Bruxelles lancia l’allerta: “Prepariamoci alla guerra”. Così titola a piena pagina Repubblica il 4 novembre, rilanciando le dichiarazioni della commissaria europea per la gestione delle crisi, Hadja Lahbib. Il presupposto, che viene servito ai lettori come una verità rivelata, è che l’Unione europea è sotto attacco per la guerra ibrida condotta dalla malvagia Russia che scongela i frigoriferi e lancia allarmi bomba sugli aerei (rivelatisi falsi). La guerra ibrida può trasformarsi in una vera e propria guerra guerreggiata perché la Russia, come ha sentenziato il Parlamento europeo, costituisce la più grave minaccia per la pace che ci sia stata nella storia e ha intenzione di attaccare i paesi europei o, quantomeno, di destabilizzarli. Infatti, a differenza dagli Stati Uniti, si infiltra nei processi elettorali in corso per condizionarli, crea disordini di piazza sfruttando il malcontento dei giovani, è causa della siccità e anche delle alluvioni e di altri disastri naturali. Qualunque disastro o incidente possa capitare nella Ue la conclusione è ovvia: “Ha stato Putin”.
Non è facile convincere l’opinione pubblica che siamo sotto attacco per una minaccia che non esiste. Occorre un martellamento continuo. Non basta lo schieramento massiccio dei media mainstream. Occorre preparare l’opinione pubblica ad accettare l’idea che la guerra con la Russia incombe nel nostro cielo come i temporali. Così il governo inglese distribuisce a tutte le famiglie un opuscolo dove si esorta a fare le provviste essenziali per sopravvivere per 72 ore. Si parla del rischio di disastri naturali e la guerra viene assimilata a quelli con più alta probabilità di incidenza. Infatti la commissaria Lahbib cita gli incendi devastanti in Portogallo, la pandemia di Covid-19 e include il rischio di guerra imminente fra gli eventi a cui non si può sfuggire come gli eventi della natura. Già il 26 marzo 2025 la stessa commissaria aveva presentato una borsa di sopravvivenza per affrontare le prime 72 ore di una situazione di emergenza in caso di conflitto armato. Repubblica ci informa che l’esecutivo comunitario ha diramato il 3 novembre le direttive per prepararsi alle emergenze (la guerra) e ha indicato una sorta di kit di sopravvivenza per le prime 72 ore. In questo contesto la commissaria Lahbib suggerisce anche di tenere pronto uno zainetto per l’evacuazione rapida con acqua potabile, cibo e medicinali. Sulla base di tutti questi avvertimenti si spaccia lo scoppio della guerra con la Russia come un evento del tutto naturale al quale non c’è rimedio, per cui dobbiamo prepararci ad affrontarlo.
Senonché la guerra non è un disastro della natura, è un disastro della politica. È la politica che prepara, organizza e produce la guerra; non c’è niente di inevitabile, questo clima prebellico è frutto di scelte politiche sciagurate che hanno rovesciato la stagione del disarmo, della fine del confronto militare, della collaborazione e della fiducia reciproca, introdotta da Gorbaciov nell’indimenticabile 1989, per trasformarla nel suo contrario. Dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia e la scomparsa dell’Urss, la Russia è stata scelta come il nuovo nemico da contrastare secondo una profezia che si autoavvera. Per rendere la minaccia più concreta e la guerra più vicina i Paesi più volenterosi, Francia, Germania e Gran Bretagna stanno organizzando una forza militare congiunta che ha iniziato le sue esercitazioni in Polonia, destinata a operare in Ucraina per “garantire la pace” dopo il cessate il fuoco. Purtroppo, non si tratta di un viatico per la pace ma di un elemento che ostacola la conclusione della guerra poiché la Russia percepisce come pericolosa per la sua sicurezza la presenza di forze militari ostili nel teatro ucraino. Come se non bastasse, il Parlamento europeo ha votato una demenziale risoluzione con la quale chiede di inviare una missione navale europea nel Mar Nero per sfidare apertamente la presenza militare russa. C’è da sperare che il cessate il fuoco intervenga prima che questo progetto sia attuato, altrimenti un incidente fra i mezzi aeronavali accenderebbe la miccia di un incendio indomabile, come accadde a Sarajevo nel 1914.
Ma torniamo all’Italia, l’indottrinamento del popolo italiano all’accettazione della guerra è fallito miseramente e ha determinato la nascita di un movimento di giovani che si ribellano al futuro imbandito sulla loro tavola. In questi giorni i partiti che dovranno formare l’Alleanza per la Costituzione stanno discutendo del programma da presentare agli elettori. La questione cruciale è quale futuro prospettare al popolo italiano. Se non sconfessiamo radicalmente la prospettiva che considera la guerra con la Russia possibile o inevitabile, allora le elezioni saranno perdute prima ancora del loro svolgimento.
(articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano del 6 novembre con il titolo: l’Ue prepara la guerra, ma l’allarme è un falso)


