Tra coatti e pagliacci, firmiamo per il referendum

di Daniela Gaudenzi - Liberacittadinanza - 14/09/2011
Liberarsi del porcellum non è di per sé condizione sufficiente per rifondare la politica in Italia; ma sbarazzarsi di una legge elettorale rivoltante è comunque un bel segnale di inversione di rotta!

La sintesi politica più perfetta del quadro nazionale, come è consuetudine da molto tempo l’ha schizzata un comico, Maurizio Crozza a Ballarò sotto gli occhi sgranati e torvi del neosegretario PDL Alfano, di quelli falsamente ridenti di Bersani, un po’ a corto di “aforismi”, e di quelli amichevoli ma abbastanza preoccupati del conduttore “Giova”.

Sinceramente stupito e al limite dell’incredulità l’ottimo Crozza ha dichiarato che non avrebbe mai potuto immaginare che le sue gag sull’eloquio in bilico tra parabola e bar Sport del segretario del maggiore partito di opposizione sarebbero diventate “il programma in pillole” e la carta da visita di un PD che fa molto rumore ma si trova sempre allo stesso punto: come i bambini che mettevano del cartone tra i raggi della bicicletta per far finta di avere un motore.

Se “non siamo qui a smacchiare il leopardo” è diventato lo spot di Bersani per la campagna estiva del PD, quello per rilanciare Berlusconi secondo Crozza è ancora più sintetico: “Mi costituisco”.

Questo è esattamente lo stato delle cose. Da una parte un Presidente del Consiglio che pretende di essere ricevuto in Europa per non presentarsi come persona informata dei fatti dinanzi ai magistrati con il (fondato) timore di essere incriminato per falsa testimonianza, come devono avergli spiegato i suoi legali che girano sempre con il codice penale sottomano probabilmente per tenerlo a disposizione come “catalogo di opzioni” per il loro cliente.

Dall’altra il PD ogni giorno di più avvitato tra misure tardive e inadeguate in merito alle “mele marce” che sono in realtà protagonisti o comprimari di un sistema politico affaristico ben rodato e scontri “generazionali” tra vecchie volpi che vogliono vender molto cara la pelle, come Massimo D’Alema e giovani tardo-democristiani rampanti che invocano la “rottamazione” per mettersi con gli stessi metodi al posto degli intoccabili.

Con una opposizione coerente, non ricattabile, strutturata e coesa che avesse posto con continuità al primo posto la difesa della legalità e dell’autonomia della magistratura, si sarebbe arrivati al punto che una procura della Repubblica per poter sentire un presedente del consiglio molto “informato sui fatti” deve tessere una rete diplomatica infinita con i “difensori” legislatori (ascoltati a loro volta) e deve pure far balenare l’ “extrema ratio” dell’accompagnamento coatto?

Ma è mai possibile che “l’informato dei fatti” che è pure imputato in almeno altri quattro processi a vario titolo, per frode fiscale, corruzione di testimone, prostituzione minorile, concussione ecc.. possa anche solo pensare di evitare di essere ascoltato dai PM di Napoli su un macroscopico episodio di estorsione, grazie ad una gita a Strasburgo finalizzata a demonizzare una opposizione impotente ed una stampa non totalmente asservita?

Naturalmente la gita tra Bruxelles e Strasburgo è servita anche per salire al Quirinale con lo scopo esplicitato di illustrare come sia stata “apprezzata” la manovra in Europa e con quello più recondito di mettersi, almeno nelle intenzioni, sotto l’ombrello del Capo dello Stato nel momento di massimo pericolo sul fronte giudiziario.

Non sarebbe veramente l’ora che da parte di tutti i soggetti politici ed istituzionali ai supremi livelli si facesse palesemente intendere “all’ informato sui fatti” che i suoi interlocutori naturali e necessari sono da qui a domenica solo ed esclusivamente i magistrati di Napoli pronti in ogni momento, in funzione della sua agenda, ad ascoltarlo a Palazzo Chigi?

Davanti a tutto questo cosa possono ancora fare i cittadini ormai increduli o peggio ancora definitivamente rassegnati?

Nell’immediato e cioè ancora in questa e nella prossima settimana possono almeno andare in massa a firmare per cancellare l’attuale legge elettorale che garantisce la sopravvivenza del parlamento che vediamo.

Per esempio martedì prossimo potremmo assistere al voto contrario all’arresto di Marco Milanese che può avere diversi argomenti persuasivi per convincere molti colleghi a non “abbandonarlo”. Un Parlamento di nominati legati molto spesso da quella “società del ricatto” che si tiene in piedi dalla prima repubblica, ora rafforzata dalla gestione personale e privatistica dei partiti, può essere almeno scalfito dalla possibilità del referendum.

Liberarsi del porcellum non è di per sé condizione sufficiente per rifondare la politica in Italia; ma sbarazzarsi di una legge elettorale rivoltante è comunque un bel segnale di inversione di rotta!

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