Pancho Pardi - L'anticostituzionalismo dei 5Stelle

di Pancho Pardi - Liberacittadinanza.it - 25/09/2020
Che lo sappia o no Grillo si è posto in una condizione che, considerata nel modo più asettico, è del tutto extracostituzionale, ma vista sotto il necessario profilo politico appare francamente anticostituzionale

La proclamazione pubblica di Grillo sulla sua ormai definitiva sfiducia nella democrazia parlamentare e la preferenza per la democrazia referendaria si presta a diversi livelli di lettura.
C'è il piano personale, quasi psicologico, del rapporto tra lui stesso e i parlamentari eletti nel file del Movimento 5Stelle. Rapporto complesso tra ispiratore e ispirati, non privo di necessari momenti di frizione: una cosa è dare la linea generale, altra dibattersi in Commissioni e in Aula per mantenere una coerenza riconoscibile all'azione parlamentare del gruppo, in una situazione ricca tanto di sorprese che di necessità. Questo piano appartiene tutto ai protagonisti e nessuno che sia al di fuori può aver qualcosa da dire. Salvo registrare di passaggio che la plateale svalutazione del Parlamento sottolinea con forza la condizione provvisoria e incerta degli eletti.

C'è poi il piano tattico della previsione politica, che un leader è comunque tenuto a esercitare. Qui si può rilevare una sua possibile maliziosità. Non avrà voluto dire ai suoi che, attuato vittoriosamente il taglio del Parlamento e dovendo fronteggiare l'ormai sensibile calo del consenso elettorale, lo squadrone parlamentare dei 5Stelle deve prepararsi al suo assottigliamento in una ben più ristretta pattuglia? Insomma un intento quasi consolatorio: svanita la potenza parlamentare il Movimento si concentri sulla dimensione strategica per attuare la democrazia diretta.

Ma se di questo si tratta -il passaggio in Parlamento per superarlo- allora ci riguarda tutti. Non è una novità assoluta; l'aveva anticipato Casaleggio padre qualche anno fa. Ma espresso con le parole recenti di Grillo il progetto riduce a innocua battuta l'antica idea di Berlusconi che per sveltire la prassi parlamentare bastasse far votare solo i capigruppo. Idea che allora sollevò cori indignati e che appare ora come un'amenità bonaria da vecchio zio.

Non è chiaro se Grillo abbia presenti le implicazioni della sua fantasia. Dovrà comunque ammettere che passare dalla routine parlamentare al voto referendario "una volta la settimana" significa non una riforma radicale della Costituzione ma una sua totale riscrittura. Che lo sappia o no Grillo si è posto in una condizione che, considerata nel modo più asettico, è del tutto extracostituzionale, ma vista sotto il necessario profilo politico appare francamente anticostituzionale.

Tema secondario di questo piano è il suo realismo. Grillo pensa davvero che tutta l'azione politica sia riducibile al martellamento referendario? Tutta la complessa macchina di gestione conflittuale della società può essere concentrata nella risoluzione a passo di carica di una serie virtualmente infinita di quesiti referendari? Ma queste sono quisquilie se si pensa anche solo di sfuggita alla dimensione istituzionale. Se non c'è Parlamento da chi o da che cosa è espresso il governo? Chi o cosa controlla il governo? In quali sedi si esercita l'opposizione? E, dato e non concesso che l'azione legislativa possa essere ridotta alla pratica referendaria, chi controlla la legittimità degli effetti legislativi di questa?

In subordine altro interrogativo riguarda il carattere materiale del voto. Grillo vuole sostituire il voto elettorale col voto referendario, ma non si ferma qui. Immagina davvero che questo possa essere esercitato da casa con un click sul computer usando una piattaforma on line. A parte il tema tutt'altro che trascurabile del controllo sulla piattaforma (perfino i suoi parlamentari non sono soddisfatti della sua) si rende conto Grillo di che cosa significhi privare il voto della sua natura di consapevole esercizio collettivo, concentrato in un tempo e in uno spazio strettamente formale, e ridurlo al rango di una banale risposta a un sondaggio telefonico?

Continua a dominare su tutto l'interrogativo sulla fonte di legittimità del governo. Grillo pensa che si possa votare solo per il governo? Magari tramite una piattaforma senza controllo? Oppure dalla piattaforma uscirà non il governo ma addirittura la Volontà Generale? Non so Grillo ma molti suoi parlamentari che in queste legislature hanno duramente studiato non ignorano che nella prosa spesso tagliente e luminosa di Rousseau il passaggio di gran lunga più oscuro è proprio quello sulla formazione della Volontà Generale. Ma non voglio buttarla in filosofia.

Si rendono conto gli eletti 5Stelle che il loro leader si muove in una prospettiva ontologicamente anticostituzionale? Hanno qualcosa da dire in proposito?

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