Nazional-sionismo pericolo per gli ebrei

di Franco Berardi Bifo - comune-info.net - 11/09/2026
Lo sanno gli israeliani che il mondo li odia? E la storia dice che l’odio per un popolo intero è sempre foriero di orrori futuri

In questi giorni nella commissione Affari costituzionali alla Camera, prende il via la discussione sul Decreto di legge Antisemitismo. Dal momento che la legge italiana vieta la propaganda razzista, è ovvio che vieta anche la propaganda antisemita. Dunque perché questo decreto? La decisione di perseguire specificamente l’antisemitismo – quando le autorità israeliane tacciano di antisemitismo persino l’ONU – non è rivolta a punire chi agisce contro gli ebrei in quanto ebrei, ma è rivolta a difendere uno stato genocida e perseguire chi lo denuncia.

Il Decreto Legge si ispira alla definizione proposta dall’International Holocaust Remembrance Alliance secondo cui, tra l’altro, sarebbe antisemita fare paragoni tra la politica israeliana e quella dei nazisti. Purtroppo è impossibile comprendere la storia contemporanea se si ignora che l’occupazione, l’apartheid, la pulizia etnica, il genocidio, la tortura, e soprattutto la definizione di Israele come Stato degli ebrei sono manifestazioni di nazismo. Il Decreto Legge che si discute il 9 di settembre mi vieta di scrivere quello che ho scritto. Eppure lo penso. E lo pensano molti.

9 settembre, proteste contro il DDL-antisemitismo in tante città

Da quando Israele ha scatenato un genocidio contro la popolazione di Gaza, da quando i coloni israeliani hanno intensificato un’aggressione contro gli abitanti palestinesi della Cisgiordania, da quando cioè lo stato di Israele ha iniziato la pulizia etnica con l’intento di realizzare la soluzione finale della questione palestinese, in molti paesi occidentali si sono adottate misure di repressione contro chiunque esprima protesta e solidarietà con i palestinesi. Tra coloro che sono stati attaccati dalle autorità tedesche come antisemiti ci sono numerosi intellettuali ebrei. Lo stesso accade negli Stati Uniti, dove un governo dichiaratamente razzista perseguita chi protesta contro il genocidio.

L’Europa, responsabile dello sterminio di oltre sei milioni di ebrei non ha pagato alcun prezzo per risarcirli, ma in compenso gli ha offerto la possibilità di occupare da padroni un territorio su cui gli inglesi esercitavano il loro dominio coloniale, e ha successivamente appoggiato l’aggressione contro i palestinesi che venivano cacciati dalle loro case per far posto alle vittime degli europei. Era del tutto prevedibile che questo avrebbe provocato una violenta risposta da parte dei palestinesi. Ma dopo decenni di false promesse sulla creazione di uno stato palestinese, dopo l’arrogante rifiuto da parte di Israele di una soluzione concordata di questo genere, dopo la detenzione di massa della popolazione palestinese in campi di concentramento, era prevedibile che la reazione prima o poi sarebbe stata violenta. Il 7 ottobre questa risposta è venuta. Quel che ne è seguito è il genocidio, già in atto in maniera strisciante da 75 anni.

Non sappiamo in che misura Netanyahu sia stato al corrente di quel che Hamas stava preparando, e lo abbia lasciato accadere per scatenare poi quello che ha scatenato. Non lo sappiamo perché Netanyahu si è opposto a un’indagine sul suo operato. Finora. Oggi Haaretz ha pubblicato notizie che possono costringere Israele a fare i conti con la verità (Revealed: Netanyahu Received an Explicit Warning Days Before Oct. 7. He Didn’t Brief Israel’s Security Chiefs).

Potremo continuare a dire la verità sul genocidio, se passa il Decreto legge in discussione?

Intanto, alle domande di un intervistatore della BBC, Yehuida Shimon, un avvocato israeliano che difende i coloni armati da Smotrich e Ben Gvir per aggredire gli abitanti palestinesi della Cisgiordania, ha risposto che i coloni israeliani hanno tutto il diritto di uccidere gli abitanti di un intero villaggio per rispondere all’uccisione di un colono da parte di palestinesi che si stavano difendendo contro un’aggressione. L’intervistatore gli ha fatto osservare che in questo modo per lui la vita di un israeliano vale quella di centinaia o anche migliaia di vite palestinesi. Il signor Yehuda ha risposto: “Una vita ebrea vale quella di dieci milioni di palestinesi”. Poiché il giornalista gli fa notare che la sua risposta ha qualcosa di razzista, l’avvocato non lo nega, ma conclude dicendo: “Sai, la verità è che Dio ha scelto noi, e per questo tutti voi siete invidiosi” ((Dal website della BBC del 3 Agosto 2026).

Non credo né mai ho creduto nell’identità etnica o nazionale, nell’appartenenza e nel diritto di sangue. Per quanto mi riguarda sono solo sanguinose superstizioni. Non ho mai creduto che esista un’identità fondata sul sangue o sulla terra. Credo piuttosto che esistano processi di identificazione dinamica che si fondano sui libri che hai letto, sui musicisti che hai amato, sulle città in cui hai vissuto. Per quanto mi riguarda sono un po’ italiano ma certamente anche un po’ francese, sono molto russo e abbastanza anche spagnolo. Ma direi che più di tutto sono ebreo anche se mia madre non era ebrea.

La parola ebreo ha avuto per me molti significati: mio padre, partigiano comunista, mi ha insegnato che gli ebrei erano le vittime del nazismo. Poi ho imparato che gli ebrei non sono stati solo vittime, ma sono anche stati i primi a concepire la politica e il diritto come sfere indipendenti dall’appartenenza nazionale. Proprio perché costretti alla condizione di esuli spesso perseguitati dalle maggioranze razziste, gli ebrei sono quelli che hanno più di tutti voluto e affermato l’indipendenza del diritto dall’appartenenza. E sono quelli più odiati dai razzisti che credono nell’identità, nel sangue e nella patria. Perciò la parola ebreo è diventata per me sinonimo di libertà del pensiero, e di emancipazione dall’ossessione dell’identità.

Nel suo libro sull’antisemitismo Jean Paul Sartre scrive che

“l’universale è ebraico, essendo oggetto d’intelligenza… per l’antisemita l’intelligenza è ebraica,… il vero francese, radicato nella sua provincia… non ha bisogno di intelligenza” (L’antisemitismo riflessioni sulla questione ebraica, SE, pag. 18).

Inoltre Sartre scrive che

“gli ebrei non hanno tra loro una comunità di interessi né di credenze. Non hanno patria, non hanno storia. L’unico legame che li unisce è il disprezzo ostile in cui li tengono le società che li attorniano” (63).

Ma questa visione di Sartre, che ho sempre condiviso, è oggi smentita dalla realtà storica seguita alla nascita di Israele. Il sionismo è una smentita di quella declinazione della parola ebreo che Sartre ci proponeva nel 1954.

Per ragioni storiche del tutto comprensibili una parte degli ebrei, i nazional-sionisti hanno pensato che l’unico modo per non essere schiacciati dai nazisti era diventare nazisti. Il nazional-sionismo ha cinicamente incarnato questa convinzione. Con l’aiuto dell’Occidente i nazional-sionisti hanno fondato uno stato che fin dal principio era destinato a perseguire il genocidio della popolazione che su quel territorio viveva da secoli. Gli israeliani disprezzano gli ebrei che non diventano israeliani. Come i nazisti considerano gli ebrei non israeliani un pericolo per l’identità del sangue e della terra.

Per tutto questo la parola ebreo sta diventando di nuovo difficile da pronunciare senza provare un certo imbarazzo, soprattutto per chi (come me) sa di avere molto ebraismo nella sua formazione culturale, letteraria, filosofica, esistenziale. Per l’ebreo che è in me è diventato difficile non sentirmi minacciato dal nazional-sionismo. Ogni giorno di più mi rendo conto del fatto che la grande maggioranza della popolazione mondiale odia gli israeliani, la loro arroganza e la crudeltà che esercitano contro un popolo di persone indifese.

Lo sanno gli israeliani che tutto il mondo li odia? Oppure pensano di essere protetti dal fatto che i poteri tedeschi, francesi, polacchi e italiani, responsabili di un genocidio che uccise sei milioni di ebrei, ora sono untuosamente proclivi a perseguitare chiunque dica la verità su Israele? È imprudente fidarsi degli europei, perché l’antisemitismo, quello vero, quello delle camicie brune, minaccia di riemergere insieme al nazionalismo bianco che è in ascesa non soltanto in Sassonia.

Dal 7 ottobre 2023, l’esercito israeliano ha iniziato a perdere soldati anche così: non per un razzo, non per un’imboscata. Per mano propria. Il dato è tracciabile, e la sua traiettoria è verticale. Nel 2022 i suicidi tra i militari erano 14. Nel 2023 sono saliti a 28, sette dei quali tra ottobre e dicembre. Nel 2024, 21. Nel 2025, 22 , il numero più alto degli ultimi quindici anni. Nei primi sei mesi del 2026, almeno 16. A luglio, due soldatesse si sono tolte la vita a meno di 48 ore l’una dall’altra. Il dato pre-guerra, nella decade precedente, oscillava intorno a 12 all’anno. Ma questa è solo la superficie. Un rapporto della Knesset parla di 279 tentativi di suicidio tra gennaio 2024 e luglio 2025. Un rapporto di sette a uno tra tentativi e suicidi portati a termine. Il 78% dei suicidi nel 2024 riguardava soldati di combattimento. Prima della guerra la percentuale era tra il 42 e il 45%. Solo il 17% di chi si è ucciso aveva parlato con uno psicologo militare nei due mesi precedenti.

Il Ministero della Difesa ha ammesso di aver trattato 20.000 soldati feriti in due anni. Il 56% presentava disturbi psichiatrici. Magen David Adom ha registrato un aumento del 45% nelle chiamate di emergenza legate alla salute mentale. Le diagnosi di PTSD tra i militari sono cresciute del 40% dal settembre 2023, e le proiezioni parlano di un aumento del 180% entro il 2028. Oltre 1.100 soldati sono stati congedati per disturbo post-traumatico dalla guerra di Gaza.

I segni si moltiplicano: nel medio oriente è finita l’epoca in cui gli Arabi accettavano la tracotanza di Israele in cambio di sicurezza e di soldi statunitensi. La guerra all’Iran ha messo in moto un processo di disintegrazione dell’egemonia Usa sull’area.

Si può essere indifferenti all’odio che cresce contro Israele? L’odio non è un buon sentimento, né un buon consigliere. Ma non c’è modo di sottrarsi all’odio quando tutti sono costretti ad assistere all’esecuzione di un genocidio, alla tortura prolungata di una intera popolazione indifesa e stremata. Se l’odio non è un buon sentimento, l’odio per un popolo intero è foriero di orrori futuri, ma come evitare che l’odio dilaghi, se un popolo di assassini semina terrore contro una popolazione indifesa? L’odio per Israele e per gli israeliani dilaga, questo è risaputo.

Dopo avere letto la notizia del suicidio di tre soldati israeliani (due dei quali donne) negli ultimi giorni, sono andato in Instagram a vedere le reazioni. I commenti a questa notizia sono interessanti (e agghiaccianti). Prima c’è la notizia ufficiale:

Two female soldiers in the ‘Israeli’ military took their own lives over the past two days, according to a report by Haaretz. Military police have opened investigations into both cases. The report says 16 active-duty ‘Israeli’ soldiers have taken their own lives since the start of 2026. It also states that at least nine regular and reserve soldiers who participated in the Gaza war died after taking their own lives following the completion of their active service. The cases come amid growing concerns over the mental health of military personnel since the start of the war in Gaza.

Poi ci sono i commenti:

Good news. I want more!

Une vie consacrée à assassiner des enfants et à coloniser la Terre des pauvres palestiniens. Quel gâchi pour tout le monde ! Le colonialisme est un cancer.

We want more, we want more!

Un torturador no se redime suicidándose, pero algo es algo

Excited to hear more!

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