RICOMINCIAMO

di Francesco Baicchi - 04/03/2012
Il Parlamento sembra voler riproporre parte delle modifiche alla Costituzione che gli Italiani bocciarono clamorosamente col referendum del 2006

Appare ormai sempre più evidente che una ampia parte dei gruppi dirigenti dei principali partiti attualmente presenti in Parlamento intende approfittare dell'attuale fase anomala, che vede il governo Monti sostenuto da una maggioranza 'trasversale', per riproporre parte delle modifiche alla Costituzione che gli Italiani bocciarono clamorosamente col referendum del 2006.

Con l'aggravante che l'ampiezza dello schieramento questa volta, impedendo il ricorso a un nuovo referendum, renderà impossibile agli elettori esprimere la loro volontà eventualmente contraria.

Inutile dire che la presenza fra gli estensori, in rappresentanza del PD, proprio di Luciano Violante (già autore della famigerata 'bozza') aumenta le preoccupazioni di quanti sono da sempre impegnati nella difesa delle nostre Istituzioni democratiche.

E' quindi a mio avviso indispensabile ribadire che questo Parlamento, formato da non-eletti grazie a una sciagurata legge elettorale palesemente incostituzionale e ridicolizzato da infiniti scandali che hanno messo in dubbio non solo la correttezza di molti suoi componenti, ma perfino la loro intelligenza, non può essere legittimato a stravolgere la Carta Costituzionale che ha sin qui garantito che il nostro Paese rimanesse, nonostante tutto, nell'abito della democrazia.

La necessità di avallare l'operato di Monti per uscire dal baratro in cui ci ha precipitato l'era berlusconiana, sia sul piano economico-sociale che su quello della credibilità internazionale, non può costituire il paravento dietro cui nascondere convergenze dettate dalla semplice autodifesa di forze politiche la cui rappresentatività è misurabile dalla inarrestabile e pericolosa crescita dell'astensionismo e dei movimenti di aperta contestazione extra-politica.

Certo non tutte le proposte di modifica sono inaccettabili, ma non possiamo correre nuovamente il rischio (come avvenne con la riforma del Titolo V), di banalizzare un momento fondamentale del sistema democratico come il cambiamento delle regole del nostro sistema giuridico, asservendolo a interessi contingenti.

Al contrario appare urgente e irrinunciabile arrivare in tempi brevi a una nuova legge elettorale rispettosa del dettato costituzionale, e in particolare dei ruoli e della rappresentatività diversi che la Carta assegna a Parlamento, Presidente della Repubblica e capo del Governo, il cui delicato bilanciamento garantisce la nostra democrazia.

E' dunque forse il caso che quella rete di cittadini responsabili, iscritti o meno ai partiti, che consentì col proprio impegno personale di bloccare il tentativo di trasformazione della nostra Repubblica in un regime autoritario (in cui il potere passava dal Parlamento, rappresentante di tutti i cittadini, a una sola persona, anche se acclamata solo da una minoranza), trovi nuovamente gli strumenti per far sentire la propria voce, pretendendo il rispetto di quella Costituzione di cui proprio il referendum del 2006 confermò attualità e validità.

Per copiare uno slogan bellissimo nella sua semplicità: se non ora, quando?

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