L'OSCENO DEL PALAZZO

di Daniela Gaudenzi - Liberacittadinanza - 10/04/2011
E alla fine sono arrivati anche i fascio-responsabili nella figura metamacchiettistica dell’impareggiabile Scilipoti

Scilipoti, l’icona vivente del gruppo responsabile che si divide equamente tra le corse balzellanti per votare i provvedimenti che contano, le dirette telefoniche del grande capo in cui regge con trepidante venerazione la cornetta, i numerosi one man show, tra cui la performance adrenalinica a “Un giorno da pecora”.

Ogni tempo ha i suoi trasformisti e visti con il senno di poi, probabilmente comparati a Scilipoti anche gli uomini di Depretis ci potrebbero sembrare dei padri della patria e dei cultori del decoro e della dignità politica.

In singolare coincidenza con la proposta di abrogare la dodicesima disposizione transitoria della nostra Costituzione che vieta la ricostituzione del partito fascista, l’onorevole che esprime nel modo più colorito e sintetico “lo spirito dei tempi” della nostra entusiasmante stagione politica, per definire al meglio le finalità e l’orgoglio dei responsabili ha pensato bene di attingere ad una fonte comunque autorevole, e non volendo accontentarsi ha duplicato il manifesto del partito fascista di Giovanni Gentile.

In fondo come non convenire che anche quello dei responsabili non sia “un movimento recente ed antico” almeno sotto il profilo dell’accaparramento delle poltrone con qualsiasi mezzo, pur se con un tocco di manifesta ostentazione dell’avidità, rectius famelicità, decisamente molto attuale?

Il transfuga che insieme a un manipolo di degni colleghi tiene in scacco il paese e garantisce la sopravvivenza di un governo che definire da avanspettacolo è offensivo persino per quelli del Bagaglino, è molto preoccupato di poter passare per fascista e si domanda angosciato “adesso non direte mica che sono fascista”?! Come ha osservato a proposito Massimo Gramellini su La Stampa attribuire ascendenze politiche di qualsiasi tipo o orientamenti cultural filosofici ad uno come Scilipoti sarebbe semplicemente surreale, quindi non ha motivo di allarmarsi.

Noi invece sì, se riusciamo ancora a trovare la forza per farlo. Anche perché mentre queste personalità garantiscono la maggioranza per il pacchetto di leggi non più ad personam ma ad processum, dato che ne esce ogni giorno una ritagliata su differenti esigenze, dalla prescrizione brevissima per gli incensurati necessaria ad impedire la sentenza Mills, a quella che dilata all’infinito i testimoni a difesa per trasformare in infinito il processo Ruby, il beneficiato diventa ogni giorno più imbarazzante, persino per i suoi alleati, e più ingestibile.

Le TV e le radio tedesche ci identificano ormai con il coretto del bunga bunga, mentre Papi Silvio, evidentemente in preda ad una ossessione iperpatologica, approfitta ormai anche di eventi collaterali o culturali per inscenare gag sgangherate, improvvisare barzellette che non fanno ridere nessuno, dispensare consigli estetici e ovviamente invitare qualsiasi rappresentante del gentil sesso purché non sia su una sedia a rotelle al mitico bunga bunga. Naturalmente, secondo una regia banale e ripetitiva, per confermare e diffondere, mentre escono telefonate inequivocabili su natura degli intrattenimenti e metodi per le cosiddette indagini difensive, la favola penosa delle serate con cenetta tricolore e karaoke.

Tra una barzelletta e un consiglio estetico che lascia interdetti anche gli interlocutori più bendisposti, c’è spazio per lasciare andare come per caso l’annuncio, quasi sotto tono, che per rendere il paese un vero paese democratico “va cambiato l’impianto della Costituzione” e vanno lasciate mani libere al Governo senza tutti quei passaggi parlamentari e quelle firme del presidente della Repubblica.

E’ nello scarto tra parvenza accattivante con volto da giullari o da capocomici da strapazzo e la sostanza di prevaricazione, disprezzo della dignità, violenza metodica nei rapporti istituzionali che fa breccia questo mix di spavalderia, esibizione di potere senza contrappesi, versatilità cialtronesca.

Il vuoto, la confusione, la contraddittorietà, l’incoerenza, l’opportunismo di chi sul fronte dell’opposizione politica ed intellettuale avrebbe dovuto porre un argine e proporsi come alternativa credibile, permettono incredibilmente, contro ogni principio di decenza, che si prolunghi non si sa ancora per quanto una rappresentazione che ci sta travolgendo. E forse anche sul fronte dei movimenti che da un decennio si mobilitano sacrosantamente a difesa dei principi elementari della democrazia e dello stato di diritto sarebbe auspicabile che prevalessero coerenza, capacità di analisi ed indipendenza di giudizio per essere più credibili.

Meno personalismi, meno ansia di protagonismo e più sostanza insieme ad un rapporto più “sano” nei confronti dei partiti di opposizione che non dovrebbero essere considerati aprioristicamente come nemici e traditori, ma nemmeno come stelle polari o referenti da assecondare sempre e a prescindere, potrebbero aiutare ad essere più autorevoli e forse ad arrivare anche ai meno vicini.

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