APPELLO PER UNA COSTITUZIONE DELLA TERRA PER SALVARE L’UMANITA’

di associazione Costituente Terra - 13/02/2026
Il presente appello è promosso dai circoli toscani Val di Cornia e Colline Metallifere dell’associazione Costituente Terra

Guerre, genocidi, riarmo, sanzioni economiche, soprusi e ricatti degli Stati più forti nei confronti dei più deboli, segnano in modo inequivocabile la fine dell’ordine internazionale delineato con la Carta delle Nazioni Unite del 1945, la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 e i Patti internazionali sui diritti civili del 1966. Atti solenni che avevano un unico scopo: evitare il ripetersi delle tragiche guerre del ’900, con oltre 70 milioni di morti, e garantire dignità e sussistenza a tutta l’umanità. Principi ben presenti nella nostra Costituzione che all’art.11 “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Con l’abbattimento del muro di Berlino del 1989 sembrava essere venuta meno anche la barriera che resisteva ad una piena collaborazione tra gli Stati del continente europeo e tra questi e l’insieme degli Stati del mondo.

 Sono propositi lasciati colpevolmente affievolire nei decenni e oggi brutalmente calpestati da azioni che mirano alla cancellazione del diritto internazionale e delle stesse Nazioni Unite. Prova ne sono, tra l’altro:

  • le recenti violazioni del diritto internazionale in Ucraina, a Gaza, in Iran, in Venezuela, nelle acque internazionali del Mediterraneo e negli oltre 50 conflitti armati attivi nel mondo; il numero più alto dalla fine della seconda guerra mondiale;

  • il ritiro degli USA, a partire dal 2026, da 31 organismi delle Nazioni Unite, tra cui quelli per i cambiamenti climatici, la sanità mondiale, i diritti umani, ecc.;

  • la costituzione, il 22 gennaio 2026, di un eufemistico “Consiglio di pace” per Gaza, arbitrariamente nominato e presieduto a vita da Trump. Un Consiglio in cui si entra pagando almeno un miliardo di dollari con il compito di ricostruire, sulle macerie e sui morti di Gaza, non le case per i palestinesi sopravvissuti al genocidio, ma nuovi sfavillanti grattacieli per finalità immobiliari speculative. Una vergogna dalla quale si sono sottratti alcuni Stati invitati da Trump a farne parte, ma non il nostro governo che ha dichiarato di non potervi aderire, per il momento, solo perché impedito dalla Costituzione.

Senza più veli ideologici è in atto su scala globale lo scontro sulle “aree di influenza geopolitica” che altro non sono che i nuovi confini armati pretesi dalle grandi potenze che si contendono il controllo economico e militare del mondo intero. Basti ricordare che in Europa nel 1989 i confini orientali dell’alleanza militare NATO erano di 1.200 km e oggi sono circa 2.600. Dovevano sparire con il crollo del muro di Berlino e invece sono più che raddoppiati. Quello a cui stiamo assistendo è uno scontro selvaggio, senza regole e morale, che impone rigide alleanze tra Stati “amici” contro Stati “nemici”, a loro volta organizzate in forma imperiale con uno Stato sovrano e colonie rigidamente asservite. E’ una prospettiva regressiva che punta a sostituire il diritto internazionale con la forza delle armi, la cooperazione con la competizione; la libertà e la democrazia con la subordinazione servile; la pace con la guerra che, in un mondo con 12.000 testate nucleari divise tra 9 potenze, quasi tutte animate dalla logica del nemico, equivale, prima o poi, all’autodistruzione del genere umano. E’ così che si allontana la possibilità di trovare soluzioni ai grandi problemi del pianeta, a partire dai pericoli incombenti dei cambiamenti climatici, dalle intollerabili diseguaglianze tra i popoli e dagli epocali e ineludibili fenomeni migratori che proprio da queste cause prendono origine.

 Purtroppo è una prospettiva che ha fatto propria anche l’Europa, negando i valori di pace e cooperazione internazionale sui quali è stata fondata. Da qui la miopia che oggi la induce da un lato a non spendere una parola per rilanciare il ruolo insostituibile dell’ONU come sede per la regolazione dei rapporti tra tutti gli Stati del mondo, dall’altro ad assumere l’obiettivo di un poderoso riarmo dei propri Stati come unica strategia della politica estera. Con disinvoltura i suoi rappresentanti dichiarano da tempo che la guerra non è eludibile in Europa, che anzi è prevedibile in tempi brevissimi e che per questo dobbiamo riarmarci entro il 2030 per combattere il nemico individuato ora nella Federazione Russa. E' la filosofia tragica dell'amico-nemico che "naturalizza" la guerra come inevitabile, con il duplice scopo di riarmare gli arsenali e disarmare le coscienze dei cittadini con la negazione di qualsiasi alternativa.

 La realtà è diversa. L'alternativa esiste, ma non la si vuole vedere e neppure nominare perché contraria agli interessi selvaggi dei poteri economici e militari. E’ quella di una profonda riforma dell'ONU in linea con i cambiamenti avvenuti dalla sua fondazione ad oggi. Una riforma basata su due capisaldi fondamentali: da un lato l’eliminazione del diritto di veto dei 5 Stati membri del Consiglio di Sicurezza (USA, Russia, Cina, Francia, Regno Unito) che blocca le risoluzioni contrarie ai loro interessi; dall’altro dotando l’ONU di una vera e propria Costituzione che consenta di garantire, con vincoli rigidi che oggi non esistono, la pace e i diritti universali comuni a tutti i cittadini della Terra. Non un governo unico del mondo, ma una Costituzione che, nel rispetto delle diversità di tutti gli Stati e nell’interesse di tutte le persone – povere, ricche, deboli e forti – faccia compiere all’umanità intera un salto di civiltà con la stipulazione di un nuovo patto globale di pacifica convivenza e sopravvivenza. E’ un’alternativa complessa, difficile, ma non impossibile. E’ comunque la sola alternativa realistica alla legge del più forte e alla sudditanza dell’intera umanità alla violenza delle armi, alla politica degli affari e degli interessi dei pochi padroni che oggi stanno conducendo il mondo verso la catastrofe. Nessuno può dire, realisticamente, in che forma e quando questi propositi potranno inverarsi, ma con altrettanta convinzione pensiamo che sia necessario scegliere ora, nel vivo delle intemperie drammatiche che stiamo vivendo, da che parte stare rispetto all’orizzonte alternativo che delinea la Costituzione della Terra: o si condivide e ci si muove coerentemente per realizzarla nel tempo anteponendo sempre il diritto internazionale alla prepotenza della forza, o si nega in quanto ritenuta utopistica finendo per accettare come naturale e ineluttabile ciò che sta accadendo, ossia le competizioni e le guerre militari, economiche, tecnologiche o ibride che siano.

 I sottoscrittori del presente documento sono ben consapevoli che i principali ostacoli sono da un lato la cecità e la forza di chi detiene i poteri decisori e  dall’altro la sfiducia, l’indifferenza e la rassegnazione sempre più diffuse tra le persone. Sono tuttavia altrettanto convinti che non si debba accettare la catastrofe annunciata come  naturale e ineluttabile e che serva, subito, una proposta alternativa per un nuovo ordine mondiale fondato sulla pace e la cooperazione. Per questo ritengono che la Costituzione della Terra1 sia oggi la sola alternativa realistica al disastro globale ed invitano singoli, associazioni, organizzazioni politiche e istituzioni a dare vita ad un movimento internazionale per sostenerla.

 

1 Una proposta di Costituzione della Terra per l’avvio di un confronto internazionale è contenuta nel libro del professore emerito di filosofia del diritto Luigi Ferrajoli “ Per una costituzione della Terra. L’umanità al bivio”, edito da Feltrinelli nel 2022.

 

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