Ubi minor...

di Barbara Fois - Liberacittadinanza - 16/04/2010
La minoranza leghista spadroneggia in Italia: l’ala finiana ormai in aperta rivolta. Si aprono interessanti e nuovi scenari politici

Ospite ieri sera, su “la 7”, della trasmissione 8 ½, l’onorevole Italo Bocchino del PdL, finiano di stretta osservanza, non nasconde la sua amarezza e il suo disprezzo nei confronti di un modo di fare del cavaliere “che non è più sopportabile”. A cosa si riferisce? Allude a una festa a casa del cavaliere in cui il mancato chansonnier ha parlato delle riforme da farsi, tra una canzone francese e l’altra, discutendone con “la trota” Bossi ( così ha chiamato il figlio più piccolo e meno sveglio del senatur) e mentre Calderoli indicava già persone e cariche da dare alla Lega.

Ieri del resto su tutti i giornali c’era la notizia che Bossi ha preteso il controllo delle Banche del Nord: l’avidità e l’arroganza della Lega ormai non hanno più controllo e le richieste si fanno sempre più incalzanti e onerose. Hanno capito come prendere il cavaliere: ridono alle sue battute, gli dicono quello che vuol sentire, gli offrono appoggio illimitato a tutte le sue mattane, ma in cambio vogliono che le loro richieste siano tutte soddisfatte. E lui continua a indebitarsi con loro, intortandosi come un qualsiasi sprovveduto in mano a usurai senza scrupoli. E’ ovvio che tutto questo è a discapito del PdL - che ormai ha perso ogni possibile fisionomia di gruppo - e di tutto il paese, che vede i propri interessi messi in coda a quelli di due regioni del nord, guidate da un pugno di retrogradi razzisti. La rabbia e l’indignazione dei finiani, ma non solo di loro, è grande e comprensibile. Vedere che una minoranza che ha in Italia solo il 12% ( e praticamente tutti i voti concentrati solo in due-tre regioni al massimo) fa il bello e il cattivo tempo, tracciando la linea politica del premier sui propri interessi, è una assurdità politica senza precedenti.

Un tempo si diceva “ ubi maior minor cessat”, oggi la Lega ha ribaltato anche questo modo di dire, perché ormai è vero che è un partito di minoranza del Centro destra a far fare un passo indietro alla maggioranza, cioè al PdL. Bocchino al riguardo è stato chiarissimo: se non ci sarà una “forte discontinuità” nel modo di fare di Berlusconi, si faranno le conte dentro il PdL. Questo, tradotto dal paludato politichese del finiano, vuol dire che Berlusconi deve cambiare rotta e non appiattirsi più sui dictat della Lega o ci sarà una diaspora.

Mentre andava in onda la trasmissione di Lilli Gruber, si chiudeva in un clima di burrasca l’incontro fra Fini e Berlusconi, svelando la rottura insanabile fra i due, come adombrato nelle dichiarazioni di Bocchino. Fini infatti ha chiesto al cavaliere di cambiare atteggiamento o lui e i suoi faranno gruppo a parte, a che il cavaliere – che evidentemente rispetta solo i leghisti – l’ha minacciato, dicendogli che se fa gruppo a sé dovrà lasciare la presidenza della Camera e si andrà a elezioni anticipate. Ormai decide lui tutto: il parlamento è lì solo perché così è scritto in quella stupida vecchia carta che si chiama Costituzione (ma che lui non farà durare ancora a lungo), così non pensa nemmeno per un attimo che ci siano procedure da seguire, istituzioni e tempi da rispettare, e soprattutto che esista qualcosa più in alto di lui, qualcosa che si chiama Stato e che spetta proprio al presidente di questo Stato aprire le crisi e non a un presidente del consiglio.

Ma se è così convinto di essere l’ombelico del mondo è perché troppi glielo hanno lasciato credere: i servi che lo circondano, i furbi che lo usano, le donne che sperano di ricavarne qualcosa e poi una massa di stupidi che credono a tutte le sue balle. La sua arroganza, il suo egocentrismo spinto fino all’egotismo più delirante, nasce proprio dall’acquiescenza di chi lo circonda e da una opposizione che invece di trattarlo con il dovuto disprezzo, lo ha messo al centro di tutti i propri discorsi e azioni.

Questo è un fenomeno che nessuno straniero riesce a capire: come una persona di così basso profilo, di modi così grossolani, di interessi così personali e in conflitto col bene del paese, e per di più al centro di incredibili scandali e accuse di corruzione, bugiardo patologico - come ha avuto modo di dire perfino il fin troppo mite Napolitano - possa avere tanto potere e riesca a venir sopportato e votato da così tanta gente. E siccome non ce lo spieghiamo nemmeno noi italiani che lo abbiamo avversato, figurarsi se possiamo spiegarlo ad altri!

Ma adesso tutto il suo castello di furbate, di menzogne, di promesse non mantenute sembra cominci a scricchiolare e a manifestare una certa instabilità. Purtroppo però non perché l’opposizione sia riuscita a scalfire il suo strapotere, ma perché all’interno del suo stesso partito c’è chi si è ricordato di avere una spina dorsale. Ora si aprono scenari molto interessanti davvero: se infatti Fini mettesse in pratica quello che ha minacciato e facesse una scissione, il PdL non sarebbe più il partito di maggioranza. E allora? Che rimpasto di governo si potrebbe fare? Un governo centrista con UDC e “minuzzoli rutelliani” non avrebbe la forza dei numeri, come non lo avrebbe più il PdL con la Lega. Un appoggio esterno? E di chi? E come? Forse davvero ci vorrebbero delle elezioni anticipate, ma con quale esito se si faranno ancora una volta con questo porcellum di legge elettorale?

In ogni caso questa crisi ha smosso finalmente le acque ferme e putride della politica: chissà che cosa ne verrà fuori, ma almeno adesso ci siamo finalmente svegliati! Finalmente abbiamo di nuovo qualcosa di interessante in cui sperare. Ma chi lo avrebbe detto che un giorno ci sarebbe venuto da canticchiare “per fortuna che Fini c’è!”?!

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