RIPUDIAMO LA GUERRA!

di Citto Leotta - liberacittadinanza.it - 29/03/2024
Articolo 11 Costituzione - L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Anche se ero bambino, ricordo ancora, nell’ottobre 1962, lo stato di tensione e di angoscia generalizzata (anche in famiglia) durante la crisi dei missili a Cuba, il mondo sull’orlo della guerra mondiale. La paura si dissolse dopo un paio di settimane, grazie alla saggezza e ai nervi saldi di Kennedy e Kruscev. Nel ’68, le proteste in tutto il mondo contro l’invasione sovietica in Cecoslovacchia e il suicidio di Jan Palach.

Le marce antimilitariste, Joan Baez, Jim Morrison e i CCR, contro l’America per la guerra in Vietnam e dopo per i golpe in Sudamerica. Poi la mobilitazione di popolo per la guerra In Iraq del ’91 (prima guerra del Golfo) assai più sfumata quella per la seconda, nel ’93. Poi più nulla. Il mondo è sempre nostro, il futuro sarebbe nostro e ancor più dei nostri figli, ma la gente non protesta più. Neppure i giovani, se non in minima parte. Il disincanto e la presa di coscienza che il mondo non migliora ma che, anzi, rotola verso il baratro, fa parte ormai del nostro corredo genetico e viene trasmesso di generazione in generazione.

La consapevolezza che non le proteste, non le marce e neppure il voto (si veda il fenomeno planetario dell’astensionismo) possano minimamente incidere sulle decisioni della politica, nazionale e internazionale, sembrano aver segnato un vulnus drammatico, tra cittadini e rappresentanti, anche nelle democrazie (teoricamente) più avanzate. Stretto complice di questo fenomeno è il mutato ruolo dei media: non più “cani da guardia” del cittadino elettore ma, con qualche rara eccezione, asserviti agli interessi dei governanti e dei disegni strategici delle alleanze militari (nel nostro caso, la Nato).

Il ruolo delle grandi organizzazioni di massa come i partiti, i sindacati, la stessa Chiesa, è andato via via sminuendo fin quasi a sparire. Il cittadino è informato, è bombardato giornalmente da una valanga di notizie e, come documentano in questi giorni gli istituti demoscopici, è terrorizzato dal rischio, sempre più probabile, del precipitare della situazione internazionale. L’85% degli Italiani, il 76% dei tedeschi, il 74% dei francesi, temono questo epilogo. Eppure non si muovono, imprigionati da una corazza di terrore e di ipocrisia. Come se contasse solo l’Armageddon nucleare e non esistesse la guerra convenzionale con il continuo stillicidio di morti (più di 200.000 nella guerra d’Ucraina, più di 35.000 (ma con 15.000 bambini) in quella più recente israelo-palestinese.

Eppure, come uno struzzo nella sabbia o un coniglio abbagliato dai fari, il mondo appare paralizzato. E’ compito degli operatori di pace fare ogni sforzo per smuovere le coscienze, provare a stanare i governanti dal loro atteggiamento afasico e servile, all’ombra di un’alleanza militare la cui prospettiva è ormai sovrapponibile agli interessi imperialistici del suo maggior azionista. Quello che ci resta, in Italia, è il vessillo della nostra Costituzione, che ci protegge e ci orienta. A patto di saperne leggere, con coerenza ed onestà, il dettato. E l’art.11, per quanto mi riguarda, è più che eloquente. Ripudiare la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, ed è questo il caso. Con la possibilità di limitare la propria sovranità (“in condizione di parità con gli altri Stati”) “allo scopo di assicurare la pace e la giustizia tra le Nazioni”, e nessun passo in questa direzione è stato compiuto, né dal nostro Paese nè dall’alleanza (Nato) cui appartiene. Né vale tirare in ballo l’art.52 (“la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”) che sembra legittimare la guerra ma, si badi bene, solo se i confini da difendere sono i nostri, e non quelli di un altro Paese,( tra l’altro, nel caso dell’Ucraina, al momento delll’aggressione fuori dalla Nato e dalla Ue).

Apprezzabile a tal riguardo l’atteggiamento di chi, come Rosy Bindi, in un primo tempo favorevole all’invio di aiuti militari, ha radicalmente cambiato posizione proprio in considerazione che ci si muoveva verso la guerra, e non verso la pace. Garantire la Costituzione, affermò Sergio Mattarella nel discorso del suo primo insediamento (2015), vuol dire (tra l’altro) “ripudiare la guerra e difendere la pace”. Chi ha giurato sulla Costituzione, fin tanto che non riuscirà (e non ci riuscirà)a cambiarla, ad essa deve attenersi e non potrà né ignorarla né, tantomeno, calpestarla. Noi intanto destiamoci dalla paura e dal torpore. I nostri figli non ce lo perdonerebbero.

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