Risposta ai sostenitori del SI con 8 buoni motivi per votare NO

di Redazione LC - 05/02/2026
Circola un manifesto dei sostenitori del Si al referendum che elenca 8 buoini motivi per votare si, lo pubblichiamo contrapponendo punto per punto 8 buoni motivi per votare NO

OTTO BUONI MOTIVI PER VOTARE SÌ

  1. La separazione delle carriere dei magistrati è una riforma giusta attesa da trent'anni dall'intero arco parlamentare. Indagare e giudicare sono professioni diverse. Si basano sugli stessi codici, ma ognuna ha proprie specificità. 

Commento. La riforma è attesa non dall’intero arco parlamentare ma da quella parte che non sopporta l’autonomia dell’ordine giudiziario, elemento essenziale della separazione dei poteri nei sistemi democratici. Infatti la stessa parte che sostiene la legge Nordio è del tutto indifferente alla ormai conclamata sottomissione del potere legislativo del Parlamento al potere esecutivo del Governo. La prova? La legge Nordio è una legge di totale iniziativa governativa che è passata, come vuole l’articolo 138 Cost., quattro volte nelle Camere elettive (due volte nelle due Camere a distanza di tre mesi l’una dall’altra), senza che sia stato votato un solo emendamento! Il Governo l’ha imposta, il Parlamento ha obbedito. Con il potere legislativo ormai sottomesso, il Governo vuole ora la sottomissione dell’ordine giudiziario.

  1. Non è una riforma di destra, di centro o di sinistra, ma solo una riforma necessaria al processo accusatorio per mettere sullo stesso piano accusa e difesa davanti a un giudice realmente terzo. Oggi, invece, inquirenti e giudicanti lavorano fianco a fianco. 

Commento: già dalla riforma Cartabia il passaggio dalla funzione requirente a quella giudicante, o viceversa, è possibile solo una volta in carriera e con mutamento di sede. I passaggi dall’una all’altra funzione sono ormai poche unità all’anno. E’ senz’altro vero che il processo accusatorio in Italia è stato realizzato nel peggiore dei modi e la ragione principale di ciò sta nella guerriglia contro la giustizia inscenata da Berlusconi e nell’acquiescenza colpevole del centrosinistra. La stessa modifica dell’art. 111 Cost. (Giusto processo) risente di questa impronta. Ma il giudice realmente terzo esiste già, tanto è vero che le assoluzioni sono poco meno del 50% dei processi. “Lavorare fianco a fianco” è qui espressione ingiuriosa: giudici e pubblici ministeri condividono una comune cultura giuridica fondata sulla Costituzione. Il pubblico ministero è tenuto a valutare gli elementi a discarico dell’imputato. Il passaggio da una funzione all’altra arricchisce la cultura giuridica dei magistrati illuminando l’analisi dei singoli casi in base all’esperienza delle due diverse funzioni. Esempio storico il giudice monocratico: il Pretore istruiva la causa sostenendo l’accusa ma nel processo se si convinceva dell’insussistenza dei motivi a carico chiedeva l’assoluzione per l’imputato portato in causa (testimonianza di Beniamino Deidda, per venti anni pretore e poi pubblico ministero, in seguito giudice)

  1. La riforma prevede anche di diversificare il CSM (Consiglio superiore della magistratura) per cui ciascuna delle due carriere avrà il suo, e prevede in particolare di sorteggiarne i membri allo scopo di eliminare il potere nefasto delle correnti che fin qui hanno pesantemente influenzato l'autogoverno della categoria. 

Commento: questo il punto dolente. Ciò che interessa al Governo non è la separazione delle carriere, di fatto già acquisita, è la separazione in due Consigli superiori della magistratura: divide et impera, la Politica separa e comanda. Qui le opinioni si moltiplicano. C’è chi pensa che, separati dai giudici, i pubblici ministeri saranno alla fine sottoposti ai voleri dell’esecutivo. C’è chi al contrario ritiene che diventeranno una casta accusatoria ancora più temibile per la Politica. Ritengo che nessuna delle due opinioni sia sostenibile con certezza. Ma c’è un punto critico da osservare con attenzione. Nei due Consigli superiori ormai separati i magistrati sono estratti a sorte dall’intera compagine, senza alcuna cura per la loro preparazione, vocazione, cultura, progettualità amministrativa. La sorte cieca sceglierà individui singoli, monadi isolate una dall’altra. Mentre i membri laici saranno sorteggiati in una lista scelta dal Parlamento e quindi dalla maggioranza al governo. Un manipolo ben motivato e organizzato avrà facilmente ragione di una truppa sconnessa e priva di intesa interna se non casuale. E ciò varrà sia per i pubblici ministeri sia per i giudici. Esperti autorevoli pensano che oggetto principale del tentativo di controllo siano non i pubblici ministeri ma proprio i giudici. E quando il giudice è indotto a obbedire al governo il primo danneggiato è il cittadino. Opinione esagerata? La prova sta nell’atto principale che nasce dalla separazione dei due Consigli: la materia disciplinare non apparterrà più a loro ma sarà conferita per intero all’Alta Corte che si occuperà solo di questo. E l’Alta Corte sarà formata nello stesso modo: magistrati estratti a sorte e membri laici scelti dalla maggioranza di governo. Più chiaro di così! Questo spiega bene perché in questi otto punti di propaganda l’Alta Corte non sia nemmeno menzionata.

  1. Le correnti sono infatti partiti politici strutturati secondo visioni ideologiche: determinano nomine, promozioni e trasferimenti, un traffico basato su fedeltà e opportunismi che ha influenzato la stessa cultura della giurisdizione, dando origine a intrighi e numerosi scandali.

Commento: E’ davvero curioso che esponenti di partito allevati e spinti dalle correnti interne, e affacciati al successo sulla base della loro forza propulsiva, pretendano dai Consigli superiori della magistratura l’inesistenza delle correnti come si pretendeva la verginità dalle sacerdotesse di Apollo. Magistrati come una casta sacerdotale neutra priva di opinioni e di riferimenti, e quindi prona alla volontà governativa. In realtà impedire le correnti significa impedire il diritto alla rappresentanza, diritto costituzionale inalienabile. Questo è il cardine su cui si imposta la demolizione della separazione dei poteri. Un solo potere deve svettare, il potere del governo! Questo è l’aspetto decisamente trumpiano della riforma.

  1. La prospettiva di perdere il potere ha causato una reazione furibonda delle correnti, che stanno diffamando la riforma con vere e proprie menzogne, la più scandalosa delle quali sostiene che il governo intende soggiogare la magistratura per instaurare un regime autoritario. Nulla di più falso.

Commento già fatto sopra.

  1. La storia ricorda invece che la divisione delle carriere è sempre stata anche un obiettivo della sinistra e di una parte della magistratura. Lo dimostrano i tanti magistrati che oggi si dichiarano favorevoli alla riforma, e i numerosi esponenti della sinistra che hanno diffuso un manifesto per il Sì insieme a insigni giuristi, tra cui l'ex presidente della Corte costituzionale Augusto Barbera.

Commento: questa è la bellezza della diversità di opinioni, che però, come visto sopra, si vuole negare ai magistrati sorteggiati. Tutti possono avere e gloriarsi di avere opinioni, eccetto loro. Nessuno dei sostenitori del NO pretende l’unanimità sulle proprie posizioni, Speriamo che i sostenitori del Sì nella sinistra non si debbano pentire della loro scelta.

  1. Il solo motivo per cui PD e alleati radicali fanno campagna per il No è che la riforma è presentata dal governo di centrodestra con l'approvazione della maggioranza parlamentare

Commento: …con l’approvazione in silenzio e senza emendamenti della maggioranza parlamentare. Sarà sempre utile e necessario il richiamo: che fine ha fatto il potere legislativo del Parlamento?

  1. Per funzionare appieno, la macchina della giustizia ha bisogno anche di mezzi e personale. Ma intanto conviene partire dal cervello.

Commento: questa è una confessione! Implicita: per far funzionare la giustizia basterebbe darle mezzi e personale, ma la cosa per ora non interessa. Esplicita: è al cervello che si mira e si rivendica la volontà del cecchino. Per questo ottavo ultimo punto, che nobilita in pieno le ragioni del NO, vale la pena che questo manifesto di propaganda venga diffuso ovunque e sempre fino alla vigilia del voto!

OTTO BUONI MOTIVI PER VOTARE NO!!!

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