IL DOPPIO STANDARD DEGLI STATI CANAGLIA USA E ISRAELE

di Lavinia Marchetti - 31/03/2026
Forse è tempo che chi ha insegnato al globo il significato della rovina comprenda cosa significa. Il monopolio della violenza sta vacillando e chi ha seminato odio, morte, distruzione non può più aspettarsi che il resto dell'umanità rimanga a guardare.

Stiamo assistendo all’operato in diretta di due stati canaglia: USA e Israele. Due stati forti, potenti, forse i più potenti al mondo. Ma questo non li rende migliori. Anzi, tutt’altro.

 L’egemonia è il brevetto sull’impunità e sullo stato d'eccezione. È, per così dire, il diritto del più forte che dice agli altri che non possono fare ciò che lui fa, ovvero usare arbitrariamente la propria forza. L'egemonia a stelle e strisce dal dopoguerra a oggi è stata la capacità brutale di ridefinire il diritto a propria immagine, decidendo chi può scatenare l’inferno e chi deve invece accomodarsi nel ruolo della vittima sacrificale. Questo ordine mondiale è un privilegio di sangue gestito da chi ha la forza di imporre la propria volontà come legge universale.

 La Repubblica Islamica dell’Iran si muove dentro questa asimmetria violenta con una lucidità che ha messo in scacco le cancellerie occidentali. La strategia di Teheran non è la rabbia cieca, ma una ritorsione che obbliga l’aggressore a guardarsi allo specchio. Se l’avversario incenerisce una raffineria, l’Iran risponde colpendo una raffineria. Se una centrale elettrica viene sabotata, la risposta si abbatte su un centro energetico equivalente. È una disciplina del colpo su colpo, occhio per occhio, che cerca di ristabilire una parità minima in un mondo che ha perso il senso del limite, in pratica obbliga gli stati canaglia a vedere vedersi. Ma esiste un CONFINE che l'Iran non ha superato. Ciò che segna la differenza morale tra uno Stato sovrano e un’orda che ha smarrito ogni traccia di umanità. Quando gli stati canaglia polverizzano le aule scolastiche sterminando l'infanzia e uccidendo più di 200 bambini, beh lì l'Iran si ferma. Rifiuta di scendere nel fango della strage indiscriminata e cessa di rispondere simmetricamente. Questo segna la differenza tra uno stato terrorista e uno che non lo è.

 Eppure se accendete un telegiornale qualsiasi, troverete la solita messinscena. Le incursioni illegali dell'asse tra Washington e il suo vassallo mediorientale spariscono dalla cronaca, mentre la difesa iraniana viene spacciata per caos o per una provocazione criminale che deve essere punita.

 Il cinismo raggiunge la sua vetta nel campo dell’economia, dove la guerra si combatte con la fame e l'isolamento. Per decenni l’Iran è stato estromesso dai mercati e dai circuiti monetari con l’intento dichiarato di indurre la morte sociale della sua popolazione. Questo assedio viene considerato un normale strumento diplomatico, una pratica accettabile. Se però Teheran blocca il transito attraverso lo stretto di Hormuz, allora il mondo occidentale scopre improvvisamente la fragilità del proprio benessere e grida allo scandalo. È lo stesso copione che Washington recita contro Cuba, condannata a un assedio petrolifero che mira a prostrare milioni di persone per ottenere una resa politica. Quando il carnefice è l'egemone, il crimine viene chiamato "politica estera". Esiste un doppio standard che normalizza l’aggressione del forte e criminalizza la resistenza del debole. Si pretende che chi viene colpito mostri una "maturità" (servitù del colonizzato) che i padroni del mondo non hanno mai conosciuto.

 Forse è tempo che chi ha insegnato al globo il significato della rovina comprenda cosa significa. Il monopolio della violenza sta vacillando e chi ha seminato odio, morte, distruzione non può più aspettarsi che il resto dell'umanità rimanga a guardare.

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