Previsioni e precauzioni

di Corrado Fois - liberacittadinanza.it - 10/01/2024
In politica economica l’unica funzione delle previsioni e di far apparire rispettabile l’astrologia- J.K. Galbraith

Da quando la Meloni è al governo e la Schlein all’opposizione leggo gli oroscopi. Cerco di capire come possa andare a finire il paese, oggi in mano a costoro. Domanda lecita, credo.

Le visioni di Paolo Fox o Rob Brenzsny danno sempre conforto. Affascina questa loro capacità di essere vaghi in modo circostanziato. Per il momento non vado ancora da Lella la maga di Arcella, ma non lo escludo in un prossimo futuro, specie dopo il confronto tv tra le due reginette, evento che non mancherò di mancare. Non c’è abbastanza biochetasi granulare sul mercato.

Quando la voglia di emigrare in Uganda cresce a dismisura mi sparo uno skype con il mio amico Vincenzo. Abita da anni in Canada ed essendo un nisseno cinico guarda alle cose della vita con un distacco quasi snob. Soprattutto abitando altrove sa che l’altrove non esiste. Stabilizza l’umore sapere che non c’è più nessun posto dove rifugiarsi. Come direbbe il vecchio ed indimenticabile Razzi? E’ tutta una malvivenza.

Basta vedere che fine ha fatto l’Ecuador – un tempo pacifico rifugio per invecchiare- dove ormai spadroneggiano i narcos. Sparatorie, bombe, morti. Più o meno com’era in Italia prima che si trattasse con la mafia. Per riempire di cocaina i nasi dei borghesi euroamericani le bande dei narcos accoppano rivali e poliziotti. Una guerra civile silente che si stima faccia – in tutto il sud America - intorno ai 20mila morti all’anno. Da decine d’anni. Pensare che basterebbe legalizzare le droghe per fottere per sempre le organizzazioni terroristiche o criminali. Ma è una cosa che nessun governo vuole davvero. Si ridurrebbe il denaro circolante e nero. Utilissimo per tutto, dalla ricchezza delle borse, City o Wall Street, al finanziamento per le milizie mercenarie da mandare qui e lì.

Nel pezzullo provo a sintetizzare alcune previsioni, per l’anno nuovo, che volano in giro ed anche alcune precauzioni suggerite, qui e là, da esperti di sopravvivenza. Mi sa che serviranno.

Previsioni. L’oroscopo di Santoro.

Era metà dicembre mi pare. Michele Santoro si sbracciava da Floris, facendo saltare microfoni e test audio. Con grande enfasi diceva la sua opinione che, spaziando sull’universo, conteneva ovvietà ed eversione in parti uguali. Per questo mi era piaciuta. A Floris che cercava di ricondurre il tutto al nostro specifico politico governativo, Santoro rispondeva, ma che me ne frega di questi qua!! siamo in una guerra globale creata apposta per mantenere la supremazia americana. Riassumo a memoria, ma il senso era questo. Per spiegare la sua visione – da Floris allora come altrove in questi giorni - Santoro cuce insieme la guerra in Ucraina ed Israele. Magari tende un po' a strafare con quel suo senso dello spettacolo che si intreccia allo slogan tipico delle sue radici maoiste, Servire il Popolo, se non ricordo male, come Antonio Polito. Ma anche se il piatto gronda come un panzerotto troppo ripieno, Michele ha posto una questione precisa: dove diamine è finita l’Europa? Ed ha sottolineato che questo è il tema dell’anno, anche se si mescola ad altri, altrettanto cruciali.

( link https://www.youtube.com/watch?v=IT4qgl7dZq4 )

Seguo lo stimolo e ragionando nei primi passi del 2024 - l’anno elettorale ovunque - raccatto le previsioni che circolano più insistentemente tra gli osservatori esperti di geopolitica. Riguardano le prossime elezioni europee che si svolgeranno a giugno, le elezioni presidenziali americane di novembre e quelle russe che saranno le prime, a marzo. Insieme a qualcosina d’altro.

Liquidiamo subito le russe, che hanno esito ovvio. Chi diamine ha la forza e la tenuta digestiva al plutonio per opporsi a Vlad? Spiccano due altre candidature, praticamente Gianni e Pinotto, tal Slutskj liberal democratico e Davankov del partito popolare. ( link in proposito https://www.huffingtonpost.it/esteri/2024/01/07/news/dieci_sfidanti_per_putin_limportante_e_far_finta_di_partecipare-14764270/ ) Putin si farà l’ennesimo mandato senza problemi, magari cedendo qualche fettina di elettorato giusto per l’immagine. La sua presenza continuativa va bene a tutti, ai nemici che ormai lo conoscono ed agli amici che ci prosperano. Nulla quaestio.

Per opposto geografico, ma nella stessa melma detta continuità, si svolgeranno a novembre le elezioni per il potus ( president of united states ). Non si era mai vista, nella pur stramba storia delle elezioni americane, un’acqua così stagnante. Biden vs Trump. Santa pazienza. Ma come è possibile che lapiùgrandedemocraziadelmondo (sic) non sappia esprimere niente di meglio che questi due anziani. Biden è un secondo diventato primo per assenza di alternative e Trump un imprenditore fallito e puttaniere che fa sembrare il nostro Cavaliere uno statista. Imbarazzante.

Una spiegazione semplice c’è: l’America vera è cosa diversa dalla narrazione di ollivud. Quell’enorme paese è in realtà cinque o sei città stato sparse in un gigantesco agglomerato di modestia. Per esprimere personalità complesse deve proprio sforzarsi. E’ anche vero che il potus nel sistema gestionale degli Stati Uniti è l’espressione pubblica di un’amministrazione e di un team, ma per contro è anche vero che egli abbia poteri straordinari in circostanze eccezionali. Temo che le circostanze che abitiamo siano eccezionali, dunque sono entrambe assai pericolosi.

Nessun osservatore, di qua e di là dell’Atlantico, azzarda una previsione sul vincente. Tutti però convergono su un punto: gli Stati Uniti stanno affrontando una crisi reputazionale e di influenza che non ha precedenti dal dopoguerra ad oggi. Inaccettabile per i trust capitalisti, i veri poteri americani.

Il ragionamento di Santoro – lo riassumo rozzamente: gli Usa le stanno tentando tutte per evitare il declino del loro potere – sintetizza per il pubblico riflessioni molto complesse che ho ritrovato in economisti come Stigliz o Picketty, oppure in esperti di geopolitica come Barry Buzman ( Il gioco delle potenze – UBE paperback,ed ). Il principio di riferimento è che gli USA stiano perdendo, tempo per tempo ma inesorabile, il primato mondiale. Le cause sono molteplici. Tra queste certo spicca la globalizzazione che ha favorito l’emergere di altre potenze nello scenario mondiale, ma contano anche alcune scelte idiote dell’amministrazioni americane, sia in politica estera che in economia.

Nella cornice di questo tentativo americano Santoro inserisce l’allargamento della Nato all’est, il sostegno alle guerre civili in medio oriente, le posizioni nell’invasione di Ucraina e nella guerra d’Israele. Soprattutto accusa gli Stati Uniti d’aver spinto l’Europa, con mezzi non tutti trasparenti, verso una sudditanza che ha tolto di mezzo il solo intermediario attendibile tra i blocchi dell’eterna guerra fredda. Essa, ormai spoglia di ogni orpello ideologico, si dimostra per quello che è sempre stata: lo scontro tra il capitalismo dei trust e quello di stato per il controllo dell’economia internazionale.

In Europa la partita è altrettanto complessa. Nel continente, prossimo ad elezioni cruciali per il futuro della UE, si è formato un blocco di interessi comuni che la destra, popolare o nazionalista, incarna. Questi interessi hanno sostanzialmente due ceppi, anche se ramificano in altri campi: 1) la volontà di sterilizzare i processi di trasformazione energetica e di riconversione produttiva 2) il rigetto dell’internazionalismo comunitario che ha nella guerra aperta ai migranti il suo epifenomeno. Il blocco di interessi appare interclassista. Si radica nelle campagne e nel proletariato delle periferie urbane, così come nell’imprenditoria minacciata da leggi europee che tutelano le multinazionali e scaricano il peso della riconversione sulla piccola impresa.

L’assenza di serie politiche di accoglienza ha trasformato un fenomeno gestibile come le migrazioni in una tragedia umana ed in una guerra tra poveri. La destra reazionaria cavalca cinicamente questa paura sociale, tuttavia la mala gestione va ascritta ai governi di orientamento socialdemocratico che non hanno fatto realmente niente per costruire una rete sociale di accoglienza ed una informazione che ne sostenga serenamente le ragioni. E’ stata ovunque una gestione confusa ed ambigua ed ha avuto in Italia la sua massima espressione nei vari governi PD, conditi di insipienza ed ipocrisia. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Per capire come andranno le prossime elezioni basta guardare il quadro complessivo dei governi europei. Dalla Finlandia all’Italia passando per l’Olanda abbiamo premier sovranisti ed opposizioni velleitarie ed astratte. Se guardiamo Svezia e Danimarca vedremo gli ipernazionalisti condizionare pesantemente il governo. Ed ovviamente si coglie l’emergere del blocco nazionalista nella sbilenca Spagna di Sanchez come nella Francia di Macron che, per arginare Le Pen, pesca giovanotti paraculi da mettere come paravento. La Germania, in questi giorni in difficoltà, registra una maggioranza in confusione ed una opposizione di destra compattata. Completa il quadro l’est europeo ex stalinista, dunque da sempre conservatore, che da tempo incarna il prototipo del nazionalismo al potere.

L’oroscopo di Santoro, nonostante l’aria tragica, è in realtà come quelli di Paolo Fox, generico e vagamente ottimista. Le cose sono messe assai peggio. Alla fine del 2024 potremmo trovarci davanti ad un Europa di destra che si coniuga, nella tradizionale pecoronata atlantista, con Trump. Abiteremo un mondo in tensione costante, diviso in blocchi egualmente nazional conservatori. Vedremo similitudini conflittuali tra l’aggregazione dei brics, condizionati dalla tripolare India Cina Russia, ed un occidente che da Washington a Bruxelles realizza il ritorno al vertice del capitalismo industriale. Con un caro saluto ad ogni riconversione produttiva ed un benvenuto al passato: gas petrolio e frontiere. Mi sa che il 2024 riprodurrà gli anni ’60, magari con più soldi ed occupazione ma senza speranze collettive o rotonde sul mare. Solo tanta naftalina, sfruttamento e diseguaglianza come oggi, polvere e smog.

Precauzioni, ovvero.. che volemo fa?

Cosa fare? Chi lo sa!! Intanto, per precauzione, redigo il mio oroscopo.

Andremo alle elezioni di giugno dicendo cose consolatorie come quelle che ci siamo detti alle scorse elezioni italiane: votiamo PD ed arginiamo la destra. L’abbiamo fatto tutti allora, con buona coscienza e cattivo risultato. In realtà bisogna prender atto che non c’è più nulla da votare. Come direbbe Einstein, è da folli sperare che proseguendo con metodi uguali si ottengano risultati diversi.

Lo stesso esercizio del voto, un tempo sacrale, è diventato sterile assunto che non esiste una forza politica realmente e dichiaratamente alternativa. Quindi si andrà a scegliere tra differenze di stile e di storia personale, non tra posizioni chiare e nettamente separate. Se si è fin troppo realisti ci si può anche accontentare di questo distinguo formale plasticamente incarnato da Meloni e Schlein, ma un pochino disturba vedere tutte le speranze di evoluzione sociale, diritti individuali ed economia sostenibile rinchiuse nello stanzino delle scope a tempo indeterminato.

Partendo dal presupposto che squagliarsi e cambiare latitudine non modifica la sostanza, né personale né politica, la precauzione nel dover restare è principalmente una: prendere conto della realtà ed immaginare che per un lasso di tempo imprecisato le cose saranno queste. Per contro si può continuare a sperare che il grande blocco degli incerti, che non vanno più a votare proprio per la mancanza di progetti alternativi, sia in grado di trovare una sintesi e magari generare una proposta politica dei Cittadini. Sono personalmente molto scettico.

Successe nei primi anni del nuovo millennio con il movimento 5Stelle. Ricordo la speranza che mi evocò, l’avevo scambiato per un moto spontaneo di aggregazione alternativa. Poi la delusione e l’antipatia conseguente. La storia ci ha infatti mostrato tutti i limiti umani di chi lo influenzò e poi lo strutturò costruendo un apparato para religioso incompetente e inaffidabile. Ma soprattutto quell’esperienza naufragata confermò ciò che dicevano i politologi più strutturati: un movimento che diventa istituzione senza avere basi formative e senza struttura ideologica aggregante scoppierà come una meringa fatta male. Così è successo. Ritengo improbabile una seconda opportunità per qualsivoglia aggregato spontaneo.

La verità più vera e più semplice è la solita, ben nota. Manca il partito guida, con una posizione politica chiara ed un progetto capace di aggregare. Così, al solito, ormai con una coazione a ripetere, ci si trova a rimpiangere quello che c’era ed è stato schiattato. Andava riformato il PDS? Si, certo. Doveva essere aggiornato l’apparato e tutta la classe dirigente? Non c’è dubbio.

Proprio perché questa era l’evidenza la classe dirigente, preservando il proprio potere, non ha riformato una cippa, non ha aperto le porte. Ha invece creato il minestrone e ci è affogata dentro distruggendo sé stessa e la sinistra o quel che ne era rimasto.

Così è la vita? No, diciamolo meglio .. così è la stupidità.

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