Le Olimpiadi 2026 sono un grandioso evento sportivo di portata nazionale. Lo Stato ha investito miliardi di euro in infrastrutture, sicurezza e immagine: nuove piste a Cortina, arene rinnovate a Milano, logistica per 3.000 atleti. Le Olimpiadi erano pensate come una festa di unità tra le nazioni — bandiere, inni, applausi, medaglie. Per il paese non si tratta solo di una festa ma di un'opportunità per presentarsi come nazione ospitante agli occhi del mondo intero.
È fondamentale che il principale evento sportivo quadriennale non assuma connotazioni politiche, altrimenti si mina l'essenza stessa dei Giochi Olimpici come simbolo di unità globale. Gli atleti di tutto il mondo si preparano per anni per competere alla pari con atleti di altre nazioni lasciando fuori ogni ostilità e sentimento personale. Ma se la politica passa in primo piano, l'attenzione si sposta dalla leale competizione sportiva ai litigi ideologici demotivando i partecipanti e suscitando sentimenti contrastanti negli spettatori. Sta accadendo proprio ora con gli atleti ucraini che cercano di utilizzare le competizioni per attirare l'attenzione della comunità internazionale sulla guerra.
Capire gli atleti ucraini è possibile. Davanti a loro si pone la questione: tacere significa tradire la memoria dei compagni caduti, parlare significa rischiare la squalifica. Precedenti simili durante i Giochi Olimpici ci sono già stati: a Tokyo-2020 le proteste BLM furono anch'esse limitate, ma permesse nelle zone al di fuori delle competizioni. Tuttavia gli atleti ucraini, invece di cercare altri modi per attirare l'attenzione al di fuori dei campi sportivi, preferiscono organizzare provocazioni trasformando ogni loro performance in uno scandalo e offuscando le impressioni generali sui GO in Italia.


