IL GOVERNO OMEOPATICO....

di Lino D’Antonio - Napoli - 22/02/2010
Perché vince Berlusconi? Commentatori illustri affermano che il Paese è allo sfascio, in piena regressione culturale ed economica, ripiegato su se stesso, in una bolla cristallizzata, che ne impedisce ogni crescita.

Sembra impensabile che i cittadini comuni, molti tra i quali vivono il dramma del lavoro che non c’è, della precarietà, di nessuna prospettiva concreta nell’immediato, non  ne siano consapevoli. Con l’aggravante che, dovunque e pubblicamente, spira un’aria da basso impero, tra corruzione e voglia esplicita di impunità. Cose queste, che dovrebbero disgustare ed allarmare i più. Purtroppo è da rilevare il fatto che gran parte degli Italiani non riesce o non vuole indignarsi, diventata essa del tutto indifferente a quanto di bene e di male accade nella nostra comunità nazionale. Per effetto della narcosi, che sembra essere calata sul Paese. Su tale aspetto si dovrebbe indagare con insistenza e dissertare poi, più che trovare analogie tra il fenomeno di Tangentopoli e gli attuali episodi di corruzione. Se trattasi ormai di un sistema istituzionalizzato, oppure siamo in presenza di fenomeni isolati, riconducibili a singoli individui. Berlusconi propende per quest’ultima tesi per opportunismo e depistaggio politico.

Ma il premier fa molto di più e si spinge a lanciare misure anti-corruzione da definire. Lui accusato proprio di questo reato in diversi procedimenti penali, insieme ad una folta pattuglia di suoi parlamentari ed esponenti politici indagati, o addirittura condannati in via definitiva.

A tal proposito, il governo, che ci ritroviamo, può essere a ben donde considerato un esecutivo “omeopatico” all’eccesso. Se è infatti vero che l’omeopatia è un metodo di cura, consistente nell’immettere dosi di sostanze, che in un soggetto sano provocano gli stessi sintomi della malattia, che si vuole debellare, si può ben affermare che dosi significative di corruzione vengano immesse troppo spesso nel corpo italiano.

Ne verrà alla fine una miglioria dall’ennesima “pochade berlusconiana” di segno moralizzatore? Non può esserci risposta positiva a tale interrogativo, essendo evidente che la corruzione è funzionale ed intrinseca al potere berlusconiano. Grandi abbuffate di commesse pubbliche, ma la corruzione può diventare anche e soprattutto strumento politico, per allargare sempre di più la base del consenso. In una specie di confraternita, dove tutto può essere fatto senza regole.

Purtroppo, con la lusinga del potere e del facile arricchimento non è difficile corrompere la coscienza di tanti Italiani ed attestarli su di una concezione furbesca ed ammiccante della vita. Mentre appare difficile oggi far convergere i più verso un discorso collettivo e solidale, all’insegna di valori profondi, fino a poc’anzi ritenuti incontrovertibili.

Quanto ho appena espresso non può essere considerato eretico, offensivo o esclusivamente di parte, poiché molti aspetti e dichiarazioni nell’azione politica di Berlusconi deviano da quella retta via, che un capo di governo dovrebbe indicare ai cittadini. Da ricordare: l’esaltazione del lavoro nero da svolgere durante i periodi di cassa integrazione, l’esortazione alla disobbedienza fiscale, i condoni di varia natura a favore di furbi e disonesti, l’odio manifesto per la Magistratura e di conseguenza la ricerca costante di impunità, la ricerca ossessiva di leggi ad personam. Chiari inviti quindi, al sotterfugio ed alla illegalità.

Credere che le profferte di Berlusconi & soci contro la corruzione siano foriere di consequenzialità, è solo pura illusione. In quanto provenienti da un governo concepito con le regole ferree del marketing. E mai il premier potrebbe privarsi di un metodo, che da quindici anni gli permette di restare in “solio”.

Ma se Berlusconi continua a vincere nell’indifferenza diffusa, che ne sarà di tutti noi e della democrazia? E se è necessario come l’aria che si respira che il popolo italiano si risvegli dal suo torpore innaturale e colpevole, quanto aspettare e cosa mai dovrà accadere di tanto eclatante, per suscitare la giusta ripulsa?

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