Magistratura e Costituzione

di Silvia Manderino, Francesco Baicchi, Citto Leotta - 15/08/2012
In democrazia nessuno può essere al di sopra della legge, e nemmeno immune dal giudizio della opinione pubblica

E' dunque lecito esprimere giudizi anche sull'operato dei Magistrati, che essendo umani sono fallibili. La Costituzione affida infatti al CSM anche il compito di erogare eventuali 'sanzioni disciplinari' nei confronti di singoli magistrati.

Ma l'indipendenza e l'autonomia dal potere politico della Magistratura nel suo complesso, chiaramente espressi dall'articolo 101 della Costituzione (“… I giudici sono soggetti soltanto alla legge.”), rimangono elemento irrinunciabile della democrazia, a garanzia che tutti i cittadini (compresi i 'politici') siano uguali davanti alla legge.

L'attacco cui sono sottoposti da molti giorni alcuni Magistrati siciliani, cui si rinfaccia in sostanza di aver fatto il loro dovere senza privilegi per chi ricopre incarichi altissimi, sembra invece voler negare questo principio, nel solco dell'azione di delegittimazione delle Istituzioni democratiche avviata dal berlusconismo, che non ha mai nascosto di puntare alla completa impunità per quanti ricoprono incarichi politici, comunque li abbiano ottenuti.

Infatti, nonostante i fantasiosi esercizi di equilibrismo in cui sembra impegnata una larga parte dei media, appare sempre più evidente che, per le norme attuali, le intercettazioni delle conversazioni fra il Presidente Napolitano e un cittadino indagato (per quanto o proprio perché 'potente') appaiono assolutamente legittime, e la loro distruzione vietata, se non per decisione di un giudice (diverso dal PM) dopo un contraddittorio con i difensori dei soggetti indagati coinvolti nella investigazione. Dunque l'attacco a Ingroia, Di Matteo e Messineo è solo pretestuoso.

Che il bersaglio di certa politica sia l'autonomia della Magistratura nel suo complesso sembra confermato dalle critiche al magistrato Scarpinato, per aver usato, durante la commemorazione dell'uccisione di Paolo Borsellino, proprio le parole dello stesso Borsellino; e ora dalla vicenda di Taranto, dove oggetto degli attacchi è il GIP Patrizia Todisco, colpevole di aver applicato le norme penali poste a tutela della salute e della sicurezza dei cittadini e dell'ambiente, dopo che per decenni ad imperare sui luoghi è stata l'indifferenza se non l'asservimento al potere di una grande impresa di tutte le amministrazioni pubbliche nazionali e locali.

Ne è esempio eclatante anche la dichiarazione resa dall'on. Casini (UDC), il quale si permette di giudicare di 'dubbia competenza' il GIP di Taranto, che ha ritenuto inaccettabile assegnare il compito di vigilare sul risanamento degli impianti proprio al presidente dell'ILVA Ferrante (che ha firmato il ricorso contro il provvedimento che stabilisce la responsabilità dell'impresa per il danneggiamento dell'ambiente).

Dobbiamo dunque pensare che quanto sta accadendo si inscriva in un percorso di attacco alla Costituzione che dura da tempo, e a cui i cittadini italiani hanno già ampiamente risposto in occasione del referendum del 2006, che bocciò il tentativo di stravolgerla.

Purtroppo di quel momento esaltante di democrazia diretta pochi sembrano ricordarsi, e pochissimi (nei partiti politici) sembrano intenzionati a tener conto.

Così in questi anni, nonostante la volontà dei cittadini, in Italia si è sviluppata una legislazione con caratteristiche spesso in conflitto col dettato costituzionale.

E', ad esempio, ancora in vigore una legge elettorale che non ci consente di scegliere da chi farci rappresentare in Parlamento, tradisce la volontà popolare assegnando la maggioranza (dunque il potere) a chi rappresenta meno della metà dei votanti, non rispetta l'uguaglianza del voto (art. 48 Cost.), l'assenza di vincolo di mandato per i Parlamentari (art. 67), il ruolo super partes del Presidente della Repubblica (art. 88, art. 92...), ecc....

Mentre, sempre per fare alcuni esempi, non abbiamo ancora una norma che aggiorni all'impatto televisivo il dettato dell'art. 21 sulla libertà di informazione, vietandone il controllo monopolistico (e anche oligopolistico); i governi che si succedono continuano a rendere sempre meno progressivo il sistema fiscale (violando l'articolo 53), e inquisiti e condannati possono ancora ricoprire incarichi pubblici in violazione dell'articolo 54.

Una riflessione sarebbe forse necessaria anche sulla progressiva trasformazione del ruolo del Ministro della Giustizia, cui la Costituzione assegna solo le competenze relative a 'l'organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia' (art. 110 Cost.) e la 'facoltà di promuovere l'azione disciplinare' (art 107) e su quello del CSM, che sta divenendo una forma di ulteriore grado di giudizio di merito, cui il governo fa continuamente ricorso per intimorire i Magistrati.

Insomma, nella prospettiva ormai imminente di una consultazione elettorale che, vista la situazione in atto, acquisterà inevitabilmente un valore storico, il tema della Giustizia emerge incontestabile, così come la irresistibile necessità di fare del ritorno alla legalità democratica il punto focale di un programma in grado di dare finalmente rappresentanza a tutti quei cittadini (forse il 50% dell'elettorato, a leggere i sondaggi) che stanno dimostrando insofferenza per una classe politica arrogante e impegnata solo nella salvaguardia dei propri privilegi.

Certo che anche altri temi sono all'ordine del giorno: la crisi occupazionale, il debito pubblico, l'attacco della speculazione finanziaria .... , ma come non capire che solo con il ripristino della credibilità delle Istituzioni repubblicane è possibile ottenere il consenso popolare indispensabile a rendere efficaci politiche economiche difficili come quelle che sono oggi purtroppo inevitabili ?

Solo il recupero della centralità della difesa della democrazia può costituire la base comune per un nuovo soggetto che intenda opporsi alla degenerazione del quadro politico e alla deriva autoritaria in atto da alcuni decenni in questo povero Paese.

Di questo impegno la solidarietà attiva con i Magistrati siciliani (di cui si è reso protagonista, ad esempio, il quotidiano Il Fatto) e con l'intera Magistratura che compie il proprio dovere non può che essere un momento fondamentale e irrinunciabile.

Silvia Manderino, Mestre

Francesco Baicchi, Pistoia

Citto Leotta, Acireale

(aderenti ad ALBA – ass. Lavoro, Beni comuni, Ambiente)

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Di fronte all'accerchiamento cui sono sottoposti i pm di Palermo da parte di Quirinale, Csm, Avvocatura dello Stato, Pg della Cassazione e governo, una risposta dei cittadini è indispensabile. E sono stati proprio ii lettori del Fatto Quotidiano a chiedere un'iniziativa che al momento ha già avuto oltre 107.000 adesioni.

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