba ad ogni controllo democratico delle leggi. Il governo Monti, non tecnico, rappresenta i poteri che hanno governato senza soluzione di continuità.

La condizione di arretratezza sociale del paese ha nome e cognomi. Patetico chi si lamenta della scesa in campo del professore. La mediocrità di certi rappresentanti certifica la crisi politica. Monti non ha ingannato i cittadini. Chi ha ingannato i cittadini ha spacciato il governo Monti come tecnico. Chi si attendeva  dal quel governo equità, se in buona fede, è responsabile di stupidità politica.

Quello che accade in Italia è unico. Andiamo in campagna elettorale con la legge porcata. Il vulnus, gravissimo, vede il capo dello Stato, rammaricarsi pubblicamente che i partiti che siedono nel luogo della democrazia, non hanno modificato la legge elettorale, da cui ricevono il potere per farsi rieleggere come rappresentanti del popolo.

Trovo le dichiarazioni del primo garante della costituzione, grottesche. Lo Stato è la costituzione. La sovranità del popolo negata, è dato di fatto. Le istituzioni che consentono il vulnus commettono un crimine contro la costituzione. La ferita inferta alla costituzione è ferita al popolo. La sovranità consegna ai poteri forti il controllo dello Stato.

La costituzione è carne viva. La violenza banalizzata dall’informazione serva dei poteri forti. Lo show televisivo di Benigni sulla costituzione riceve apprezzamento di pubblico. Quello show è preceduto da una visita al Colle dove il capo dello Stato consegna al comico una copia della costituzione. Trovo queste manifestazioni goliardiche retoriche avvilenti offensive. I padri della costituzione si sono girati nella tomba alla drammaticità di quello che accade in Italia.

In questo paese la costituzione è sostanzialmente negata alle miglia di miserabili reclusi per il crimine di povertà. Negata ai giovani lasciati senza lavoro. Negata alle donne che hanno rinunziato alla ricerca del lavoro. I diritti fondamentali di chi lavora, negati da leggi volute dal governo tecnico che hanno avuto approvazione da falsi rappresentanti del popolo.

Nel luogo dove si esercita sovranità siedono falsi rappresentanti del popolo che approvano leggi che limitano la democrazia di fabbrica in aperta violazione del patto costituzionale. Quelle leggi sono volute da un premier che piace moltissimo all'establishment economico-mediatico italiano. Le idee della classe dominante imposte in virtù di leggi che hanno come vittima lavoratori dipendenti e pensionati.

In virtù delle leggi del governo Monti circa 300.000 lavoratori sono lasciati senza stipendio e senza pensione da una controriforma previdenziale che modifica il patto previdenziale per sanare i conti del bilancio disastrato da una pubblica amministrazione corrotta messa al servizio dell’establishment che esercita il potere senza soluzione di continuità.

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