8 marzo 2021

di Barbara Fois - Liberacittadinanza.it - 07/03/2021
Ma c’è qualcosa da festeggiare?

Davvero non si può sentire che la pandemia abbia incrudelito i rapporti fra uomini e donne e di costoro nei confronti dei figli. La pandemia e i lockdown sono un alibi, una scusa. Sono anni, infatti, che la violenza cova nel seno delle famiglie, specchio di una società sempre più brutale, razzista, misogina, omofoba, colpa anche di una destra neofascista che nessuno sanziona e punisce, anche nelle sue espressioni più incivili. E’ come dire che il povero Willy è morto preso a calci e a pugni, perché i suoi carnefici erano stressati dal virus? Ma non diciamo sciocchezze!!!

O la colpa delle donne minacciate, violate, massacrate, accoltellate, strozzate, bruciate etc. è del logorio da Covid? Ma andiamo! Queste sono le miserabili scuse di qualche furbacchione d’avvocato. Il fatto è che queste bestie di maschi malati non vengono mai puniti a dovere. Si indaga e si discute sempre sui motivi del massacratore, mai sui diritti delle vittime. Eppure ci sono stati certamente dei passi avanti, come la legge sullo “stalking”presentata dall’allora ministra alle pari opportunità di F.I. Mara Carfagna, il 2 luglio 2008

«  Art. 612-bis. - (Atti persecutori). - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie scelte o abitudini di vita.
La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.”

E tuttavia le statistiche ci dicono che circa 8 donne su 10 (cioè il 78% di esse) che abbiano subito stalking non si sono mai rivolte ad alcuna istituzione e non hanno cercato aiuto.

Eppure, oltre la legge sullo stalking, in Italia non mancano altre disposizioni per combattere la violenza contro le donne, disciplina ulteriormente rafforzata dal Decreto Legge 93 del 2013 sulla violenza di genere, convertito nella Legge 119 del 15 ottobre 2013. Ma se qualcuno ha seguito le fasi di un qualsiasi processo per stupro si renderà conto che ci vuole un coraggio davvero sovrumano per sottoporsi a quel nuovo terribile strazio, a quello sputtanamento pubblico, all’umiliazione di domande sporche e lubriche. Ci saranno pure le leggi, ma non c’è ancora la mentalità perché abbiano una applicazione umana e civile, che tuteli le donne davvero, fino in fondo.

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Le donne sono vittime anche di violenze meno visibili, ma ugualmente pesanti, come la discriminazione salariale, che incredibilmente prosegue ancora adesso, nel 2021. Questa sperequazione è quella che maggiormente sottolinea la differenza di trattamento e che sottende la poca considerazione, la sudditanza, l’inferiorità delle donne. E in ogni caso il concetto di parità va oltre l'uguale trattamento delle persone. Trattare in egual modo persone che si trovano in situazioni diseguali, significa perpetuare piuttosto che sradicare l'ingiustizia. Faccio un esempio: mandare in pensione le donne a 65 anni come gli uomini, non è un atto di uguaglianza, ma di ingiustizia, perché le donne lavorano anche in casa, oltre che sul posto di lavoro, si occupano dei figli, dell’andamento della casa, della spesa, di lavare e stirare la roba, etc. etc. La loro giornata lavorativa è molto più lunga e complessa di quella dei loro compagni, mariti, padri, figli maschi. Forse avrebbero diritto a un po’ di riposo in più, o no?

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Chi non ha mai sentito dire o ha detto “porca Eva!”? E questo secondo voi non c’entra nulla con il rispetto verso le donne? O piuttosto invece è una spia di una certa mentalità, che ci addossa la colpa di ogni male, a partire da quella mela? Ma chi si era inventata tutta la storia? Non certo una donna… La nostra società violentemente maschilista, filtrata dall’odio misogino della chiesa, è quella che fa sembrare “normale” quel tipo di intercalare, così come trattare le donne con sufficienza, considerarle un’ appendice dell’uomo, una cosa di sua proprietà. E’ seguendo questa strada che si arriva alla soppressione fisica della donna che si ribella, che vuole la propria autonomia e libertà di giudizio e di scelta. Sempre più spesso vengono travolti anche i figli, uccisi per vendetta nei confronti delle ex che hanno scelto di essere libere. Il fatto è che se ne parla tanto di femminicidi, ci si scandalizza e si stigmatizza, ma non sembra che tutto questo stracciarsi le vesti abbia un qualche effetto, né sui maschi violenti, né sulle punizioni esemplari che dovrebbero essere applicate con rigore.

Non riconteremo ancora una volta le povere vittime: sono tante, sono troppe. Già in questi due primi mesi di questo 2021 sono 12 e le loro fini sono tremende, crudeli, cruente. Ma ora che è appena finito il festival di Sanremo si parla d’altro, ovviamente. E allora visto che ormai si parla solo di quello, vi consiglio di entrare su raiplay e vedere e ascoltare il monologo che l’anno scorso, giusto a Sanremo, dobbiamo alla giornalista Rula Jebreal. Vi prego, ascoltatela. E non dimenticate i fazzoletti.

https://www.raiplay.it/video/2020/02/sanremo-2020-prima-serata-monologo-rula-jebreal-aae13086-525b-4246-ac73-e045d01533a1.html

Care amiche e compagne, buon 8 marzo. A noi, alle nostre mamme, alle nostre figlie e nipoti. E alla memoria di Franca Rame, che fu stuprata il 9 marzo del 1973.

 

Barbara Fois

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