La Fiera di San Lazzaro

di Corrado Fois - Liberacittadinanza - 15/09/2019
“ 'a san sté a la Fiera di S. Làsaro, oilì, oilà, a' i' ò cumpré du' béi pisòn, com' eren béii, com' eren bòn “ (popolare/Guccini)

Comparire in televisione non è sempre utile. Si, è vero, ti metti in mostra, ti notano, ma la cosa di per sé ha dei rischi. Come dire: dipende da chi sei, dipende da chi ti guarda. Dipende da cosa resta memorizzato, influenzando la visione della politica, del proprio Paese, del futuro stesso. In questi giorni indefinibili i giornalisti sono andati, camera in spalla e microfono in mano, a caccia del fatterello curioso ed esplorato senza cautela facce, frasi, figure di politici e soprattutto del Popolo, la vera star degli ultimi anni. Ne è venuto fuori un interessante quanto involontario affresco, quasi un “Comizi d’amore” dello straordinario Pasolini, banalizzato dall’era social. Ne riepilogo, per chi ha voglia di leggere, le parti che mi hanno colpito.

Ci sono cose che, per la loro evidenza, si commentano da sole.

Partiamo dai saluti romani, opportunamente collocati in una piazza romana. Intendiamoci: non ne sono stupito, ne ho visti fin troppi in un Paese come il nostro che coltiva il fascismo sui balconi di casa. Diciamo che guardo con stupore a chi sono attaccate quelle braccia tese. Ma che facce per benino! Rotondine, paffutelle, rosee e familiari, giustificano i commenti soddisfatti di Salvini “questa è una piazza piena di mamme! … Beh qualche Casapoundaro con l’aria truce c’e in giro e vedere dei palestrati coperti di tatuaggi mi da un po’ di conforto. “Ohh ecco un vero coatto” , ma poi vengono intervistati ed, accidenti!, usano i congiuntivi in modo giusto ed entrano nelle subordinate uscendone poi con una certa agilità, senza l’ausilio dei Pompieri. Delusione.

Per fortuna ci pensa la Giorgia nazionale ad abbassare il livello di sintassi, altrimenti avrei potuto pensare di assistere ad un raduno di “imparati”. Questa piazza incredibilmente evoca a gran voce la Democrazia .“ Nzomma fatece votà aridate la parola ar Popolo Sovrano “ strilla una pantera tutta rifatta, bocca canotto, zigomo rinforzato ( vien voglia di dirle “ signò ..c’ha una certa e si dia pace!” ) ed a fianco alla demì-Santanché un tipo nutrito, più facile saltarlo che girargli intorno, rinforza l’ala demo plutocratica dei sovranisti “ il voto è un diritto costituzionale” . Una di quelle frasi che vanno sempre bene, anche a Natale. Strano vedere quanti di questi nostalgici dell’uomo forte, che non deve chiedere mai ed ha pieni poteri come Zagor, siano innamorati della nostra Costituzione Repubblicana.

La cita anche Gasparri notoriamente monarchico, ma insomma si vede al primo sguardo che il nostro è duttile, ha un occhio al Santo ed uno alla processione .

Dal servizio ricavo una prima sintesi: non ci sono più i fascisti di una volta. Facciamocene una ragione perché il nemico è altrove.

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Cambio canale. Qualcuno, credo di essere scivolato su Rete4, rievoca la Festa dell’ Unità del PD (ossimoro involontario ) e mostra un folto pattuglione che canta Bandiera Rossa. A parte che forse sarebbe stato più idoneo cantare l’Internazionale, che mi ostino a considerare un inno stupendo ed attualissimo, pare ovvio lo scopo del confronto visivo: di qua la Piazza Tricolore di là i Comunisti. Ricordo che da studente liceale partecipai ad un seminario tenuto in facoltà di Lettere da Pietro Clemente e dall’indimenticabile Pio Baldelli. Spiegava come la formula (sintassi, impaginazione, sequenzialità, meta comunicazione ) dei servizi televisivi favorisse la fissazione degli stereotipi ed in ultima analisi, come si diceva al tempo, delle convinzioni. Nel cogliere l’attualità di quella chiave di lettura e la continuità lessicale offerta da questa TV ho provato un certo conforto rispetto all’avanzare del tempo e dell’età. Un po’ come mi capita quando vedo Mick Jagger e Keith Richards saltellare vispi sul palco, o quando sento Renzi (che ogni giorno di più sembra Crozza che imita Renzi ). Il toscano ha teso un bel trappolone al partito che odia, il suo, spingendolo tra le braccia dei Cinquini ed è pronto a saltare fuori inorridito aumentando quel pasticcio malriuscito che chiamano “ confronto politico”. Zingaretti mormora da Vespa che l’uscita di Matteo L’altro sarebbe “lacerante” (sic) quasi che la presenza fosse un collante.

 “Non si fa politica con la morale, ma nemmeno senza.” diceva André Malraux.

Da questo secondo servizio ricavo un’altra sintesi: cambiano i tempi, restano i modi. Vuoi vedere che siamo rimasti fermi? La prudenza è un’ottima consigliera, ma non è che dandole sempre retta si costruisca il futuro.

Per senso di responsabilità verso il mio Paese accetto di vedere ( ho un superio scassapalle ) anche le sintesi serali ed atterro sull’avvocato Conte, il Premier policromatico. Citando Saragat richiama tutti, col dito puntato, alla politica dal volto umano. Guardando le facce che ha intorno penso “cominciamo bene!”. Il dotto pacato discorso, condito dalla dizione arrotolata, è così pregnante da farmi ricordare con affettuosa partecipazione la supercazzola dell’altro Conte ( Mascetti ) ma insomma questo passa il convento. Lo seguo come posso arrancando tra le mie idiosincrasie e le sue semplificazioni. Solidale capisco quanto gli sia imbarazzante giustificare il passato ed accetto tutti i suoi verbi al futuro: faremo,saremo,diremo, ma non so perché ho una imbarazzante sensazione di vuoto. Nella sintesi delle repliche riemerge la ben nota fisiognomica ( umana??) della politica italiota. Ululati, insulti, schiamazzi. Alla faccia dell’aula sorda e grigia!

Mi viene in mente la caduta del governo Prodi con un deputato ( onorevole non direi ) Forzista che sventolava una fetta di mortadella, o i cappi agitati dalla Lega dura e pura nel 1993. Mi domando, oggi come allora, ma chi cavolo mandiamo in Parlamento e da lì al Governo? La risposta è davanti a tutti.

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Da questo terzo servizio un’ulteriore sintesi, personale quanto banale. La dico come mi viene: forse non è la quantità delle sedie il problema, ma la qualità dei culi. E se sottoponessimo i Candidati ad una batteria di test attitudinali? Svilire la qualità rappresentativa è un modo, che viene utile a molti, per disarticolare la Democrazia. Per mia fortuna fatico ad interpretare l’evidenza e quindi non ho capacità dietrologiche.

Ed infine Floris. Di martedì. Di Maio. Dimmi che non è vero. Alle domande del Giova ( lei ha detto questo, e poi questo ed anche questo del PD) l’ineffabile risponde “sul PD ero scettico ( scettico???) mi hanno stupito”. Sorge spontanea una domanda e per evitare scivoloni personali userò le parole di Zucchero “ Pippo,che bestia sei?” . Con tutto il rispetto per ogni forma di vita credo non ci sia ancora una risposta scientifica. Non è che io veda lo steward campano come il male assoluto, ognuno si guadagna il pane come può, ma certo ha trasformato il movimento di Beppe in un sarchiapone pronto alla rissa per i sottosegretari ed alla ressa nei negozi di via Condotti. Fa tristezza vedere il M5S ridotto così perché, confesso, qualche anno fa l’ho sentito incarnare la mia stessa indignazione. Verrebbe da dire , citando Dario Fo Come esistono oratori balbuzienti, umoristi tristi, parrucchieri calvi, potrebbero esistere benissimo anche dei politici onesti”. Purché mantengano un po’ di onore.

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Se questa è la situazione complessiva, se questi sono i modi per conquistare la guida di un Paese (ormai praticati ovunque anche in UK ) e se questi sono i protagonisti del cambiamento non mi stupisce che la grande maggioranza degli elettori in tutto il mondo, Mosca inclusa, diserti le piazze ed abbandoni le urne, o scelga la strada dei bastoni come a Parigi, o ad Hong Kong. Il pericolo per la Democrazia non viene da misteriosi  gomblotti , da tecnocrati dell’est o  da satrapi dell’ovest. Viene dalla sua banalizzazione. Si vive a Disneyland quasi che la libertà di scelta fosse un fatto scontato , come se fosse per sempre, a prescindere dal suo uso. Ereditata senza fatica la Democrazia viene vissuta con disinvoltura e senza partecipazione, difesa senza determinazione, praticata da chi dovrebbe gestirla senza più onore.

I parlamenti sono spettacoli penosi , deputati tories che dormono sfacciatamente a Londra, cafoni beceri che starnazzano a Roma. L’applauso di Montecitorio a Liliana Segre, bellissima e limpida, suona stonato se a battere sono quelle mani e se un Salvini qualsiasi, cioè nessuno, può sentirsi legittimato a farne, in quell’Aula, dell’ironia di terz’ordine. Siamo davvero alla Fiera di San Lazzaro, oilì oilà.

Comunque sia è con questa realtà, marcescibile e dunque non immutabile, che dobbiamo fare i conti. E temo non basti alla Sinistra stilare la lista dei buoni e dei cattivi sulla lavagna per definire con chi avrà senso, penso tra breve, costruire nuove alleanze elettorali. Si deve rifondare un pensiero strategico ed una proposta conseguente che riaggreghi tutte le energie disperse o rinchiuse. In un altro momento di smarrimento nacquero i Girotondi, cui fa riferimento Libera Cittadinanza questo contenitore di idee. Me li sono persi. Colpa mia: ero occupato altrove e della disillusione avevo fatto un alibi per coltivare con cura i fatti miei. Non sono quindi legittimato a parlarne. Ma ovunque io vada, con chiunque ragioni vedo che si va consolidando un desiderio di partecipazione. La disillusione,vera o presunta poco importa, va lasciando spazio all’irritazione, madre di ogni reattività. Le cose inaccettabili fin qui sentite sono troppe ed i pericoli di una società asimmetrica e diseguale troppo evidenti per rimanere in tribuna. Un po’ per scherzo un po’ per abitudine ci diciamo, quando si ragiona di politica, che siamo a corto di leader , ma è questo il problema?

Con certezza possiamo dire che è solo uno degli aspetti critici della nostra area e quindi non il punto risolutivo. Il nostro problema a mio avviso e che dobbiamo imparare a ragionare con formule nuove e fuori dagli schemi che conosciamo e pratichiamo da troppo tempo. La partita in arrivo è più complessa, più ampia e riguarda contemporaneamente sia le nuove generazioni che i bastioni storici del disagio economico, superando ogni confine geografico e politico nell’accezione più classica. Le nuove direttrici dell’emozione collettiva viaggiano in canali immediati che vanno ben oltre i social decotti, bazzicati dai politici ( twitter facebook) quindi sfuggono alla facile interpretazione.

Nuovi modelli imprevedibili di ingaggio interagiscono in forme antagoniste ed in tempo reale, dalla Svezia ad Hong Kong all’Iran, in una mescola ancora difficile da comprendere, che assembla ambiente, anti capitalismo, anti autoritarismo. Tendenze che si rafforzano anche in Italia anche se non ce ne stiamo rendendo pienamente conto perché siamo troppo disgustati, ed in definitiva affascinati , dalla Fiera di San Lazzaro. Guardiamo fuori dalla finestra, o dentro il televisore e tutto ci pare, come dicevo, sempre uguale a sé stesso, immutabile.

Ma stiamo aspettando l’alba con la testa girata verso il tramonto. I nostri figli ci possono mostrare il cambiamento, se li ascoltiamo. Quelli svogliati ed apatici come quelli curiosi e velleitari . Una cosa li unisce: se ne fottono del possesso e dei miti fino a ieri insistenti ( l’auto- la casa - il lavoro). Noi discutiamo del loro futuro, dall’occupazione alla pensione che avranno e loro si domandano come dare qualità al presente.

Siamo dissonanti, parliamo lingue diverse. Bisogna capire su cosa e come dialogare se vogliamo intercettare la trasformazione in atto prima che altri la facciano propria e ne delimitino il campo. Questo pericolo esiste. Qualche mese fa le più grandi aziende del mondo, quelli che definiremo i capitalisti chiave, hanno sottoscritto una sorta di patto etico. Il profitto non è più un valore assoluto. Remunerare l’investimento non è il solo tema. La ricchezza va condivisa con i vari portatori di interesse ( dipendenti, parti sociali, società ). Per chiunque conosca le tendenze espresse letteralmente fino a ieri dal capitalismo è uno choc sentire simili dichiarazioni. Come per Copernico assistere ad un congresso di terrapiattisti.

L’attenzione verso la qualità della vita e dell’ambiente si focalizza come una priorità ormai ineludibile.

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Anche a Cernobbio ( forum Ambrosetti ) recentemente questo nuovo atteggiamento è emerso come il punto focale. Ho bazzicato, per ruolo e lavoro, quei conciliaboli e conosco da decenni le logiche che permeano le imprese finanziarie e industriali. Se questi temi diventano centrali anche per JP Morgan o per Amazon , o per le oil companies è perché i potenti centri studi hanno individuato e ponderato la loro forza sociale e lo sviluppo imponente che avranno nei prossimi anni. Bisogna dunque “cambiare tutto perché nulla cambi”, limando un po’ di insopportabile diseguaglianza ( 62 famiglie oggi gestiscono il valore economico prodotto da 2 miliardi di Persone ) per mantenere asimmetrica la società, salvi i privilegi e saldo il potere. Sono belle parole quelle che leggiamo nei documenti degli uffici stampa di Wall Street, ma il capitalismo, per sua stessa natura, non si può redimere. Passa dall’indifferenza per i morti sul lavoro alla compilazione di commoventi necrologi. Più o meno tutto qui. La logica è sempre elementare: cavalcando per tempo tendenze emergenti, offrendo parziali risposte e molte chiacchiere i sistemi attuali sperano di mantenere inalterati i rapporti di forza in termini di economia locale e di geopolitica.

Mi domando quando la sinistra occidentale, che deve fare almeno da contrappeso al potere dei grandi trust, deciderà di entrare in contatto con questo Nuovo Mondo e con quale progettualità proverà a dialogare. Se non lo fa in maniera competente ( diciamo almeno alla pari come ‘centri studio’ ) e con una certa tempestività, perderà credibilità e troverà ogni spazio chiuso.

E' già successo.         

Dicevo che a suo tempo il Movimento 5Stelle intercettò bene il disagio sociale e l’irritazione collettiva, ma quel patrimonio di consenso fu affidato, per la sua traduzione politica, ad un pattuglione di incompetenti e le linee guida oscillarono tra profezie del mago Magù, le scie nel cielo ed il fideismo digitale. Solo gli svarioni e l'arroganza  di Renzi, allontanando milioni di elettori dalle urne, consentirono al Movimento di trovare praterie in cui espandersi. Ma la dirigenza Cinquina, ormai trasformata in una specie di setta autorenferenziale, lo fece in modo confuso e con troppo clientelismo ed assistenzialismo mal celati tra le pieghe del saio. Il risultato è il recente rigonfiamento abnorme di voti tutti assolutamente a scadenza breve e spesso fortemente interessati o scambiati. Così oggi abbiamo perso un modello originale di aggregazione che andava perfezionato e bilanciato ed abbiamo l'ennesimo inutile, sovrastimato e confuso partitazzo.

I fenomeni sociali o si interpretano e si comprendono costruttivamente con una guida pensante o si perdono di vista. Si finisce con l'esserne esserne travolti.

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E’ quindi per me è incomprensibile che la sinistra abbia nel tempo deciso di rifiutare il contributo degli intellettuali, degli studiosi, degli esperti cioè della vera elite, per affidarsi a segretari diplomati alla Ruota della Fortuna ed a scappate di casa. E’ proprio da chi studia, da chi curiosamente ricerca e poi sperimenta che la nuova politica dovrebbe attingere argomenti da approfondire ed anche indicazioni sul che fare.

Tanto più oggi confrontandosi con un capitalismo contemporaneo, sia esso monopolistico di Stato  come la Cina o trust come in Occidente, che opera insieme a partner competenti e consulenti di rango ingaggiati per ricostruire percorsi di consenso e  creare le sue nuove elite.

Bisogna attrezzarsi bene. Se l’evoluzione sociale ti mette davanti un nuovo tipo di avversario adéguati ai suoi cambiamenti.

Non faccio parte della schiera di chi vede dicotomia tra le elite ed il Popolo, perché amo la storia e questa maestra di vita insegna che sono proprio le elite a guidare i cambiamenti. Se vogliamo indirizzare questi ultimi dobbiamo lavorare con le prime.

Meglio ancora: dobbiamo imparare di nuovo come produrre elite.

Un partito senza scuole quadri è destinato al populismo ed alla improvvisazione, un Paese senza abilitazioni conquistate alle scuole di pubblica amministrazione è destinato ad avere Presidenti di Regione che facevano i venditori di spazi pubblicitari o i Gigi ‘a Purpetta ( vedere in proposito al bel tomo in questione YouTube, Crozza  https://www.youtube.com/watch?v=2qPETlAdsSM ).

 

Nel caso in questione, la creazione di una nuova elite politica, il sapere è già fare.

Quindi, secondo me, si deve ricominciare da dove ci si è fermati. Dallo studio.  Nel frattempo che ci sorbiamo questa minestra di Governo, accettabile solo perché altrimenti la UE ci chiude i crediti, si deve riprendere la funzione elitaria che è propria della Sinistra, laica socialista e innovatrice. Leggiamo le trasformazioni sociali a testa alta guardando oltre il balcone . Rifacciamo convegni aperti, riprendiamo a dialogare con chi si è chiamato fuori, portiamo a casa le esperienze e le competenze divergenti. Verranno fuori progettualità nuove e approcci imprevedibili. L’idea della prima Leopolda non era stupida, era solo presuntuoso e vacuo il suo animatore.

Perché non provarci in forme e luoghi diversi? Non abbiamo molto da perdere. L’esperienza ci ha insegnato che la mancanza di visione porta al nulla, che l’arroganza non premia nessuno oggi, nemmeno i sedicenti capitani e che non dobbiamo più mostraci come ‘razza superiore’, appassionata a teoremi complessi fuori contesto, ma nemmeno inseguire le puttanate populiste.

Dobbiamo solo imparare a pesare la complessità ed a tradurla in modo semplice e condivisibile. Non perché si debba dialogare con la pancia del Paese, che ovviamente fornisce risposte imbarazzanti, ma con cervelli pratici e funzionanti che pretendono un linguaggio chiaro e progettuale. Bisogna avere un  po’ meno di timore, un po’ più di fiducia.  E se qualcuno vuole saltare fuori dalla barca di nuova sinistra identitaria si accomodi pure e lo faccia in fretta perché mi pare l'ora di mettere insieme nuovi equipaggi e nuovi timonieri.

Scriveva Jacques Brel, “ io conosco delle barche che si dimenticano di partire… ed hanno paura del mare a furia di invecchiare”.

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