Voto utile

di Francesco Baicchi - 22/02/2013
Spetta a noi decidere se vogliamo essere cittadini-protagonisti o semplici 'acquirenti' di idee altrui

Non è una novità che, per una certa cultura che si affida ciecamente alle 'regole del mercato', i/le cittadini/e sono più 'consumatori' passivi che soggetti razionali di diritti.

Questa idea prefigura una divisione oligarchica fra chi decide (pochi e potenti) e chi può solo scegliere fra quanto gli viene proposto (tutti gli altri) che contraddistingue l'attuale campagna elettorale, sempre più simile alle comunicazioni pubblicitarie che mettono in gara prodotti analoghi vantando per ognuno sconti e prestazioni miracolose.

L'attuale legge elettorale, che consente solo di indicare una lista bloccata, accentua ancora di più il ruolo puramente passivo dell'elettore-consumatore, al quale rimane solo la facoltà di fare una croce su un simbolo, una immagine, o un colore.

Non è questa la funzione che ci viene assegnata dalla nostra Costituzione repubblicana.

Nonostante la mancata indicazione di uno specifico sistema elettorale, essa infatti prevede per i/le cittadini/e un ruolo ben più ampio che la semplice scelta fra liste alternative.

Anche senza rifarsi all'articolo 1 (...la sovranità appartiene al popolo...), è sufficiente pensare al potere di 'concorrere … a determinare la politica nazionale' (art. 49), di 'rivolgere petizioni' (50), di 'accedere … alle cariche elettive...' (51); mentre il ruolo dei partiti è considerato puramente strumentale.

L'idea di democrazia su cui è stata fondata la nostra Repubblica prevede che i cittadini partecipino alle scelte politiche con continuità (e non solo un giorno ogni cinque anni, come sottolineava il professor Leopoldo Elia), utilizzando tutti gli strumenti che hanno a disposizione per far valere le loro idee, i loro bisogni, le loro proposte; che scelgano liberamente chi ritengono sia più adatto a rappresentarli; e che nel dibattito Parlamentare da tutto questo si ricavi una sintesi che ottenga il massimo consenso e si individui un governo rappresentativo della maggioranza.

Da questo modello ci siamo progressivamente allontanati, particolarmente negli ultimi venti anni e con l'avanzata della sotto-cultura berlusconiana, inseguendo il mito del bipolarismo e inventando il 'premio di maggioranza', per arrivare all'attuale 'dittatura' di una maggioranza parlamentare che può non corrispondere alla volontà dell'elettorato, ma solo alla più forte minoranza. Sarà così anche questa volta.

Le conseguenze di questa involuzione le conosciamo bene: leggi ad personam, garanzia di immunità (trasversale), insofferenza per il ruolo fondamentale della Magistratura, corruzione e privilegi di una 'casta' che interpreta la politica come la più lucrosa delle professioni. Mentre la volontà popolare, espressa, per esempio, con i referendum, viene clamorosamente disattesa, con la conseguente emersione di pericolose tentazioni qualunquistiche e anti-politiche.

L'ultimo passo di questo progressivo esproprio di un potere che il sistema democratico dovrebbe garantirci è l'ossessiva riproposizione del 'voto utile', che limiterebbe la scelta elettorale solo alle due liste che i sondaggi (sulla cui affidabilità non esiste certezza) indicano come favoriti.

Paradossalmente il 'voto utile' viene richiesto proprio da due forze politiche che hanno governato insieme ben al di là di quanto l'emergenza finanziaria avrebbe richiesto, e hanno comunemente impedito di cambiare l'attuale legge elettorale.

E' un voto 'contro', l'espressione non di una aspirazione, ma della paura che vinca 'l'altro'.

Che avrebbe soprattutto la conseguenza di impedire che in Parlamento sia rappresentato il dissenso per questo slittamento verso un ritorno a nuove forme di 'aristocrazia' e la richiesta di un radicale 'rivoluzionario' ritorno ai principi della democrazia e della Costituzione.

Per uscire da questa spirale negativa è indispensabile invece rivendicare il nostro fondamentale diritto di scegliere e di inviare in Parlamento chi si è conquistato, con le proprie idee e l'esempio della propria vita, la nostra fiducia.

Spetta a noi decidere se vogliamo essere cittadini-protagonisti o semplici 'acquirenti' di idee altrui.

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