L’aggressione statunitense e israeliana all’Iran è l’ennesimo colpo inferto al diritto internazionale.
È la violazione clamorosa della norma fondamentale della carta delle Nazioni unite, che nel suo articolo 2 vieta l’uso della forza contro uno Stato sovrano, e dello statuto della Corte penale internazionale, il cui articolo 5 qualifica come “crimine” di sua competenza la guerra di aggressione.
I bombardamenti statunitensi hanno già fatto innumerevoli vittime civili. Hanno colpito una scuola femminile, cagionando la morte di più di 80 bambine e il ferimento di altre 80 studentesse.
Il fatto che l’Iran sia una teocrazia feroce e disumana nulla toglie alla gravità di questi crimini. Siamo ormai di fronte al crollo del diritto internazionale.
Questa guerra non dichiarata è stata la proclamazione ufficiale, da parte della più grande potenza militare del mondo, della legge del più forte quale nuova norma fondamentale dei rapporti internazionali.
Del resto, questo rifiuto di qualsiasi limite era già stato ostentato da Donald Trump con il bombardamento in Iran nel giugno 2025, poi con il bombardamento in Nigeria delle bande dell’Isis e, il 3 gennaio, con l’aggressione al Venezuela. Era stato inoltre apertamente progettato dalla nuova National Security Strategy del novembre 2025, nella quale fu rivendicata una sorta di sovranità assoluta degli Stati Uniti, informata al primato incondizionato dei loro interessi, anche a danno di qualunque interesse altrui.
SI È PRODOTTA perciò, dopo questo colpo di stato internazionale, una situazione di sostanziale e spaventosa anarchia. La più grande potenza militare del pianeta è guidata da una persona affetta da narcisismo e megalomania, che ha dichiarato di non ammettere limiti se non quelli posti da se medesimo, così mostrando di non conoscere, come tutti i despoti, il significato della parola “diritto”.
L’assenza di reazioni a quest’aggressione renderà d’ora in poi legittima e scontata qualunque altra violazione, passata e futura: ieri l’invasione russa dell’Ucraina, domani quella cinese di Taiwan e poi altre ancora, come quella contro Cuba, già apertamente minacciata. Fino alla normalizzazione e alla mondializzazione delle guerre di aggressione. Il diritto internazionale sta così cessando di esistere.
La legge del più forte, del resto, è praticata e ostentata anche da altri autocrati criminali, come Putin e Netanyahu. È una legge selvaggia, che in un mondo nel quale la forza è quella di 12.000 testate nucleari – 50 delle quali sufficienti ad annientare l’umanità – in possesso di ben nove potenze, quasi tutte animate dalla logica del nemico, equivale, prima o poi, all’autodistruzione del genere umano.
UN ASPETTO penoso di questa guerra è il silenzio o, peggio, il sostegno dell’Unione Europea e in particolare dell’Italia, con la sola eccezione della Spagna. Per quattro anni in Europa si è inveito quotidianamente contro Putin, ripetendo che da una parte c’è un aggressore e dall’altra un aggredito. Anche nell’aggressione statunitense e israeliana all’Iran – come del resto nei bombardamenti del giugno 2025 e poi il 3 gennaio contro il Venezuela – c’è da una parte un aggressore (anzi due aggressori) e dall’altra un aggredito. Il silenzio e l’acquiescenza dell’Unione europea e dell’Italia ne annullano qualunque credibilità e ne determinano l’irrilevanza, tanto più umiliante quanto più è dovuta alla loro subalternità agli Stati Uniti.
L’umanità è insomma regredita allo stato di natura, per di più nucleare, dominato da pochi despoti, tutti armati, violenti, esaltati e spregiudicati. Si spiega così lo sviluppo, in tutto il mondo, della corsa a sempre maggiori e più micidiali armamenti, accreditata dall’illusione che da essi, e non dal comune rispetto dei patti internazionali e dall’azione delle diplomazie, possa dipendere la sicurezza. Mentre crescono la povertà dei poveri e la ricchezza dei ricchi sia nei paesi arretrati che in quelli avanzati, la sola spesa pubblica in aumento è la spesa militare, a beneficio soprattutto delle imprese statunitensi produttrici di armi che, grazie alle guerre in atto, hanno triplicato i loro profitti.
Quanto sta accadendo sta peraltro mostrando non soltanto il fallimento del diritto internazionale ma anche il crollo della ragione, sia giuridica che politica.
IL FALLIMENTO dell’Onu si deve alla sua impotenza. La sua carta statutaria proclama la finalità della pace. Ma non ha introdotto nessuna garanzia a sostegno di questa edificante proclamazione, che ha invece contraddetto riconoscendo la sovranità degli Stati di cui il potere di muovere guerra è l’inevitabile connotato.
Il crollo della ragione, a sua volta, è dovuto al culto folle e criminale delle armi, che fa respingere come inverosimile la sola possibile garanzia razionale e realistica della pace, oltre che della sicurezza: la messa al bando e la severa punizione, come massimi crimini contro l’umanità, della produzione, del commercio e della detenzione delle armi, anche delle armi da fuoco e non solo di quelle nucleari, e perciò lo scioglimento degli eserciti nazionali e il monopolio della forza in capo all’Onu e alle polizie locali. E’ in gioco la sopravvivenza dell’umanità.


