Tipul acesta negru…

di Corrado Fois - Liberacittadinanza.it - 11/12/2020
“ tipul acesta negru … quel ragazzo negro “Sebastian Coltescu – arbitro “ L’aggressione fisica non è stata così grave quanto l’oppressione psicologica sofferta dalla popolazione nera durante l’apartheid. È una tortura psicologica impossibile da descrivere a parole” Nelson Mandela

La moderna genetica ci insegna che l’archetipo sognato dai filosofi greci esiste davvero in natura. Siamo tutti fratelli e sorelle. Siamo tutti fatti dello stesso tessuto genetico. Tutta l’umanità, verosimilmente, discende da un migliaio di persone che un tempo lasciò l’Africa.

Pensa al povero Salvini! Se leggesse potrebbe scoprire che suo cugino sta sbarcando a Lampedusa.

Qualche giorno fa i giocatori di due squadre , Paris StGermain e Basakseir , hanno interrotto la partita e se ne sono andati dal campo dopo che uno degli arbitri aveva definito il vice allenatore della squadra turca ( un uomo camerunense di quarant’anni! ) .. quel ragazzo negro. Mollare campo e stadio è un gesto assai forte, non quanto il pugno alzato dai corridori afroamericani a Città del Messico, ma certamente impressivo. E non è un fatto nuovo od isolato da quando lo sport più popolare ha smesso di essere neutrale sul tema caldo del razzismo.

La volontà di risposta esplicita ad ogni becerume si deve ai calciatori africani, immigrati o non , che si sono francamente rotti le palle di essere aggettivati a colore. In modo esplicito, dai soliti idioti delle varie curve, ed in modo subdolo .. francamente da tutti , perché Il razzismo nel nostro placido Paese, come in quasi tutti, sgocciola da ogni tetto di casa, scivola in ogni ufficio, siede in ogni bar. Becero od incipriato di ipocrisia, il razzismo è difficile da sradicare. Faccio un esempio : quando il giornalista sportivo, commentando la partita, specifica .. il giocatore di colore di fatto articola la traduzione untuosa dell’esplicito quel negro la … Pare davvero difficile per i più considerare che siamo tutti persone, tutti cittadini o , se si vuole filosofeggiare, tutti esseri umani. Se il commentatore televisivo volesse definire meglio il giocatore di cui sta parlando, potrebbe dire il giocatore senegalese cosi come si dice il centravanti gallese, il portiere francese , l’attaccante italiano. Non si dice mai bianco per costoro, al contrario si dice nero per il senegalese. Ora: che il giocatore in esempio abbia un colore definito è cosa evidente, che diamine di informazione aggiuntiva sarebbe? Magari se, da tifoso, sono interessato ai dettagli vorrei sapere da dove viene, a quale scuola calcistica appartiene. Invece .. in qualsiasi commento, dalle Olimpiadi alla serie C di pallone, la definizione prevalente è quella epidermica. In senso stretto e lato. L’erba mala dell’abitudine si sradica raramente e comunque con grande pazienza, poiché il razzismo è parte funzionale della cultura di potere. Onestamente non è un prodotto del capitalismo ( .. gli amici sostengono che per me anche gli yogurt scaduti son colpa dei capitalisti, ed in effetti.. ) ma di certo se ne avvantaggia perché permette la discriminazione per inferiorità, ciò che Nelson Mandela chiamava la base dello sfruttamento razziale perché tra i poveri , quelli che costano meno sono i negri. Mano d’opera a basso costo che scatena la guerra tra poveri, comoda per i ricchi.

Parte della cultura di potere è anche il sessismo, un altro processo mentale sociologicamente connesso al razzismo ed alla discriminazione . Non a caso le donne sono meno pagate degli uomini e più sfruttate. Perché nella guerra tra poveri, trasversalmente alle varie culture ed etnie, la più povera è la donna. La sua prestazione lavorativa viene considerata meno, costa dunque meno e consente più alti margini di profitto. Woman is the nigger of the world, canta John Lennon. Alleato del principio discriminatorio è il solidarismo un po’ untuoso. Guardiamo questa frase subdola … nel barcone alla deriva vi erano anche donne a rischiare la vita per la speranza di un futuro.. bella frase, commovente. Peccato che sottenda un elemento connotante in senso discriminatorio : le donne sono deboli ed è la loro presenza a giustificare il soccorso. Del manzo alto 1,80 e muscoloso non ci importa , saprà nuotare. Il pericolo non fa distinguo di categorie. Chi sta in mare deve essere soccorso , maschio, femmina, grande o bambino. Abele o Caino. Sono quasi 20 mila le vittime accertate, figurarsi le non note. La legge del mare è solo una, parla tutte le lingue del mondo ed è un caleidoscopio di epidermidi : chi cade in acqua va salvato. Punto.

A mio avviso, dunque la specificazione .. vi erano donne.. è perfettamente sintonica col sessismo.

Vi è un’altra ragione per la quale i telegiornali citano sempre le donne tra i migranti. Qualcuno , la solita Lega, soffia in modo spregiudicato sul tema. Un assessore comunale del profondo Nord diceva … abbiamo in giro troppi maschi soli. Quale sarebbe il problema che giustifica questa precisazione sessuale … non essere sposati? Allora perché non censiamo tutti gli italiani single e , come al tempo del fascismo, non li guardiamo con sospetto? La verità è che la Lega intende solleticare la strisciante e becera paura del confronto tipica del maschietto italiota. Si osservi la comunicazione di massa, tutta e non solo i ben noti editori, appena un migrante si macchia di un delitto a sfondo sessuale ( nel caso la stampa volesse precisare la categoria .. dovrebbe dire delinquente non migrante ) se ne fa un casus belli. Ricordo , per inciso, che gli ultimi odiosi stupri non sono opera di nuovi arrivi. Un italianissimo imprenditore, che ha fatto soldi a palate vendendo bubbole spacciate per start up, dopo aver spaccato i marroni per mesi con feste rumorose , impunito nel piccolo reato di disturbo della pubblica quiete, ha fatto il salto di qualità. Da delinquente qual è ha stuprato liberamente. Annoto inoltro che i delitti interconiugali ( definiti a in modo discriminatorio femminicidi ) dalle nostre parti, sono esclusiva degli italiani .

Eppure nella pubblica opinione, come sempre male informata , l’immagine del pericolo per la donna , sempre intesa come soggetto debole, è quell’africano migrante che non sapendo che fare, non avendo ruolo o lavoro, non avendo speranza di cittadinanza futura , alligna perduto e solo nei giardinetti delle stazioni. Che qualcuno di questi emarginati sia un delinquente è possibile , che lo siano tutti è una stronzata col botto degna di Salvini e della sora Giorgia. Questa generalizzazione etnica e razziale fa il paio con la celebre .. tutti i siciliani sono mafiosi ..come se Mancuso, Chinnici, Borsellino, Falcone fossero svizzeri. Le generalizzazioni sono alleate del razzismo. Confermano le opinioni diffuse, generalmente nate tra internet ed il bar dello sport, perché la madre del razzismo è l’ignoranza, così come il suo alleato è il conformismo.

Un’ altra forma di razzismo è l’omofobia. Fare categorie nei comportamenti sessuali legalmente compiuti è una forma aberrante di razzismo. Quello è gay … frase di solito accompagnata dalla raccapricciante sequenza .. nessun problema ho anche amici gay . Ancora una volta : la corretta definizione sarebbe ..quello è un bresciano..nessun problema ho anche amici bresciani. Wow. Ma se si toglie la parte piccante la frase suona ai più decisamente inutile. Infatti a dare succo alla conversazione è proprio quella definizione sessuale. I francesi la chiamano pruderie . Purtroppo ancora oggi, nel 2020, ciò che incuriosisce la massa è la vita privata, non la dinamica pubblica. Siamo ancora, tragicamente..provinciali. Categoria, questa si, mai secondaria.

Vediamo il massimo dell’ipocrisia , alleata subdola dell’esclusione, nelle nuove regole imposte a Ollivud . In ogni film ci deve essere almeno un nero un ebreo un gay una donna un emigrante un latino.. ehh santa Piripilla!! Quanto razzismo in questo antirazzismo. Bastava dire … trattate tutti i personaggi come persone, senza macchiette e generalizzazioni. Ma evidentemente il razzismo strisciante è caratteristica dei liberal perbene, perché proprio specificando chi va forzatamente incluso si sottolinea la discriminazione. Un film stupendo con una donna davvero protagonista è prodotto e diretto dall’ultra conservatore Clint Eastwood .. si chiama Million dollar baby . Un personaggio chiaro, delineato in un carattere cinematografico straordinario . Che sia donna serve solo per mostrare come la mala erba del pregiudizio ( impersonato da Eastwood stesso ) viene sradicata dalla conoscenza e dalla relazione. Il vecchio allenatore scopre la persona dietro la differenza sessuale. Scopre la tenacia, la fibra morale, il coraggio e questo svuota e dissecca il suo cubico conservatorismo iniziale. Avesse costruito la storia su un giovane appassionato di boxe omosessuale, sarebbe stato lo stesso…( suggerisco anche un piacevolissimo film francese, Gamberetti per tutti ). La centralità del messaggio è nel superamento del pregiudizio, non nella quota rosa. Dare regole all’arte è come dire si spontaneo a chi stai fotografando. Ossimori. I nuovi moralisti di Ollivud non sono diversi dai vecchi, da quelli che mostravano Cristo bello ed ariano, mentre ci è ben noto che fosse un semita, probabilmente scuro di incarnato.

Le persone contano. Conta quello che uno è, quello che uno fa. Il resto sono involucri.

Riprendiamo l’incipit. L’arbitro in questione, quello che chiama ragazzo negro l’allenatore del Basakseir, è un rumeno e da razzista a sua volta diventa bersaglio . Vediamo come. Il giornalista televisivo sottolinea con intonazione voluta la caratteristica nazionale del soggetto ..la frase è attribuita ad un arbitro ,il rumeno Coltescu. La maliziosa intonazione sottende due cose : primo, per noi un rumeno è o un rom, o un idraulico o una badante. Curioso che faccia l’arbitro. Oppure : pensa te chi fa il razzista, proprio un rumeno! Non era abbastanza grave che fosse un arbitro super partes ad usare una definizione razziale? No. Mancava la pruderie. Ed ecco come si colora in modo razzista il commento ad un gesto razzista. Eppure all’italico cronista seccherebbe un pochino sentire in un telegiornale rumeno una frase tipo .. il truffatore, un italiano .. oppure .. lo spacciatore, un italiano.. I nostri piedi sono sempre più lunghi del vicino di fila, più facile sentirsi pestati che accorgersi di farlo.

Non voglio fare la vergine cuccia, non sono immune da razzismi. Ad esempio : gli americani wasp per me sono yankee, non mi piacciono. Non mi sento dunque migliore di chi avversa i cinesi o gli africani, perché anche io sono cresciuto a pane e pregiudizi di parte. Osservo in me , dunque negli altri , questa sottile mala erba che si pasce di banalizzazioni. Dimentico I miei preferiti.. Walt Whitman, Allen Ginsberg, Dave Brubeck erano yankee. Anche Poe lo era, ed anche Edward Hopper. Eppure eccomi qui … vedo Trump e penso ..gaurdalollà il solito yankee grasso e cafone.

Il razzismo sguscia tramite la categoria accessoria che diventa principale. Un medico nero, un avvocato cinese, una donna in carriera, un gay poliziotto. Non va bene. Non è concreto. E’ solo comodo. Oltre che radicalmente stupido. Siamo in un qualche modo tutti contagiati da questo virus, altro che covid. L’unico vaccino possibile è nell’istruzione, nella formazione delle categorie di interpretazione e quindi del giudizio oggettivo. Un buon medico, un avvocato coscienzioso, un manager in carriera. E poi nel conservare questo tesoro laico con la disciplina interiore. A me non riesce sempre. Faccio scivoloni. Quando scopro che sto coltivando la mala erba della categoria razzista ripenso alla bellissima frase di Liliana Segre “ l’indifferenza è più colpevole della violenza. E’ l’apatia morale di chi si volta dall’altra parte.. succede anche oggi, verso il razzismo come verso altri orrori”. Ad esempio verso lo sfruttamento dell’Uomo sull’Uomo, costantemente dimenticato e verso lo sfruttamento cinico della natura. Orrori prodotti dal rendere inferiori le altre vite, una perversione tipica dello sviluppo capitalista . Penso a cosa è diventata oggi l’allevamento, l’industria della carne. Un tempo i Pellerossa ringraziavano il bisonte ucciso. Nulla di lui andava sprecato, tutto era santo , perché garantiva lavoro e vita alla comunità. Oggi si allevano animali in gabbia per scuoiarli buttando via i resti. Si tengono le mucche incatenate per ingrassarle. Pensiamo di essere superiori alle altre forme di vite, le bruciamo, le schiacciamo ed infine paghiamo caro questo considerare inferiore ciò che è diverso da noi.

Parlare di razzismo e discriminazione, nelle sua forme diverse, riflettere su quello che abita in noi così come quello che vediamo intorno è sempre importante. La radice profonda di questo corrosivo pregiudizio è nella banalizzazione della diversità e nell’abitudine agli stereotipi.

La diversità va compresa ed accettata con semplicità d’animo perché essa non è un limite, cosi come non è una ricchezza. E’ semplicemente natura. Siamo tutti parenti dice la genetica. Si certo, ma siamo diversi anche in una famiglia di quattro persone. Se non accettiamo la pluralità di identità non accettiamo la vita stessa. Omologhiamo, tatuiamo numeri sulle braccia, rafforziamo lo sfruttamento.

Non siamo tutti uguali, per fortuna. Vive la difference

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