Tu chiamale se vuoi elezioni...

di Barbara Fois - Liberacittadinanza - 31/05/2011
Il centro sinistra stravince a Napoli, Milano, Cagliari, Trieste, Novara, Gallarate, Grosseto e perfino ad Arcore: non sono vittorie è un plebiscito, una Caporetto della destra! Ma sui dati va fatta una riflessione seria, non solo sulla sconfitta della destra, ma anche sulla vittoria della sinistra

Una giornata nera per il centrodestra, travolto da una valanga, da uno tzunami di voti per il centrosinistra. Gli elettori hanno bocciato il cavaliere con le sue ossessioni, le sue barzellette sconce, le sue figuracce internazionali e hanno punito anche la sua corte volgare e incapace. L’ha detto chiaro Vendola in piazza del Duomo a Milano, fra le urla e gli applausi della gente felice, liberata, e ha aggiunto: la prossima tappa è palazzo Chigi. E questa non è solo una sfida lanciata alla destra, ma anche al PD. Ma di questo parleremo dopo, prima parliamo della bocciatura del cavaliere.

Eh sì, parliamone! Non perché prima d’ora non abbia mai perso, anzi: pensiamo al 2006! Ma dietro aveva ancora gran parte del paese e si sentiva, era tangibile. La gente aveva ancora fiducia in lui anche perché la sinistra appariva disorientata, divisa e insicura. Adesso non è più così: il vento è davvero cambiato e porta il profumo intenso dei gelsomini dall’Africa vicina.

Adesso si sente che la gente si è svegliata, come da un coma, da uno stato catatonico indotto dalla droga di mille reality, dalla disinformazione pilotata di un giornalismo d’accatto, fatto da penne vendute. La gente è sveglia e vigile ora e riempie le piazze con un entusiasmo che è uguale a Milano come a Napoli, a Cagliari come a Trieste. Non voglio dire che il 30 maggio diventerà come il 25 aprile, ma certo anche questa è una festa di liberazione: dalle bugie, dalla paura, dall’asservimento. L’incantesimo si è rotto, il re è nudo e tutti ora lo vedono per quel che è, ma che è sempre stato: un ometto ridicolo e patetico, volgare e molesto, chiuso nel proprio egotismo, incapace di autocritica, alieno dal rispetto verso gli altri. Un uomo abituato a comprare uomini e voti, che crede che tutto abbia un prezzo e che sia sempre alla portata della sua borsa. Che tratta le donne come bambole di carne, da usare e da buttare. Un uomo che ormai sa dire solo bugie e che recita le sue convinzioni come un mantra: toghe rosse, dittatura dei giudici, sinistra cogliona, comunisti puzzolenti... la gente lo ha bocciato proprio per quello che ha detto e fatto durante la campagna elettorale. Tutti se ne sono accorti nel suo partito, fra i suoi alleati, tutti ora apertamente parlano di un “dopo Berlusconi” ormai irrimandabile, solo lui sembra ignorarlo, solo lui chiude occhi e orecchie: non vuol vedere, sentire, capire.

Stavolta però non basterà tirar fuori il libretto di assegni, è andato troppo oltre. Conosco Milano: metà della mia famiglia ci vive e conosco anche gli ambienti bene e non solo quelli radical-chic, ma anche quelli moderati che erano il suo elettorato e non fatico a immaginare lo scoramento e l’indignazione furente davanti all’immagine indecorosa del cavaliere questuante e delirante davanti ad un Obama sprezzante e glaciale. Un ometto che si lamenta dei giudici comunisti che lo vogliono processare, indifferente alla tragedia di un mondo schiacciato dalla crisi economica, devastato da disastri naturali, ferito da guerre sanguinose, da scontri violenti, da rivolte diffuse, da movimenti e fermenti nuovi e consapevoli.

E’ andato troppo oltre anche per i più reazionari, anche per i più conservatori, che lo hanno abbandonato, come fosse un battello che affonda nel mare magno dei suoi incubi.

Perché il cavaliere è un uomo malato nel corpo e nello spirito, ormai prigioniero delle proprie esigenze e delle proprie pulsioni, delle proprie debolezze e delle proprie paure. Un uomo che non può più rappresentare un paese in modo decoroso, ma nemmeno il proprio partito.

Prima o poi ci sarà una sanguinosa resa dei conti. Intanto stasera Bondi si è dimesso da coordinatore del partito: ha detto che lo ha fatto per lasciare a Berlusconi mano libera su come vorrà cambiare anche le rappresentanze del partito. Da questo si capisce cosa avverrà: qualcun altro sarà punito per le colpe del cavaliere, diventerà il capro espiatorio di errori non suoi.Come diceva la regina di cuori di Alice nel paese delle meraviglie “qualche testa rotolerà” e sarà il cavaliere a tagliarla.

Perché se vuole che tutto resti com’è, tutto dovrà cambiare, per cercare di confondere i propri elettori momentaneamente offesi e disgustati. Non è da escludere che magari si inventi un altro partito di cui essere nuovamente padrone e signore, ma ormai non ha abbastanza credibilità, ha fatto il suo tempo, ma dopo di lui sarà comunque il diluvio per il PdL.

Certo pe salvarsi non basterà rifarsi il look, ritoccare il trucco: dovrà infatti vedersela anche con la Lega, parte della quale non gli perdona gli errori di modi e di toni di questa campagna elettorale e gli addossa, come ha fatto Salvini a “Otto emmezzo”, la colpa della sconfitta.

La base leghista lo disprezza apertamente e non ne fa mistero a Radio Padania e sui blog in internet, e anche di questo Bossi & company dovranno tenere conto: fra l’altro hanno perso Novara e a Gallarate è stato un disastro e non a caso.Vedremo, ma comunque questi sono problemi loro.

Ma parliamo ora della sinistra: dunque ha vinto. Ma chi ha vinto? Perché questa non è una domanda inutile. Il PD ha vinto facilmente in città sicure come Torino e Bologna, ma le tre vittorie più eclatanti riguardano città difficili come Milano, Napoli e se permettete la mia Cagliari. Non ne parlo per partigianeria o per amor di patria, ma perché Cagliari era in mano alla destra ormai da vent’anni: non si era allineata su posizioni di centro sinistra nemmeno ai tempi della vittoria di Soru. In mano a poche famiglie di palazzinari, vedeva eleggere continuativamente ormai dal lontano 1979 ( a parte un breve intervallo di un anno nel 1980-81 e poi di due anni nel 1990-92) solo sindaci di destra. Cagliari è una città di provincia difficile, moderata, sospettosa, senza illusioni e ostile ai cambiamenti, eppure oggi ha dato il 59,4 per cento a un candidato della sinistra radicale, vendoliano di stretta osservanza, un giovane di 35 anni, lavoratore precario: Massimo Zedda.

Dunque Zedda ha vinto, dopo aver battuto alle primarie ( altra cosa eclatante) Antonello Cabras, un vecchio volpone della politica - un tempo con me nel vecchio PSI - attuale senatore del PD. Zedda è stato supportato e voluto soprattutto dai giovani, molti brillanti ma precari come lui ( li conosco: alcuni si sono laureati con me e nonostante il talento sono ancora a spasso), che si sono spesi sino allo spasimo e ce l’hanno fatta a conquistare e convincere i miei concittadini sempre un po’ riottosi: così un giovanissimo outsider è ora al governo della città. Non riesco ancora a capacitarmene, ma credetemi: era da tanto che non mi sentivo così felice.

Ben altra storia e ben altro peso hanno certamente le vittorie di Pisapia a Milano e di DeMagistris a Napoli, soprattutto per i problemi e per le attese che le hanno accompagnate, ma attenzione, una cosa hanno in comune con quella di Zedda: anche questi due neo sindaci sono degli outsider. Anche Pisapia ha vinto alle primarie contro il candidato del PD, ma il caso napoletano è ancora più complesso: addirittura DeMagistris non lo voleva candidare nessuno! E dopo il pasticcio delle primarie taroccate si è perfino candidato contro quello del PD, in un’altra lista. Questo dato ci deve far riflettere e molto profondamente. Ma soprattutto dovrebbe far riflettere il PD, sempre alla rincorsa di Casini e del centro ( ma il centro di che???), incapace di vedere che quando vince lo fa con la sinistra, nonostante il suo elettorato stia cercando di farglielo capire in tutti i modi e da tempo. Speriamo che sia in grado di afferrarlo almeno Bersani, visto che l’intelligentissimo D’Alema come sempre non ha capito niente (ma và?!) e infatti ha detto che adesso è il momento di allearsi con Casini. Prima manderanno in pensione anche lui e prima riusciranno forse a diventare un partito di governo.

Oggi dunque non abbiamo tagliato un traguardo, non siamo all’arrivo, a fine gara: questa è solo una partenza, la competizione è ancora tutta da fare, il percorso è accidentato e in salita e dobbiamo esserne consapevoli.

Anche fra di noi ci sono tanti nodi da sciogliere, ma molta strada è stata fatta e molta strada ha fatto soprattutto Vendola, il vero vincitore morale di queste elezioni. E lui lo sa, tanto da proporsi e non troppo velatamente per la leadership del Centro sinistra. Quel grido in piazza del Duomo, come dicevamo all’inizio, va letto infatti come una proposta della propria candidatura. La qual cosa, come si capisce bene, incontrerà non poche difficoltà.

Vedremo e discuteremo, cercando di non dividerci e sbriciolarci come al solito e anche questa non sarà una cosa semplice. Ma oggi, cari amici e compagni, festeggiamo, alziamo i calici e brindiamo ( io con l’acqua, mi scuserete ma sono astemia): battiamo i bicchieri alla ritrovata fiducia nei cittadini di questo paese, alla sinistra che sembra essersi ritrovata, ai giovani che sono tornati a impegnarsi in politica e che faranno la differenza e al futuro che si comincia a intravvedere, fra le nubi, davanti a noi.

Auguri dunque e in bocca al lupo ai neo sindaci e a tutti noi ad maiora !!!

 

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