Chi ha vinto?

di Francesco Baicchi - 06/10/2013
Il teatrino cui abbiamo assistito, con l'inversione di marcia improvvisata da un frastornato Berlusconi, che, dopo averlo insultato, ha votato la fiducia a Letta, lascia preoccupanti zone d'ombra per l'immediato futuro.

Infatti il riconfermato Presidente del Consiglio, pur affermando di sentirsi finalmente affrancato dai ricatti, ha perso l’occasione di dimostrare nei fatti la conquistata autonomia, magari annunciando un ripensamento su quell’abolizione dell’IMU che ha dichiarato di aver subito e gli è costata l’aumento dell’IVA e la rinuncia a ridurre il cuneo fiscale.

E l’ultima astuzia di Berlusconi è stata quella di legare il suo voto favorevole a una presunta passiva accettazione da parte del governo dei punti programmatici che gli stanno a cuore, in primis la soppressione della autonomia di quei giudici che sono la sua ossessione, mascherata da 'riforma della giustizia'.

Rimangono così ampie zone d'ombra sull'immediato futuro, legate anche alla quasi-scissione ancora solo annunciata da alcuni dipendenti del PdL.

In realtà il 'Letta 2' nasce in perfetta continuità con il 'Letta 1', di cui rivendica l’azione con affermazioni non proprio trasparenti, ma che certo non annunciano novità.

Letta si porta dietro anche una buona dose di brutte figure e di contrasti paralizzanti. Come la nomina fra i 'saggi' costituzionalisti ben cinque indagati per aver truccato i concorsi universitari.

O come il dissenso assoluto fra PD e PdL (transfughi compresi) sulla Bossi-Fini.

Niente di nuovo: sapevamo già che alcuni dei 'saggi' avevano esplicitamente sostenuto provvedimenti ad personam poi bocciati dalla Corte Costituzionale, dimostrando quindi di non conoscere sufficientemente quella Costituzione che però intendono cambiare.

Inoltre fra le motivazioni con cui il padrone del PdL ha giustificato la sua conversione, come accennavo all'inizio, c'è un riferimento, quello alla 'responsabilità civile' dei Magistrati, che merita una particolare attenzione, perché prende spunto da una sentenza della Corte di Giustizia europea il cui significato viene completamente travisato. Ancora una volta, con l'aiuto dei media, i nostri politici cercano di incolpare organismi dell'Unione Europea di imposizioni che non esistono. Basta leggere la sentenza cui sia Berlusconi che Letta fanno riferimento, per capire che nessuno ci chiede di modificare la legislazione (già esistente) sulla responsabilità dei Magistrati, che costituirebbe una potente arma di ricatto nei confronti dei giudici sgraditi.

Nell’annuncio che le riforme costituzionali verranno addirittura anticipate, poi, vengono elencati solo provvedimenti su cui esiste un ampio consenso (anche se solo di massima), mentre non c’è traccia della trasformazione della Repubblica in senso presidenziale che, come sappiamo dal 2005, costituisce il vero obiettivo di Berlusconi (e non solo suo).

Non sappiamo se questo significa che Letta ha preso atto della assurdità dell'accentramento del potere che ne deriverebbe e ha rinunciato a quella parte del progetto di riforma, o semplicemente se sta nascondendo le sue reali intenzioni.

Cos'è cambiato dunque, con la sceneggiata berlusconiana (che intanto ci è costata cara in termini di credibilità internazionale e di spread) e la sua sbandierata 'sconfitta'?

Ben poco, forse nulla. Se non che Letta (nipote) e il PD ora non possono più giustificare, anche di fronte ai loro elettori, con l'esito delle urnle che li esponeva al ricatto di un alleato subito e non gradito, scelte di governo scarsamente comprensibili, se non alla luce delle 'raccomandazioni' espresse da J.P.Morgan a nome dei grandi speculatori internazionali.

Che hanno individuato nella difesa dei diritti dei lavoratori e nell'eccesso di democraticità della nostra Costituzione la causa di tutti i mali.

E' al Letta 'vincitore' e affrancato dalla proclamata fine del ventennio berlusconiano che il 12 ottobre dobbiamo rivolgere la nostra richiesta di lasciar perdere lo stravolgimento della Costituzione, e di trarne invece ispirazione per le scelte che il suo nuovo Governo deve compiere, a partire dalla nuova legge elettorale che rimane la priorità assoluta da affrontare.

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