Salario minimo, Draghi non può più nascondersi

di Piergiovanni Alleva - ilfattoquotidiano.it - 15/10/2021
Crediamo sia giunta l’ora di dire con la massima chiarezza che non è lecito né dignitoso da parte dei politici e anche di alcune organizzazioni sindacali, nascondersi dietro l’alibi del “pericolo per la contrattazione collettiva” che l’introduzione del salario minimo legale comporterebbe.

Si sta avvicinando il momento della verità sulle vere intenzioni del governo Draghi e sopratutto del suo capo nella materia sociale e del lavoro, perché molti sono gli appuntamenti finora rinviati e trascurati anche se – speriamo – non del tutto abbandonati.

Il primo, di straordinaria importanza e che sarebbe imposto tra l’altro dallo stesso dovere di ricezione delle direttive europee riguarda l’introduzione del salario minimo legale, è previsto dalla proposta di direttiva n. 682/2020 del 28.10.2020.

Crediamo sia giunta l’ora di dire con la massima chiarezza che non è lecito né dignitoso da parte dei politici e anche di alcune organizzazioni sindacali, nascondersi dietro l’alibi del “pericolo per la contrattazione collettiva” che l’introduzione del salario minimo legale comporterebbe.

L’argomento costitutivo dell’alibi è in sé semplice e facilmente divulgabile: se un livello salariale sotto il quale non si può scendere (es. 9 euro l’ora) è imposto dalla legge, allora le imprese non avranno più interesse a concludere contratti collettivi con le organizzazioni sindacali e la contrattazione collettiva finirà col deperire, con gravissimo danno per il mercato del lavoro, perché il salario minimo legale è un valore unico per tutti i lavoratori mentre i contratti collettivi stabiliscono opportunamente retribuzioni differenziate per qualifiche e professionalità.

Si tratta di pura ipocrisia o pessima informazione perché è perfettamente possibile invece attribuire per legge una efficacia generalizzata ai contratti collettivi e al loro ventaglio di paga per qualifiche e contemporaneamente fissare un salario minimo, che dovrà valere come “ruota di scorta” per le qualifiche più basse, nel caso che la contrattazione collettiva, in certi settori “poveri”, le abbia eccessivamente penalizzate o nel caso – in Italia solo teorico – che vi siano settori economici marginali, o al contrario estremamente innovativi, ancora non coperti da contrattazione collettiva.

Ciò che irrita e francamente dispiace nel sentire la riproposizione di quel vecchio alibi è che un progetto di legge adeguato il quale, appunto, da un lato, estende a tutti i valori fissati dalla contrattazione collettiva per le diverse qualifiche in ogni settore e, dall’altro, fissa (in 9 euro) il valore della “ruota di scorta” del salario minimo è già in Parlamento, presentato a suo tempo al Senato dall’ex ministro del Lavoro on. Catalfo (M5S) come progetto 658/2018.

Secondo questo progetto viene anzitutto completamente valorizzato l’art. 36 Cost. con la fissazione del principio per cui ogni lavoratore ha diritto a un trattamento retributivo “non inferiore” a quello previsto dal Ccnl in vigore per il settore e la zona nei quali egli lavora. A ciò si aggiunge poi, appunto, il salario minimo legale che costituisce un “pavimento” assoluto.

Va notato che il progetto Catalfo en passant realizza anche quella “legificazione” delle regole in tema di rappresentanza sindacale da molti anni giustamente invocata dal segretario Cgil, Maurizio Landini, perché il trattamento dovuto è appunto quello stabilito dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative ai sensi dell’accordo Confindustria-Oss del 10 gennaio 2014, con rigetto ed eliminazione pertanto dei c.d. “contratti pirata”.

Di chi è, dunque, la colpa se questo progetto non è ancora diventato legge?

E anzi riemergono vecchi alibi e bugie e non solo dalla destra, ma anche da esponenti importanti del Pd il quale, va ricordato, ha nella Commissione parlamentare lavoro una forte presenza, ma – “diversi esempi lo dimostrano” – scarsissima volontà di tutelare i lavoratori. Stiamo pensando al problema delle delocalizzazioni, degli appalti di mera manodopera, delle false cooperative, del precariato ormai senza limiti e della stessa riforma degli ammortizzatori sociali.

Qualcuno potrebbe dire che siamo in una fase politica in cui l’iniziativa legislativa è in mano non tanto al Parlamento quanto piuttosto al governo e segnatamente al capo del governo.

E allora pensiamo sarebbe opportuno dedicare almeno ai temi sopra ricordati le precisazioni e le messe in guardia per ognuno necessarie così come ora fatto per il salario minimo legale, perché da ognuno di quei fondamentali temi non si sfugga con questo o quel pretesto.

Diceva in un film Woody Allen con una battuta divenuta famosa “Vi tengo sotto giro” e in Guerra e Pace, il giovane principe al contadino tentato di dare una mano ai francesi antifeudali, “Ti vedo da parte a parte, fino a mezzo metro sotto terra”.

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