Appunti sparsi

di Corrado Fois - Liberacittadinanza.it - 15/08/2026
La vita è un viaggio sperimentale, fatto causalmente – F. Pessoa

Andare in giro, visitare paesi e luoghi, incontrare persone di cultura e culture diverse è una cosa importante ed arricchente. L’ho fatto sempre nella mia vita tutte le volte che ho potuto, fin da ragazzo. Ma allora, intendo quando cominciai ben più di 50anni fa a viaggiare per l’Europa, portavo con me valori molto definiti e precisi. Una parte politica precisa. Un convincimento radicato per il quale ero abituato a spendermi accettandone i rischi. Ero dunque più propenso a parlare e convincere, piuttosto che tacere ed ascoltare. Non dico fossi un predicatore, ma insomma ci andavo vicino. Nel mio piccolo.

Spinto da ciò in cui ho sempre creduto, in una qualche misura anche mutevole, ho scritto molto. L’ho fatto fino a qualche mese fa, più o meno ovunque si potesse portare un argomento che sentivo mio. Ne avvertivo come l’urgenza. Di fatto scrivere è un po' come parlare per convincere, ha un suo aspetto di predicazione, e di supponenza. Durante questa fase diciamo consolatoria ho toccato con mano che gli scritti, come le parole dette, sono foglie al vento e dopo un po' marciscono sui marciapiedi. Così vanno le cose, che sia giusto o sbagliato poco conta. Ma le convinzioni forti mi abitavano comunque e sempre ed avevano spesso il sopravvento sul crescente e toccante disincanto. Sulla crescente sensazione di appartenere ad una specie in estinzione. Sensazione non bellissima anche perché accompagnata dalla fattuale considerazione che ci si parlasse tra noi, un po' come alle cene tra vecchi compagni di scuola che si ritrovano vivi, ma in una foto sbiadita. Estranei tra conoscenti.

Ad un tratto, come se ciò che si muoveva in me improvvisamente arrivasse al suo dunque, ho avuto chiara e netta la percezione del cambiamento. Non mio, sono troppo in là nell’era fossile per cambiare radicalmente, ma nel mio modo di vedere la realtà attraverso uno schema di valutazione politica. Politica, nella sua accezione più assoluta. Ed ho colto che, nel proseguire testardo dei miei criteri, avevo perso di vista la realtà, la quotidianità. In altre parole più semplici, ero tutto intento ad acchiappare cazzi per aria. E’ stato dunque relativamente semplice tacere ed ascoltare. Aprire le orecchie e gli occhi. E’ stato semplice, ma non piacevole.

Noi , e dico noi in modo allargato intendendo comunque una vasta area che si riconosce nei valori profondi della libertà e della democrazia, stiamo su un marciapiede, ma il Popolo sta ormai su un altro. Siamo divisi da una strada sempre più larga costruita con mattoni squadrati e puntuti fatti di tutte quelle cose che, per pregiudizio o tigna, continuiamo a predicare. Cose importanti, forse, ma non cruciali. Cose apparentemente sostanziali, di fatto inutili rispetto alle priorità reali che si vivono in quelle strade d’Europa e del Mondo, dove abbiamo smesso di abitare. Che abbiamo smesso di ascoltare.

Vedere per le strade di Manchester una sfilata di islamici vestiti di nero, con le bandiere nere, le donne in burqa separate dagli uomini, gli imam che gridano nella loro lingua è dirimente. Vedere i giovani nordafricani delle banlieau di Parigi dare fuoco ad un cane dipinto con i colori della bandiera di Francia è raccapricciante. Vedere dei maranza che circondano e prendono in giro un’anziana spaventata fuori da un centro commerciale fa bollire il sangue. Non so cosa mi abbia spinto a sparare una sberla in testa ad un ragazzotto marocchino strafottente. Non so se ero io a gridargli “ marocchino di merda!” . So che è successo. Ho rischiato grosso data l’età, ma improvvisamente ai miei lati due uomini, ed uno era un armadio a sei ante, che gridavano. I maranza sono scappati via. La donna ci ha ringraziato. L’armadio mi ha posato una mano che era un prosciutto sulla spalla e mi ha detto “ Bravo!” gli ho risposto “ Bravo un cazzo” e me ne sono andato. Ero io. Non ero io.

So che sta succedendo. L’ho visto in giro. A Genova, al Lorenteggio a Milano, a Bari come a Berlino. Nessuno in quella che un tempo chiamavamo sinistra ha il coraggio di guardarlo in faccia questa mutare della società. Questa guerra che sta maturando. Ma sta succedendo. Lo si vede per strada, lo si sente nella pelle se non si è ipocriti, ed ogni volta lo si conta dentro le urne.

Io ho visto il Marocco. L’ho girato dalla turistica e fasulla Marrakech a Rabat, dalla città blu alle montagne ed al deserto. Ho visto bella gente, un Popolo ordinato. Rabat è una città molto interessante sul mare, grandi viali, palazzi moderni, costruzioni storiche è bianca e pulita. Le persone hanno una naturale gentilezza. Si mangia benissimo, in ristoranti di qualità o per strada. La polizia è ovunque, una presenza costante. E allora capisci che Ceuta non è immigrazione causale e di massa, modello albanesi nei porti di Italia. E’ una intimidazione contro una occupazione coloniale. La gente è un’arma. E’ una guerra di liberazione. Ma lì. A casa loro, in un’isola che è Marocco e che è occupata abusivamente dalla Spagna. Così come l’Inghilterra occupa Gibilterra. Cascami di un colonialismo mai superato. Solo un governo di cialtroni poteva fare di Ceuta un’arma di propaganda. Ma Ceuta è li, è la terra che i marocchini abitano e che amano. Non è la stazione di Melegnano, dove i maranza spaventano i viaggiatori. E questi marocchini non sono quelli. Perché come ci insegna la sociologia ogni comunità produce i suoi scarti, noi abbiamo i nostri, mafiosi assassini stupratori. Ed ora ospitiamo gli scarti altrui.

L’8 Marzo ero a Istambul, non apposta, era solo una data compresa nel mio giro della Turchia. Nella grande piazza del mausoleo di Ataturk sfilano le donne dell’esercito turco e festeggiano con una grande parata la festa della Donna. Ci sono le mogli o le figlie dei ministri, ufficiali e truppe femminili di tutte le armi, aviazione marina corpi speciali. Qualcuna porta il velo sotto il cappello militare, altre sfoderano bellissimi capelli biondi o neri. Ero li per caso l’ho visto. Ho pensato “ ma quante cazzate ci dicono su Erdogan e sulla Turchia”. Le donne sono libere nelle belle strade di Istambul. Una città di 20 milioni di abitanti che riesce ad essere ordinata e gestita, spettacolare ed emozionante, mentre Roma annega nella mediocrità. Perché i Turchi hanno un senso profondo della loro identità. In Germania 7 milioni di turchi non hanno creato un problema in 50 anni. Diecimila nordafricani od afgani in pochi anni hanno regalato il 20% dei consensi ad AFD. L’identità di una comunità è tutto.

Tunisi è una bella città, molto europea. Cartagine è un quartiere residenziale. Qui è la qualche rovina romana. Sono seduto al bar con la guida, un tunisino che parla un italiano perfetto, ha studiato a Palermo. Mi dice indica un ragazzotto seduto sun un muretto che guarda il telefono “ lo vedi? Il problema è internet, i ragazzetti dei paesini sperduti lo guardano. E pensano che l’Europa sia una specie di Disneyland. Corrono rischiano la vita arrivano li da voi e si perdono nel nulla” poi mi guarda e dice “ E voi pensate che questi siano i tunisini, questi delinquenti che erano feccia anche qui. La Tunisia, sono io”.

Nelle vie di Barcellona, nei pressi della Sagrada Familia appena terminata. Un nordafricano ubriaco sta seminando il panico con una bottiglia spezzata. Dal nulla di gente intimorita esce una ragazza, l’ubriaco ride ma in un attimo è per terra, altri due ragazzi lo ammanettano, lo infilano in una macchina che ora accende le luci della polizia. Non è durata più di qualche minuto. Ha regalato voti a Vox. Bisognerebbe che Piantedosi invece di pontificare facesse un giro in Spagna per vedere cosa davvero vuol dire garantire sicurezza.

Non so spiegare meglio di così quello che penso. Io credo che abbiamo davanti due cose che ci riguardano da vicino da qui alle urne. E non è di certo quale mezzasega , Schlein o Conte, sarà il non so cosa. Non me ne può fregare di meno. Il primo punto è che stiamo parlando di cose belle, importanti e giuste : la Costituzione, la legge elettorale, l’antifascismo. Cose che ci stanno a cuore evidentemente, ma che sono, oggi, per aria. Sono la narrazione di una comunità ormai circoscritta.

Non si governa solo con questi principi, pure importantissimi, un paese come l’Italia che non ha saputo o voluto gestire la sicurezza del Popolo di fronte all’arrivo massiccio e scomposto di milioni di persone provenienti da altre culture con obiettivi soggettivi non tutti a livello di “ scappano dalla guerra” oppure “ cercano una vita migliore “. Generalizzare porta solo guai. Io l’ho fatto con grande convinzione e spirito di aperta accoglienza, ed ho toccato con mano che le cose messe a terra sono ben diverse da quelle in cui abbiamo, astrattamente creduto. Garantire la sicurezza del Popolo è un vero e profondo atto democratico come insegna Robespierre. Questi eroi del campolargo andranno in giro a parlare nelle piazze e nelle strade, reali o virtuali, in piena campagna elettorale ed io ho timore per quello che diranno e ne ho di più per quello che non diranno. Stanno parlando alla gente, a persone e famiglie che prima erano spaventate ed oggi sono aggressive. O sapranno affrontare bene e progettualmente questo tema dirimente, oggi, o saranno sconfitti regalando una vittoria facile ad una destra inguardabile che però parla di leggi speciali. Bastava e basta l’ordinaria applicazione della Legge.

Il secondo punto è che abitiamo un mondo governato dalla peggiore informazione mai vista. Ci raccontano quello che vogliono, sull’Iran, sulla Cina, sulla Siria, sulla Turchia. Su qualsiasi paese non faccia parte del cerchio angloamericano. E la gente prende per buona una realtà manipolata ed evidentemente artificiale. La verità è che quei paesi si stanno evolvendo nel rispetto dei loro sistemi e valori mentre qui abbiamo una Europa che ha perso la via maestra ed è una roba sgangherata governata male. Per impedire la crescita delle destre invece di praticare una politica concreta e fattuale che tenesse conto dei reali problemi dei Cittadini si è messa insieme una pattuglia di mediocri che sta distruggendo in modo irreversibile l’immagine dell’unità continentale agli occhi di ogni singolo europeo. Vedremo cosa ha prodotto questa Europa maneggiona della Ursula nelle urne francesi spagnoli e tedesche, lo vedremo molto presto.

La crisi non è nel sistema democratico, questa è una idiozia, la crisi è nella mediocrità dei governanti, nella loro inutilità ed arroganza. Nella loro malafede. In Europa ci stiamo affogando, In UK lo stiamo vedendo, negli USA lo stiamo pagando.

Aprire le orecchie ed ascoltare è necessario. Si sentirà così non il mormorio, ma la marea di questo tracollo. I milioni che sfilano per le strade d’Europa da Varsavia a Lisbona ci dicono una cosa precisa. Non è stata la destra capace di muoverli fuori dalle loro case invocando identità ed ordine. E’ stato invece questo spettrale residuo che le non destre chiamano progressismo, non avendo più altri valori. Un aggregato di sciocchezze composto da visioni guerrafondaie, nemici inventati, parole vuote, slogan lontani e di astrazione che sta regalando il futuro al passato.

E non c’è modo di invertire la rotta, ora. Quello che si doveva fare non si è fatto. L’errore è di tutti noi, nessuno escluso. Ora si tratta solo di misurarne gli effetti.

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