Perché da garantista sono favorevole alla riforma della prescrizione

di Antonio Caputo - huffingtonpost.it - 28/11/2019
C’è molto lavoro da compiere per restituire fiducia ai cittadini onesti!

In poche parole. Il Pm agisce nell’interesse pubblico di assicurare la punizione dei colpevoli (e l’assoluzione degli innocenti). Persegue un interesse generale di giustizia sostanziale, che significa anche assolvere l’innocente; ed è il motivo per cui sono contrario alla separazione delle carriere che trasformerebbe il Pm, più ancora di quanto sta avvenendo sotto la pressione in specie dei media, in poliziotto.

Quando l’azione pubblica penale viene esercitata è interesse pubblico (anche economico) che il processo si concluda con una sentenza giusta che condanni il colpevole e assolva l’innocente. Troncare con la prescrizione il processo significa impedire la realizzazione di un interesse generale e una lesione dei diritti delle vittime dei reati. Soggiungo che hanno beneficiato della prescrizione valanghe di imputati eccellenti non puniti. E anche condannati nei precedenti gradi di giudizio. Mentre imputati poveri sono spesso abbandonati a sé stessi. 

D’altronde non bisogna andare lontano, nel processo civile dopo che l’attore abbia notificato la citazione in giudizio la prescrizione è sospesa sino alla sentenza definitiva (primo, secondo, terzo grado). Il processo deve concludersi con una sentenza di merito e non volatilizzarsi nell’interesse di tutti!

Garantismo significa assicurare un processo giusto a tutti che stabilisca ragione e torto. Nel mondo anglosassone quando il Pm esercita l’azione il processo non può mai finire con la prescrizione. Sarebbe anche uno spreco di denaro dei contribuenti. E una derisione lo scopo del processo. Che non deve trasformarsi nella casa desolata descritta mirabilmente da Charle Dickens nel grande romanzo che racconta l’interminabile processo Jarndice c/ Jarndice durato oltre 100 anni e ancora non concluso mentre egli lo raccontava.

L’eliminazione della prescrizione dopo la sentenza di primo grado accorcerebbe i tempi del processo che è in sé pena, scriveva Carnelutti, inducendo gli imputati a non perdere tempo, così come li ridurrebbero i tempi, intervenire su meccanismi procedurali capziosi, riducendo la cavillosità fine a sé stessa dei processi (ci sarebbe da scrivere molto sul punto). Cavillosità creata non a caso dai legislatori degli ultimi 25 anni... dubitar non nuoce: per allungare in attesa della prescrizione sbandierata da Andreotti e Berlusconi, e non solo, e da media compiacenti come ” assoluzione”.

Giocando sulla formula di rito: “proscioglie per intervenuta prescrizione”, dove proscioglie per prescrizione non significa assolve perché non colpevole.

C’è molto lavoro da compiere per restituire fiducia ai cittadini onesti!

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