Diciassettesimo scrutinio

di Francesco Baicchi - 08/10/2014

Il 7 ottobre per la diciassettesima volta il Parlamento in seduta comune voterà per eleggere i due giudici mancanti nella composizione della Corte Costituzionale, massimo organo di garanzia della legalità previsto dalla Costituzione della nostra Repubblica per impedire che una maggioranza parlamentare potesse contraddire i Principi Fondamentali della nostra convivenza civile.

Le costituzioni servono anche, o forse soprattutto, a questo: a limitare il potere delle maggioranze parlamentari e garantire le minoranze. Compito ancora più importante nella nostra attuale situazione, in cui la maggioranza PC-Forza Italia, che governa veramente (con buona pace del povero Alfano), ha una dubbia legittimità, visto che è composta da partiti che sono stati invece votati per essere alternativi e l'intero Parlamento è stato 'nominato' con una legge elettorale dichiarata ampiamente incostituzionale.

Negli ultimi anni proprio le sentenze della Consulta hanno spesso bloccato il definitivo passaggio del nostro Paese dalla democrazia parlamentare a un regime autoritario.

E' presumibile che proprio per liberarsi di questo ostacolo, che impedisce loro di legiferare in base solo ai loro interessi di bottega, PD e Forza Italia intendano imporre come giudici costituzionali personaggi scelti solo in base alla fedeltà ai loro leader, a costo di rischiare, come è appena accaduto con l'elezione di un membro del CSM, la 'bocciatura' per mancanza dei requisiti richiesti all'articolo 135 Cost.

In realtà i requisiti più importanti per essere eletti giudici costituzionali non sono scritti, ma derivano dalla natura stessa dell'organo: non essere nemmeno sospettati di aver contravvenuto a normative significative dal punto di vista della moralità pubblica, e aver dimostrato non solo di conoscere la Costituzione, ma di condividerne i principi e gli scopi. Questi requisiti non sono dimostrati dai titoli accademici e di anzianità, ma dalla storia personale dei candidati e dovrebbe portare ad escludere non solo gli inquisiti, ma anche chi abbia proposto, condiviso o solo approvato norme dichiarate incostituzionali, o abbia sostenuto tentativi di stravolgimento della Carta bocciati dai cittadini.

Un terzo requisito, certo non meno importante, è l'indipendenza da chi scrive e approva le norme che poi la Corte dovrà giudicare, cioè, in questo momento in cui troppo spesso c'è chi richiama alla 'disciplina', dai partiti.

Così sfoltita la platea dei possibili candidati si tratta di individuare figure la cui statura, competenza e (appunto) indipendenza di giudizio consenta la convergenza più ampia possibile di suffragi.

Come è andata nelle precedenti sedici votazioni è noto: da quando si è iniziato a fare sul serio (8* scrutinio del 10 settembre) PD e Forza Italia hanno inutilmente quanto testardamente tentato di imporre, con l'autorevole avallo del Presidente Napolitano, candidati comuni concordati.

Ma proprio il sospetto (certo non infondato) che queste candidature nascano da uno dei tanti codicilli segreti dell'accordo del Nazareno le dovrebbe rendere inaccettabili dai Parlamentari che intendano difendere quella autonomia  che l'articolo 67 Cost. Assegna loro.

Martedì 7 ottobre, per la diciassettesima volta, non assisteremo solo al tentativo di eleggere due giudici costituzionali, ma a un altro episodio del confronto sempre più esplicito fra quanti intendono conservare il nostro sistema democratico parlamentare, e con esso i diritti individuali e gli spazi di pluralismo su cui è fondata la nostra Repubblica, e chi vorrebbe imporre una 'democrazia plebiscitaria' che vedrebbe tutto il potere di fatto concentrato nelle mani dei leader di due partiti, (salvo loro unificazione) e degli interessi spesso opachi che rappresentano.

Per evitare questa forse irreversibile involuzione in tanti, di tante città d'Italia, rivendicando quella sovranità che la Costituzione ci riconosce,  abbiamo deciso di esprimere due candidature di incontestabile levatura, invitando i Parlamentari a votarle: la professoressa Lorenza Carlassare e il professor Alessandro Pace, importanti costituzionalisti al di sopra delle parti.

Ancora una volta, i Parlamentari dovranno decidere quale voce ascoltare, compresa quella della loro dignità.

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