Molto si parla del referendum sulla legge Nordio-Meloni che modifica ben 7 articoli della Costituzione. È certo bisogna entrare nel merito per evidenziare lo stravolgimento costituzionale finalizzato e ridurre l’autonomia della magistratura con la modifica di 7 articoli della Costituzione per ridurre “potere Costituzionale” alla logica delle “carriere” con due CSM con un’alta Corte di disciplina che non prevede la presidenza del Presidente della Repubblica e toglie ai magistrati condannati di ricorrere alla Cassazione, diritto costituzionale di tutti cittadini.
Ma è già successo qualcosa di molto grave. Il centrodestra ha stravolto la Costituzione grazie alla “truffa sostanziale del premio di maggioranza”. Il prof. Piero Calamandrei, componente dell’Assemblea Costituente, affermava che era un compito del Parlamento discutere leggi di modifica Costituzionale e che i banchi del Governo dovevano essere vuoti.
All’opposto, non solo Giorgia Meloni e i Ministri erano nei loro scranni, ma la legge Nordio-Meloni è stata presentata dal Governo e il centrodestra ha impedito al Parlamento di svolgere la sua funzione legislativa. Il centro destra rappresenta solo il 44% dei cittadini votanti, in base al principio “una testa un voto”.
La legge Nordio-Meloni senza il “premio di maggioranza” sarebbe stata bocciata. Siamo di fronte a un “raggiro sostanziale” della Costituzione.
Infatti, l’Assemblea Costituente è stata eletta dai cittadini con il principio “una testa, un voto”.
Tale principio ha improntato i lavori costituzionali e l’art.138, frutto di questo principio, afferma che il Parlamento può modificare la Costituzione con la “maggioranza assoluta delle due Camere”, cioè parlamentari rappresentati del 50% dei cittadini votanti, con la possibilità di referendum; mentre con i due terzi la modifica è immediatamente approvata.
Il centrodestra doveva quindi cercare di raggiungere quel 50% accogliendo alcuni emendamenti per raccogliere il voto di altri parlamentari, ma non lo ha fatto, anzi lo ha escluso per “scelta politica”.
Volevano dare questa “spallata autoritaria” per vedere “se passa” con mire ben più elevate visto che, come dice Nordio, la legge “non riguarda la separazione delle carriere”. Il Governo Meloni vuole “legittimare l’abuso del premio di maggioranza” per essere legittimata a cambiare la legge elettorale e poi imporre “Premierato” con l’obiettivo di stracciare la Costituzione nata dalla Resistenza: non a caso Meloni lo definisce “riforma della riforma”.
Il premio di maggioranza”, può essere utile alla stabilità dei governi ma stravolge il principio di “una testa un voto” che è alla base dell’approvazione della stessa Costituzione e non può essere usato per cambiarla o stravolgerla.
L’on. Giuseppe Dossetti, tra i più ferventi sostenitori del principio “una testa, un voto”, durante i lavori della Costituente elaborò anche un articolo per riconoscere un “diritto popolare” ai cittadini per intervenire contro l’abuso di potere dei governanti; articolo che non fu accolto per la difficoltà di interpretazione.
Con quella proposta penso che Dossetti sollecitasse un “potere popolare” basato sulla partecipazione dei cittadini per vigilare e reagire contro i tentativi, subdoli e diretti, alterare e stravolgere la Costituzione.
Un “potere popolare” che è infatti intervenuto più volte contro gli attacchi eversivi e in difesa della Costituzione: contro il Governo Tambroni sostenuto dai fascisti nel 1960, contro i tentativi di colpo di stato negli anni ’70 e il terrorismo nero e brigatista, contro le stragi fasciste e l’attività deviata di appartenenti ai servizi segreti poi condannati dai tribunali per depistaggio o concorso in strage risultati iscritti alla Loggia massonica P2 definita eversiva dal Parlamento a cui erano iscritti militari, imprenditori e politici, tra cui anche Silvio Berlusconi, tessera n. 1816.
Questa cultura eversiva è ancora attiva e capace di incidere sui destini della democrazia costituzionale, anche per l‘ignavia di chi non guarda più in là del proprio naso.
Certamente, useremo tutti i nostri argomenti per informare i cittadini che nella legge Nordio-Meloni sono già evidenti gli indirizzi a cui faranno riferimento le leggi attuative che incideranno ancora di più sul “controllo della magistratura”.
Ma non si può eludere questo contesto politico-istituzionale. Tenere insieme questi due obiettivi, serve anche per fare riflettere quanti pensano di votare SÌ senza tenere conto di questo “raggiro autoritario”.
Il referendum non è una delega; è un voto diretto: “una testa, un voto” per respingere questa “spallata autoritaria”.
Si vince anche con un solo voto in più: si può incidere direttamente sulla realtà di oggi e sul futuro del Paese.
Votando NO continuiamo le tante battaglie in difesa della Costituzione.
Con la vittoria del NO al referendum possiamo fermare questo disegno anticostituzionale.


