IL GOVERNO NON TOCCHI LA COSTITUZIONE !

di Associazione reggiana per la Costituzione - 29/08/2011
Ancora una volta, anche quando occorrono decisioni efficaci e immediate, il governo e la maggioranza si arrampicano sulle modifiche costituzionali.

Oggi sono nel mirino di questi “riformisti” gli artt. 41 e 81 della Costituzione.

Già il costituzionalista Valerio Onida ha espresso i suoi dubbi sulla modifica dell’art. 41 su l’ UNITA’ del 7 agosto. La scrivente associazione, mentre aderisce in pieno a quelle valutazioni, vuole ricordare a chi non sa o non ricorda che l’art. 41, mentre assicura la piena libertà dell’iniziativa economica privata, afferma che essa “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Lo stesso articolo dice anche che la legge determina “i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”. Sono forse questi ultimi concetti che turbano i nostri “riformatori”?

Le parole “programma” o“controllo” suonano male agli insofferenti di ogni regola, ma ogni persona sensata sa che il nostro paese è stato semmai carente di regole e di previsioni serie e lungimiranti, anche in economia. Per non parlare degli insulti alla dignità e sicurezza che molte attività d’impresa hanno inflitto impunemente a lavoratori e a cittadini. Queste modifiche dunque non passeranno con la maggioranza qualificata dell’art. 138, per cui fin da ora ci prepariamo al NO nel referendum confermativo che si dovrà tenere.

Sull’art. 81, sulla cui modifica sembrano convergere anche alcune voci delle opposizioni parlamentari, dobbiamo innanzitutto fare riferimento all’appello che prestigiosi economistidi tutto il mondo hanno rivolto alla classe politica americana, invitandola a non inserire nella Costituzione il vincolo del pareggio di bilancio.

Noi notiamo solo come sia buona regola che tutti i bilanci (e a maggior ragione il bilancio dello Stato) debbano tendere al pareggio e tale necessità emerge dall’esigenza di indicare le fonti di finanziamento per le leggi che comportano nuove o maggiori spese. Sta poi alla corretta azione politica indicare fonti reali e non presunte, per evitare ogni squilibrio. Ricordiamo però che, in certe occasioni, gli sforzi della nazione per investimenti straordinari per produrre futuri miglioramenti possono comportare un provvisorio deficit (principio del deficit spending di keynesiana memoria), che sarebbe impedito dal vincolo costituzionale.

Le “riforme” costituzionali di questo genere, che comportano lunghe procedure e cancellano valori non sono adatte per affrontare situazioni urgenti e gravi.

Altre manomissioni non scritte, come quelle che dipingono come furto il prelievo tributario, o che sviliscono il lavoro dei magistrati, o che lusingano i furbi e gli evasori, sono ancor più dannose e creano in molti il rifiuto del valore del bene pubblico, della solidarietà e dell’unità del paese. Anche a queste vogliamo opporci.

Associazione reggiana per la Costituzione – Via Roma 53 – Reggio Emilia

Associazionecostre@libero.it

 

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