La giustificazione avanzata dai promotori della proposta di nuova legge elettorale, purtroppo fatta propria acriticamente da gran parte della informazione, è che con quella in vigore le prossime elezioni produrrebbero una situazione di pareggio tra le due principali coalizioni che darebbe vita a governi di coalizione contrattati dopo le elezioni o a un nuovo governo tecnico. Tale giustificazione è inconsistente, deprimente, pericolosa e contraddittoria.
Del tutto inconsistente è una previsione che si basa su sondaggi fatti a più di un anno di distanza dalle elezioni o su simulazioni che si rifanno ai voti dati nelle elezioni del 2002. Si tratta di elucubrazioni prive di attendibilità in una situazione politica in movimento che può dare vita allo spostamento del voto di significative fasce dell’elettorato e in presenza di un sistema politico non stabilizzato nel quale vi sono partiti di incerta collocazione (come Futuro Nazionale e Azione).
Ventilare il pareggio è anche deprimente perché manifesta la sfiducia nella capacità della propria parte politica di far prevalere i propri obiettivi programmatici, sfiducia che viene trasmessa agli elettori, parte dei quali potrebbero essere indotti a non votare incrementando l’astensionismo. Inoltre il “pareggismo” finisce per colpevolizzare il corpo elettorale, ritenuto incapace di compiere una scelta politica nel libero esercizio del diritto di voto, che andrebbe quindi limitato e falsato mediante l’imposizione dall’alto di un premio in seggi, di liste bloccate e dell’indicazione dei candidati alla guida del governo.
L’idea è anche pericolosa in quanto spinge a modificare il sistema elettorale a poca distanza dalle prossime elezioni in base agli interessi della coalizione di maggioranza che teme di non rivincere come dava per scontato fino all’esito del referendum sulla magistratura. Al fine di garantirsi la possibilità di una vittoria viene rispolverato il premio di maggioranza che ha dato pessima prova con il Porcellum del 2005, in quanto coalizioni eterogenee non sono state in grado di dare vita a governi stabili ed efficienti, si viola la libertà del voto con esclusione delle preferenze e abolizione dei collegi uninominali, si introduce un premierato di fatto con un candidato alla carica di presidente del Consiglio che assumerebbe una assoluta centralità all’interno delle elezioni e poi nel funzionamento delle istituzioni a scapito dei poteri del Capo dello Stato e del ruolo del Parlamento.
L’evocazione del possibile pareggio è infine profondamente contraddittoria rispetto alla legge elettorale proposta. Infatti l’eventuale vicinanza in termini di voti tra le due potenziali coalizioni costituisce un argomento contro l’attribuzione di un premio in seggi, più unico che raro nel mondo democratico (dove è previsto solo in Grecia in misura variabile a favore del primo partito) e che è abnorme potendo raggiungere il 60% dei seggi a fronte di una coalizione distanziata per un numero ridotto di voti che potrebbe avere circa il 35/36% dei seggi, in considerazione della probabilità che altre liste non coalizzate accedano alla rappresentanza. Una distanza enorme in violazione dei principi di rappresentatività e di eguaglianza del voto posti al centro delle sentenze della Corte costituzionale del 2014 e del 2017 che hanno bocciato il premio del Porcellum e quello dell’Italicum.
Per tutte queste ragioni il “pareggismo” dovrebbe essere messo nel cestino e la stessa fine dovrebbe fare il Melonellum, che è una pessima legge elettorale in nessun modo migliorabile visto che la maggioranza considera intoccabili i suoi nodi fondamentali.
Se si volesse in futuro approvare una nuova legge elettorale con il concorso di maggioranza e opposizione, nel merito si dovrebbe optare per un sistema proporzionale con una soglia di sbarramento non aggirabile (com’è quella prevista dal Melonellum che fa salva la microlista più votata all’interno di ogni coalizione) e con la libertà dei cittadini di scegliere i parlamentari; nel metodo si dovrebbe stabilire con una sintetica legge costituzionale che la materia elettorale, come avviene in Francia e in Spagna, sia oggetto di una “legge organica” approvata da una maggioranza più ampia rispetto a quella semplice prevista per le leggi ordinarie.


