Potevamo titolare questo articolo semplicemente “analisi del voto”, ma abbiamo immediatamente voluto sottolineare la sconfitta dei partigiani del Sì, perché le sue (della sconfitta) dimensioni sono ampiamente e politicamente importanti. Oltre ad aver colto tutti gli aspetti tecnici e formali, oltre ai dati e le contraddizioni, riteniamo, ci piace almeno pensare, che il Popolo Sovrano nel suo complesso abbia voluto riaffermare che non gli va di essere preso in giro e che la Costituzione non si tocca. Ogni volta che, per inopinate motivazioni, la Costituzione è stata modificata, ne son venuti solo problemi e disastri.
Ancora una volta, mentre il Mondo è sconvolto da guerre e conflitti che mietono centinaia di migliaia di morti, compresa la guerra Pakistan-Afghanistan, della quale sui nostri giornali quasi non s’è parlato, mentre le ondate della crisi energetica e climatica travolgono ogni certezza, mentre l’Intelligenza Artificiale e i Data Center si apprestano a ridefinire il nostro assetto strategico ed il nostro stesso futuro, noi italiani, ancora una volta, abbiamo bruciato anni, energie, impegno intellettuale e denari in un pessimo, da ambo le parti, scontro politico-ideologico su una pretestuosa riformetta che nel migliore dei casi sarebbe stata tristemente inutile.
Il risveglio dal sogno
La destra non è riuscita a mobilitare il suo elettorato, Nonostante le offensive affermazioni sulla perversione dei giudici che liberano gli stupratori e nonostante la grottesca strumentalizzazione del caso della famiglia del bosco, una fetta di quegli italiani ha contribuito, attivamente o passivamente, a che la proposta fallisse. Anzi, i dati in questo senso sono clamorosi: elettori del centrodestra si sono mostrati meno compatti: il 78% ha votato in favore della riforma ma il 22% ha “dissentito” . E così l’11% si è astenuto e un altro 11% ha votato No, contribuendo a stoppare la riforma. Ancor più clamoroso è il dato partito per partito: . Gli elettori meno ligi alle indicazioni dei partiti sono stati proprio quelli di Forza Italia e ciò sul più identitario dei suoi temi!: ben il 16% è andato a votare per il No e il 12% si è astenuto per un totale del 28% di elettori azzurri che non è andato a votare a favore del “sogno di Berlusconi“. Seguono gli elettori leghisti: il 14% ha votato NO e il 4% si è astenuto. Un po’ più compatti gli elettori di Fratelli d’Italia: solo il 5% è andato a votare NO ma il 10% si è comunque astenuto. Persino una quota di Futuro Nazionale di Vannacci (l’8%) ha scelto il NO.
Nordio
Evidentemente non ha convito la riforma in sé o come è stata condotta la campagna referendaria. Rispetto a questa, oltre che al risultato, una forte riflessione della maggioranza di governo deve (dovrebbe!) riguardare la posizione del Ministro della giustizia (e del suo staff), le cui parole sono state più volte citate in negativo dal fronte opposto, per supportare il NO, e sono state effettivamente percepite da molti come eccessive o fuori luogo. Se il governo va avanti, è -sarebbe- incredibile che il Ministro della giustizia non tragga le dovute conseguenze che si è visto respingere la proposta di revisione costituzionale sulla magistratura, da egli proposta e fatta approvare immutata rifiutando ogni emendamento della sua stessa maggioranza.
Una sinistra dai soliti problemi interni
Non che il campo largo sia stato compatto, anzi! Ci sono state ampie e ufficiali defezioni dal fronte del NO. In questo senso, la cosiddetta area riformista, con i suoi Calenda, Concia, Minniti e Picerno, è doppiamente sconfitta e da elemento di – fastidiosissimo – disturbo si trasforma in mina vagante nel già confuso pelago del centrosinistra. C’è chi, ammettendo la sua inadeguatezza e il suo provocatorio disallineamento, dovrebbe ritirarsi a vita privata, ma sappiamo che non lo farà. E Renzi? Beh, lui in Parlamento e al voto ha dato “libertà di coscienza” ai suoi fedelissimi, e personalmente si è astenuto. Nessun altro commento è da aggiungere.
Per quanto riguarda le forze di opposizione, il 90,4% dell’elettorato del Partito Democratico ha messo una croce sul ‘No’, mentre ha votato ‘Sì’ il 9,6%. Contrari alla riforma l’87,0% degli elettori del Movimento 5 Stelle e 13% i favorevoli. Quasi del tutto compatti gli elettori di Alleanza Verdi Sinistra: i ‘No’ nel loro caso hanno raggiunto il 93,1%, mentre i ‘Sì’ si sono fermati al 6,9%.
Ma una importante differenza l’hanno fatta i giovani elettori, di tutte le tendenze: nella fascia tra i 18-34 anni hanno votato NO il 61,1%, mentre tra i giovanissimi, coloro che non avevano ancora votato nelle ultime elezioni politiche o europee, il 57,7% ha optato per il NO
Un’ultima considerazione sugli sconfitti: chi ne esce male, malissimo, è il trio Forza Italia-famiglia Berlusconi-Radicali: la fissazione antimagistrati che ha dimostrato non è piaciuta, non piace agli italiani. Ci auguriamo che da oggi questo trio, possa profondere le sue capacità e potenzialità in altro, possibilmente per il bene comune, quello vero.
dati e numeri
L’affluenza (Italia+estero) è stata del 55,70% , con la solita zavorra dei residenti all’estero che abbassa la percentuale (se si contano solo i residenti in Italia, la partecipazione ha sfiorato il 59%)
Il NO ha vinto ricevendo 15.083.988 voti, cioè il 53,23%, mentre il SI si ferma a 13.251.887, cioè al 46,77%
La regione con l’affluenza maggiore è stata l’Emilia Romagna (66,67%), seguita dalla Toscana (66,27%). Quella con l’affluenza minore è stata la Sicilia (46,13%) seguita dalla Calabria (48,13%)
La provincia con la maggiore affluenza è stata quella di Bologna, col 70,26%, la provincia con la minore affluenza quella di Bolzano che si è fermata al 38,88.
La regione dove il NO ha vinto con maggior distacco è la Campania, col 65,22%, seguita dalla Sicilia e dalla Basilicata (entrambe col NO sopra il 60). La provincia dove più ha prevalso il NO è quella di Napoli (71%), davanti a quella di Firenze (65%) e Bologna (63)
La regione dove più largamente ha vinto il SI è il Veneto col 58,41%, seguita da Friuli Venezia Giulia e dalla Lombardia. Da notare che in tutte e tre i casi, il capoluogo è andato in controtendenza: infatti il NO ha prevalso a Venezia, a Milano e a Trieste. Le province più a favore della riforma sono, in ordine, Verona (62,06), Treviso (oltre il 60) e Brescia.
NB: il Sud, sorprendendo i sondaggisti, ha scelto massicciamente il NO. Ciò pare smentire i timori, tra i quali quelli di Gratteri e di Di Matteo, relativamente al fatto che le mafie avrebbero votato SI. Ci sono due ipotesi: o le mafie non controllano più voto e territorio (speriamo!) o l’argomento non interessava la criminalità organizzata, dato che la riforma, a livello processuale e delle indagini, non avrebbe cambiato poi molto

