Nel paese di Pinocchio

di Barbara Fois - Liberacittadinanza - 26/05/2009
È opinione diffusa in alcuni ambienti (e questa diffusione è un segno della statura politica e culturale di questi ambienti) che sia essenziale dell’arte politica il mentire, il saper astutamente nascondere le proprie vere opinioni e i veri fini a cui si tende, il saper far credere il contrario di ciò che realmente si vuole…..L’opinione è tanto radicata e diffusa che a dire la verità non si è creduti. Gli Italiani in genere sono all’estero ritenuti maestri dell’arte della simulazione e dissimulazione…. Antonio Gramsci (Quaderni del carcere)*

Sono passati più di 70 anni da quando Gramsci scriveva queste considerazioni e a quanto pare non solo le cose non sono cambiate, ma sono peggiorate. Ogni cosa intorno a noi è una menzogna. E non parlo solo delle panzane che giornalmente ci rifila il cavaliere e che ormai ci aspettiamo e mettiamo in conto.
In questo nostro paese, infatti, si respirano solo bugie: possono essere piccole o grandi, ma ormai da tempo non c’è più alcuna traccia di verità. Non ce n’è in nessuna parte politica e questo è il peggio. Su ogni cosa che ci viene detta dobbiamo fare la tara, dobbiamo chiederci: che vuol dire veramente? Qual è il reale obiettivo? Cosa c’è dietro? Chi ci guadagna? E il pensiero che comunque sia noi non sapremo mai la verità su niente e saremo sempre turlupinati da tutti, beh, diciamocelo: è frustrante. Facciamo un esempio recente, il terremoto in Abruzzo: quello che ci hanno detto è in gran parte falso: la gente che vive lì racconta cose molto diverse dagli squilli di tromba e dal rullar di tamburi del cavaliere. Col cavolo che si potranno rifare le case che hanno perduto! E col cavolo che avranno 150mila euro tutti in una volta: intanto è una sorta di rimborso spese, che sarà spalmato su un arco di ben 22 anni! Ma ad anticipare i soldi dovrà essere il povero terremotato. E se uno non ha niente e non può anticipare un centesimo, o stava già pagando un mutuo? L’idea trovata è a dir poco geniale: c’è una finanziaria che ti presta i soldi, ma in cambio la casa è sua. Scrive infatti Rosella Graziani : “Ma nel decreto n. 39 c’è anche di peggio: all’art. 3, comma 1 , lettera c, si dispone che se un immobile, gravato da un mutuo, è andato distrutto, la Società Fintecna, a richiesta del privato cittadino. si accollerà il mutuo nei limiti del contributo che al predetto è stato riconosciuto, ma diverrà proprietaria di quel che resta dell’immobile. Se però il mutuo supera il contributo riconosciuto, la conseguenza parrebbe essere, dall’esame della norma, che il cittadino dovrà continuare a pagare la parte residua del mutuo: insomma non avrà più la casa ma continuerà a pagare il mutuo. Il rischio è che la città vada per gran parte nelle mani della Fintecna.”
Ma cos’è la Fintecna? E’ una finanziaria che dipende dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, nata dalle ceneri dell’IRI e che ha inglobato altre srl come la Ligestra, a sua volta una azienda che ha incorporato l’EFIM ( uno dei tanti carrozzoni statali), insieme a tutti i suoi debiti. Considerate che - come se non bastassero i debiti accumulati e acquisiti attraverso queste incredibili scatole cinesi o “catene di sant’Antonio” - fino all’anno scorso ( ma non abbiamo notizie che le cose siano cambiate) la Fintecna pagava 70mila euro al mese per  l’affitto di 5000mq di locali ormai vuoti. Infatti la Ligestra srl che li occupava se n’è andata da un pezzo, ma il contratto con la famiglia Pallavicini, proprietaria dell’immobile, prevedeva che si dovesse pagare l’affitto fino alla risoluzione del contratto, che per altro non sappiamo quando scada. Alla Fintecna appartiene metà dell’Alitalia e il 100% della società Tirrenia: tutte società in perdita. Ora: sarà questa Fintecna a curare i mutui e a finanziare i terremotati abruzzesi….auguri!
Ma perché meravigliarsi, se alcune verità essenziali sono state taciute? Questo paese è la fiera della frottola, il bengodi delle fandonie, il Guinness delle falsità, la parata delle fole, la sfilata delle balle, la sfilza degli inganni e chi più ne ha più ne metta. E i nostri politici sono i campioni mondiali in questo sport molto italico. Ma il fatto è che non lo sono solo loro. Questa è la patria di Pinocchio, non dimentichiamocelo.
E forse è per questo che si è scelto un premier che incarna in modo quasi caricaturale questo difetto. Perché il nostro popolo ama ascoltare fanfaluche: non sopporta la verità, non vuole sentirsela dire. Preferisce le pietose bugie, come per esempio che tutto va bene, che la crisi economica non esiste e che comunque noi ne usciremo prima e meglio degli altri ( ma se non c’è, come facciamo a uscirne?).  La gente non sa più che vuol dire avere una vita normale e riuscire ad arrivare alla fine del mese senza fare debiti, e tuttavia continua a credere a tutte le balle che le raccontano. Se non riesce nemmeno a credere alla propria povertà, che altro le si può dire?
Ma tutte queste falsità, invenzioni, menzogne a cosa mirano? Innanzi tutto a mantenere al cavaliere e ai suoi fidi il potere assoluto di cui gode e a non dover rendere conto a nessuno, ma soprattutto al proprio elettorato, delle cose che si fanno, ma soprattutto di quelle che, pur promesse, NON si fanno. Infatti lo sfascio è generale e riguarda tutti i settori e quelli che ancora sono parzialmente intatti non  resteranno così per molto: ci sono progetti di legge che mirano a sfasciare ciò che resta in piedi: dalla magistratura, alla cultura, alla sanità.
E quando le cose si mettono male e sembra che il precario equilibrio del PdL e del Centro Destra stia per sfasciarsi, ecco che il coniglio dei sondaggi viene tirato fuori dal cilindro del grande imbonitore, a dire che lui, il cavaliere, è il più amato dagli italiani, persino più di quelle famose cucine della pubblicità.
Ma stavolta l’uomo sui tacchi ne ha detto davvero troppe di balle e qualcuna anche eccesivamente pesante e adesso tutto il suo castello di chiacchiere sta scricchiolando e sembra davvero che stia per sfasciarsi sotto il peso insostenibile di una catasta di  bugie intollerabili e di promesse non mantenute. Troppe menzogne e troppe promesse inevase, una valanga di fango che ha travolto anche i suoi sodali e ha trovato nell’irritazione del presidente siciliano il punto di rottura, tanto da fargli dire basta,  e da travolgere, in un impeto di ribellione da giustiziere della notte, tutta la sua giunta. Della serie: è già difficile ormai ingoiare certi atteggiamenti da Berlusconi, ma subirli anche dai suoi pretoriani proprio no.
E il fatto che l’insospettabile governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo abbia scelto questo momento pre-elettorale per far cadere la giunta significherà pure qualcosa. Secondo Lombardo il cavaliere passa un brutto momento, ma soprattutto è consigliato veramente male da coloro che ha intorno. “Mi spiace - ha detto Lombardo riferendosi al premier - che in questo momento viva una fase non facile…. Tanta gente lo consiglia male, e non so se in un momento di grande difficoltà, come questo, resterebbe accanto a lui….” Dunque questa dichiarazione, al di là della contingenza specifica che riguarda la Giunta siciliana, riconosce che: a) c’è un certo scollamento, un disagio, una crisi all’interno della maggiornaza; b) che la crisi riguarda Berlusconi; c) che il cavaliere vive un momento di “grande difficoltà” ; d) che il suo entourage è inviso all’interno della stessa maggioranza, che gli attribuisce le scelte infelici del cavaliere.
Era da molto tempo che non avevamo tante buone notizie tutte insieme! Possiamo solo augurarci che queste non siano altre menzogne che coprono infinite bugie, che coprono chissà che, ma soprattutto dobbiamo augurarci che il centro sinistra non faccia un altro regalo al cavaliere spaccandosi ancora una volta in bisticci da comari. E mi pare – da come tutta l’opposizione si sta dividendo davanti a una occasione di debolezza così ghiotta – che invece, come al solito, saranno proprio “i nostri” ( ma li possiamo chiamare ancora così???), vispi come sempre, a regalare una bombola d’ossigeno al cavaliere. W l’intelligenza. E infatti Pinocchio seminava zecchini d’oro nei campi, perchè non era solo bugiardo, ma anche molto, molto stupido.
 
Barbara Fois



*Sulla verità ossia sul dire la verità in politica
Quaderni del carcere, a cura di Valentino Gerratana, Einaudi 1975, p.699

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