C’E’ UN’ITALIA MIGLIORE CHE E’ IN CAMMINO PER DIFENDERE LA COSTITUZIONE

di Maurizia Ianicali - 02/06/2016
"In occasione del 69° anniversario della Festa della Repubblica abbiamo il piacere di inviarvi una piccola ma significativa testimonianza delle iniziative svoltesi a Nepi, in provincia di Viterbo.

Giornali e televisioni  ad una sola voce fanno a gara a rilanciare le posizioni governative sulla riforma costituzionale. Spazio solo al duo Renzi e Boschi e al coro compiacente che li accompagna. Tutti in coro compresa la televisione pubblica con la sola eccezione de il manifesto e Il Fatto Quotidiano. L’originaria vocazione alla rottamazione del premier di Rignano, frustrata dalla invadenza di Giorgio Napolitano, trova sfogo in una frenesia riformatrice che ha come bersaglio principale la nostra Carta costituzionale e la storia della Repubblica, per lossignori vere responsabili del mancato rinnovamento del Paese.

Così come è sua abitudine il Presidente del Consiglio evita di parlare dei veri problemi del Paese o delle immediate scadenze e si fissa sul referendum costituzionale di metà ottobre deciso a vincere la partita alla testa dell’esercito dei suoi diecimila comitati per il Si. I conti economici del Paese tendono al peggio e il fenomeno  evoca il caos se dovesse vincere il No; il Job Act si è rivelato un disastro per l’occupazione e il fenomeno accusa di irresponsabilità i sostenitori del No; il Pd sembra annaspare nella campagna elettorale per le amministrative e il fenomeno si prodiga nel buttare a mare la storia della Repubblica.

E ogni volta una promessa nuova: Irpef, pensioni, soldi per le periferie, fine di Equitalia. Ma ogni specchietto per le allodole è accompagnato da un enorme rullo compressore che spiana ostacoli e resistenze alla riforma costituzionale della madonnina dell’acqua cheta dell’Etruria. Il governo fa di tutto per drammatizzare lo scontro referendario con continue provocazioni e bugie che arrivano a cambiare le carte della storia e a cercare  impossibili sostenitori del si nel campo avverso.

E dopo le provocazioni arriva puntuale lo stucchevole vittimismo di chi si sente non compreso, ostacolato dall’ideologia dei gufi rosiconi che verranno sputtanati dalla lettera che il Presidente-Segretario Pd sta inviando a tutti gli Italiani. In puro stile berlusconiano si esaltano i presunti successi del governo: tutto va ben madama la marchesa e viviamo nel migliore dei mondi possibili. E’ in questo clima incasinato, ipocrita e surreale che il Paese si appresta a festeggiare in qualche modo il 69° anniversario della festa della Repubblica giudicata un ferrovecchio da innovare dai singolari riformatori del governo che amano tutto quello che viene dagli Usa  ma dimenticano che la Costituzione statunitense risale a 229 anni fa e mai a nessuno è venuto in mente di modificarla.

Mentre il governo rimuove con tenacia gli ostacoli alla sua corsa demolitrice dello stato sociale con la benedizione dei poteri forti, del sempre verde Napolitano e della troika,  il Paese riscopre se pur lentamente, le sue radici e i valori fondanti della Repubblica. Erano anni che non si assisteva a così tante manifestazioni per festeggiare compleanni istituzionali e la nostra Carta. Almeno di questo risveglio dobbiamo essere grati ai rottamatori.

E, come esempio emblematico di questa nuova resistenza democratica, ci piace raccontare quanto avvenuto nei giorni scorsi a Nepi, un paese di circa 10mila abitanti in provincia di Viterbo. Una piccola ma attivissima associazione locale di donne, Red in Action, organizza una serata al teatro San Pellegrino: “Donne e Costituzione: 70 anni di cammino”. Musica, poesia, lettura di brani letterari per ricordare il 2 giugno 1946 quando per la prima volta nella storia anche le donne vengono chiamate al voto e riescono ad eleggere in Parlamento 21 deputate di cui 5 faranno poi parte della Commissione per la Costituzione incaricata di elaborare il progetto di Costituzione repubblicana. Una data storica della nostra Repubblica.

Come è storica l’elezione nel 1946 della prima donna sindaco d’Italia: alle elezioni amministrative di Borutta, un paese del Logudoro in provincia di Sassari, Ninetta Bartoli fa il pieno di voti  e diventa sindaco. Anche Nepi ha la sua donna a capo dell’amministrazione comunale, Lidia Scotti, sindaco dal 1956 al 1964. Oggi sono centinaia le donne che occupano posti di rilievo nel governo della cosa pubblica. Un cammino lungo quello delle donne nella società e nelle istituzioni, un cammino appena iniziato percorso quotidianamente da milioni di donne protagoniste del vissuto collettivo.

E mentre nel palcoscenico del teatro si alternano immagini letture e musiche sul ruolo della donna nella società e nelle istituzioni avviene quello che neanche i più accesi sostenitori del No potevano immaginare. Tre giovani donne si accomodano in un angolo del teatro, si sfilano le giacche e indossano le magliette bianche con il logo del Comitato per il No alle riforme costituzionali poi distribuiscono materiali informativi e spiegano ai presenti il significato del loro impegno. Rossella, Patrizia e Rosalinda, questi i loro nomi. L’insistenza e la competenza con la quale nelle loro spiegazioni ritornano ai temi della scuola e agli articoli della Carta costituzionale che parlano di scuola denunciano il loro mestiere.

Sono tre insegnanti, appassionate e competenti. Con calma spiegano la confusione della riforma costituzionale del governo; le sue contraddizioni; lo spirito unificante dei nostri padri costituenti e lo spirito divisivo della riforma del governo; raccontano che non a caso la nostra Carta riserva un ruolo privilegiato all’istruzione. Ogni scuola è lo specchio della comunità in cui sorge e in ogni scuola si trasmettono quei  saperi che permettono di comprendere la condizione della comunità e di migliorarla.

La nostra Costituzione è il libro dei libri, quello che illustra in maniera semplice ma profonda le linee guida del programma collettivo della comunità nazionale. Forse hanno letto Calamandrei, senza dubbio ne hanno appreso gli insegnamenti sia sulla Costituzione sia sulla scuola. Le tre insegnanti conquistano il pubblico. Con un semplice gesto dimostrano cosa significa la vera buona scuola che trasmette i valori collettivi condivisi e forma cittadini consapevoli.

Che differenza dalle sparate e dalle bischerate sulla scuola del ministro Giannini, che abisso dai balbettii costituzionali della Boschi e di tutte le donne del giglio magico. Da una parte chi difende la sovranità popolare sancita dalla Costituzione per difendere i diritti di tutti; dall’altra chi cerca sempre maggior potere per realizzare i progetti e gli interessi di pochi.

Grazie a quelle insegnanti che hanno dimostrato che esiste un’Italia migliore, l’Italia che ci piace e che vogliamo. Grazie a loro e a tutti quelli che sono in cammino per difendere i nostri valori nazionali. Finché c’è un popolo che cammina c’è speranza di vedere la luce in fondo al tunnel.

Come dicevano i partigiani durante la Resistenza più la notte è fonda più l’alba si avvicina e non si può negare che ora la notte italiana sia fonda. Allora in cammino come ci hanno insegnato i nostri padri costituenti, come ci hanno ricordato di fare le tre insegnanti.

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