Sanremo, specchio di una Italietta ipocrita e bigotta

di Barbara Fois - Liberacittadinanza - 21/02/2010
Arriva in finale il trio col signor Savoia, fra i fischi e le proteste dell’orchestra e del pubblico. Lettura di un avvenimento ludico come un test sulla credulità degli Italiani

Che sarebbe stato un festival conformista e bigotto lo si era capito subito con la storia di Morgan, escluso perché in una intervista dice di fumare coca per curare la depressione. Levate di scudi e strilla scandalizzate: il festival è la festa per le brave famiglie!! Ma quando mai si deve far spazio a un drogato?! Non fa niente se abbiamo avuto ministri che ricevevano i pusher nel proprio ministero. E se lo scandalo dei politici drogati era tale che ci fu la proposta, poi accantonata ( ma và?!!), di far fare le analisi delle urine a tutto il parlamento.

Un paese ipocrita questo, e marcio fino al midollo. Quindi non prendiamocela con un festival in cui il peggio è tracimato come l’acqua e il fango dei torrenti, che si stanno portando via con sé paesi interi, alla faccia della Protezione civile.

Tra le novità (?) c’era Maurizio Costanzo, cacciato anni fa perché massone piduista, recentemente reintegrato alla RAI – ormai dichiaratamente diventata una succursale di Mediaset, proprietà di un suo fratello di loggia nonché attuale presidente del consiglio – e infine approdato al Festival.

Ed è solo per caso e per pura coincidenza che a vincere il festival è un ragazzino insipido ma presuntuoso che ha vinto il talent show Amici diretto da sua moglie, Maria De Filippi, alle cui trasmissioni dobbiamo il peggio del trash di tutta la TV. Guarda caso l’anno scorso aveva vinto un altro insipido canterino ( già sparito) vincitore dello stesso talent (?) show, madrina sul palco sanremese la DeFilippi in persona. Se fossimo maligni potremmo anche pensare che l’esclusione di Morgan, figura trainante di un altro talent-show (X-Factor), concorrente di Amici, non sia poi così casuale. Ma solo se fossimo maligni. Se no possiamo contentarci di ammettere lo strapotere di Mediaset.

Comunque stiano le cose, lo si sapeva da prima che cominciasse il festival che la sfida sarebbe stata fra il trio Pupo-Emanuele Filiberto- un tenore mai sentito e il ragazzino che ha vinto Amici, perché espressione - sul versante “cantereccio”- di un establishment politico consolidato e al potere. E forse avremmo assistito ad un evento miracoloso: alla vittoria del signor Savoia, uno che non sa cantare, non ha voce e porta uno schifo di canzone, se da subito il pubblico in sala non avesse dimostrato la sua insofferenza a un certo tipo di miracoli e avesse espresso sonoramente con fischi e urla il suo sdegno e la sua rabbia.

Pagina bellissima: gli orchestrali che a sentire che è entrato in finale il trio savoiardo de “los tres Caballeros” e sono stati esclusi dei cantanti bravissimi, fischiano e stracciano gli spartiti buttandoli sul palco è una immagine davvero inedita e molto confortante, di presa di coscienza e di distanza.

Del resto la giuria popolare e l’orchestra avevano cacciato via entrambi (ragazzino e trio) già dalla seconda serata, ma poi – guarda il caso – c’è stato un ripescaggio con le votazioni via telefono e prodigio!, sono rientrati in ballo entrambi di nuovo. Ma non basta: i salvati finiscono pure in finale e vincono: Sanremo come Lourdes! Eccessivo. Non credibile. Patetico.

Qui c’è qualcosa che non torna: cominciamo a pensare che le telefonate da casa siano come i sondaggi del cavaliere: ma chi le controlla mai? Così il signor Savoia è riuscito a vincere anche un programma di ballo: col voto telefonico. Ma che strano: poi quando si è candidato alle elezioni politiche e i voti non li hanno dati per telefono ne ha preso giusto una manciata ...ma guarda tu.

Ci piacerebbe proprio conoscerli quelli che hanno votato quella orribile canzone, quel testo vomitevole, a cominciare dal titolo “Italia amore mio”! Non si capisce come non arrossissero a cantarlo, tanto è melenso, retorico e falso.

Filippo Rossi, direttore di Ffwebmagazine, rivista online della fondazione di Gianfranco Fini Farefuturo, ha definito la canzone savoiarda «un inno imbarazzante, nazional-trombonesco» e ha proclamato che avrebbe fatto uno sciopero della fame se avesse vinto il festival «Attenzione: non sarà uno sciopero della fame per protesta – ha detto - È uno sciopero che nasce dalla vergogna. Sarà uno sciopero della fame tutto culturale e soprattutto politico. Perché c'è qualcuno che deve far capire al Paese che a destra, in Italia, c'è anche altro rispetto a una retorica patriottarda e vuota. C'è qualcosa di diverso da chi si riempie la bocca di patria, religione, famiglia; qualcosa di diverso da chi si riempie la bocca di ideali e valori senza declinarli nella realtà. Lo ha detto Michele Serra: Italia amore mio riesce a rendere ridicola la destra. E allora, è da destra che bisogna reagire. Perché un inno alla patria è una cosa seria. Sciopero della fame, allora. E chi è d'accordo, segua».

Eppure a supportare los tres caballeros è arrivato sul palco perfino Marcello Lippi, il ct della Nazionale di calcio, anche lui fischiato dal pubblico in sala e giustamente.

Certo viene da chiedersi: ma perché fare tanto per il signor Savoia ( a proposito: perché questi servi, cuori di vassallo, continuano a chiamarlo principe?? Ignorano forse che il titolo transitorio XIV della Costituzione ha abolito i titoli nobiliari??), che ama tanto l’Italia da chiederle 260 milioni di euro a mo’ di risarcimento per gli anni dell’esilio? E che per questo ( e per ben altro!) lui e suo padre sono stati ripudiati dalla stessa famiglia Savoia? Forse per vedere fino a che punto sono influenzabili, creduloni, disinformati, immemori e stupidi gli Italiani?

Ma il cinismo e la ricerca dello scoop a tutti i costi di questo festival non si è accontentato di questo, non ha rispettato niente e nessuno: ha esposto anche una Nilla Pizzi novantenne e ormai svanita alla pietà del pubblico, con una mancanza di rispetto per la sua dignità e la sua immagine, veramente vergognosa. C’era tutto il peggio di questo paese nell’organizzazione di questo festival, tutto quello che c’è di scontato, di trito, di ipocrita, di viscidamente conformista.

C’erano – è vero – anche belle voci, belle canzoni, bravi cantanti, come Noemi, Malika Ayane, Cristicchi, ma nessuno di questi è andato in finale e dei tre finalisti solo Marco Mengoni, voce straordinaria e vincitore di X-Factor, aveva diritto di essere lì, ma naturalmente è arrivato terzo.

Ma il colmo dell’ipocrisia si è toccato quando si è voluta spettacolarizzare la disperazione e si sono fatti salire sul palco gli operai di Termini Imerese, anche loro esibiti come le piaghe dei picari nelle fiere paesane. Qualunque cosa pur di fare audience: perfino i bambini sono stati usati, fatti esibire e poi ipocritamente mandati a letto a mezzanotte....

Perché abbiamo parlato tanto a lungo di un così penoso festival? Si poteva anche non guardarlo, come sempre. Invece abbiamo pensato che era importante osservarlo attentamente e poteva essere letto come un test interessante, perché più di tutti gli altri precedenti è stato l’immagine - precisa in ogni dettaglio - della gente che è al potere in questo paese. Anche nel mondo dello spettacolo infatti si è formata una casta, emanazione di quella politica e perfettamente funzionale ad essa ed era importante constatare le reazioni del pubblico ai tentativi di fargli ingoiare decisioni già prese a priori. E la gente che protesta e fischia e gli orchestrali che si ribellano e buttano gli spartiti e rifiutano di farsi manipolare dall’insindacabile televoto, è dunque un buon segno: forse la gente comincia a non poterne più e a capire quello che sta succedendo davvero. Prendiamolo come un incoraggiamento per le prossime elezioni regionali.

 

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