Ipocrisia e falsità

di Carmine Cocorocchio - 10/08/2012
Il famigerato ministro del lavoro del governo tecnico, commissario liquidatore del paese, intervistato dalla radio nazionale, afferma che occorre: “difendere l'identità della classe operaia a cui bisogna ridare dignità”

Con la modifica dell’art 18, questo ministro ha legittimato il datore di lavoro a licenziare senza giusto motivo il lavoratore che si dimostrerà troppo zelante sul controllo dell’ambiente di lavoro. Questo professore prestato alla politica, con quella modifica ha di fatto cancellato il controllo dell’ambiente di lavoro. Togliendo dignità e potere di controllo sul posto di lavoro, questo ministro ha di fatto indebolito la esigenza della popolazione a pretendere il sacrosanto diritto di vivere in ambienti salubri.
I siti industriali produttivi diventare incompatibili con la salute sono figli della degrado industriale. Morire di lavoro o morire di fame: la scelta imposta dal liberismo caro alla Fornero. Le affermazioni del ministro alla radio non possono liquidarsi come solita ipocrisia che caratterizza il politico di questo paese abituato a piegarsi ad ogni vento. Le affermazioni sono il riconoscimento di un fallimento che è nei fatti. Il ministro tenta di riposizionarsi giocando sulla corta memoria storica del popolo italiano.
Il governo di questo ministro ha riproposto ricette liberiste che sono quelle che hanno prodotto la crisi. Il liberismo di questo governo fallimentare non portano al superamento della crisi. Essere reputato meglio del governo sfiduciato dallo spread, non è gran merito. La crisi è grave e resta tale, perché non si analizza con serietà le cause che hanno avuto una lunga incubazione.
Produrre e dare il lavoro era ritenuto per gli Stati liberisti inutile. La ricchezza era accumulata con facilità dalla speculazione finanziaria e immobiliare. Il popolino ha difficoltà a vedere come speculatore chi veste in doppio petto lo riceve seduto dietro una schivania. Non vede il degrado urbanistico che si perpetuato in questo paese. La ricchezza a prescindere. Una ricchezza senza etica e responsabilità sociale e morale. Una ricchezza favorita dal liberismo sfrenato che rendeva compatibile l’accumulo sproporzionato, con un numero sempre più alto di nuovi poveri.
I siti produttivi, residuati del fordismo, difesi dalla solo classe lavoratrice, cui dipendeva il suo unico reddito. Quella difesa non vedeva impegnata la sinistra che era approdata sulle riva del liberismo sfrenato. Non vedeva impegnato il sindacato ex confederale, diventato giallo.
Gli oppositori tacciati dalla stampa asservita come residuato bellico di una stagione tramontata. La compatibilità dei siti produttivi con l’ambiente è una sfida ancora in campo. Quella sfida deve vedere rafforzare il potere contrattuale della classe lavoratrice. La classe politica nominata rappresentante del popolo è assolutamente incapace solo di tentare una riflessione.
La crisi italiana è crisi profonda più politica che economica. Il dibattito di basso livello indica che siamo senza speranza.
Carmine Cocorocchio

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