Come potremo noi votare il Pd se accetta le politiche di guerra?

di Raniero La Valle - ilfattoquotidiano.it - 06/08/2026
La Schlein non conosce la Chiesa, ma con un Papa così (un “Papa del no” all’abrogazione della pace) e con la ricezione invece delle politiche di guerra, nessuno di noi, come dice il vescovo Ricchiuti, presidente di Pax Christi, potrà votare e voterà per il Partito democratico.

Vedo un errore teorico in tutto il decorso dell’attuale confronto politico italiano che ne infirma completamente il senso e rende penoso l’intero spettacolo che ne viene reso. L’errore teorico consiste nell’assoluta eterogeneità delle questioni discusse rispetto al fine da perseguire. L’obiettivo della politica in una società sana – lasciando stare la politica come regolamento di conti col nemico – è il bene comune, a cominciare dal bene più grande e maggiormente in pericolo. Il bene più grande oggi massimamente in pericolo, in Italia e non solo, è la sicurezza (sicurezza di poter vivere, abitare, lavorare, esercitare il diritto alla ricerca della felicità, così che anche i gioiellieri stiano calmi e si possa mangiare pure il kebab). Questo bene è già perduto in Russia, in Ucraina, in Palestina, in Iran, in Israele, in America e altrove: altro che Ceuta! Il bene comune pertanto consiste nell’immediato rovesciamento delle politiche internazionali e degli sciagurati comportamenti delle classi dirigenti, compresa la nostra.

Questo è il fine intermedio, perché quello successivo è, come dice il Papa, che la specie umana continui ad abitare la Terra, e per abitare ci vogliono le case che, al prezzo di colossali investimenti in armi e prestiti sono state e vengono ogni giorno distrutte, da Gaza a Kiev, a Teheran, nella West Bank, a Beirut e perfino a Mosca, mentre per sopravvivere è necessario che la Terra per denaro e per crudeltà dichiarata non venga arroventata come un forno. Tutto questo ha ben poco a che fare (“poco”, non “per niente”) con la discussione sul “campo largo”, sulle preferenze, sulle primarie, sullo zero virgola in più o in meno a favore della Meloni, della Schlein, di Conte e perfino di Vannacci, o del loro farsi chiamare signora o signor, mentre invece ha tutto a che fare con ciò che i personaggi così chiamati decidono di fare, oggi e non domani, usando la risorsa che hanno o possono avere in mano, cioè l’Italia, per portare un po’ di ragione (c’era l’illuminismo) un po’ di compassione (c’era la pietà) e un po’, anzi molto, diritto nelle relazioni tra i popoli e gli Stati. Qualcuno, molto stimato, dice anche qualcosa di più, e come si può fare. È “un americano per caso”, viene da Milazzo, in Sicilia, da dove emigrò suo nonno Salvatore, e viene dal Perù e da altri Sud del mondo; tra gli avi (per un Papa si deve chiamarli così) della madre, ci furono schiavi e proprietari di schiavi; non è colpa sua se ora ha quello strano nome americano che non si sa come si pronuncia.

Vuole pertanto quel grande partito, che ha una grande tradizione in Italia (e anzi due) e ora vorrebbe governarla e anche con buone intenzioni, prendere atto del mondo in cui viviamo? Ci sono molte cose sociali da fare e ci mancherebbe altro visto come ci hanno ridotto. Ma se prima non si occupa di quella sicurezza lì (altro che Piantedosi!), abitare la Terra, case, campi, biblioteche, stadi, ghiacciai, non si potrà più. Lo si dovrebbe fare anche per coerenza, oltre che per complicità. Volevamo salvare l’Ucraina? Lei voleva solo essere garantita dalle grandi Potenze, dall’America e dall’Europa, considerata tale fino alla Polonia, di non essere invasa, o forse voleva qualche altra cosa. Ma gli amici dell’Ucraina, patriottici come lei (amicus Plato sed magis amica veritas) hanno preferito sconfiggere la Russia, cacciarla tra i “paria” delle nazioni (Biden) e sottometterla nella competizione strategica. E ora lei vuole sempre più armi, perché non può ammettere di essersi fatta giocare, ma già mezza Ucraina non è più là. Carità di patria (anche della sua) vorrebbe che noi per salvarla, visto l’errore, non le dessimo più armi ma finalmente una politica, e la portassimo al tavolo per una decisione realistica da cui può nascere a nuova vita, come abbiamo potuto fare anche noi dopo Cassibile. La Schlein non conosce la Chiesa, ma con un Papa così (un “Papa del no” all’abrogazione della pace) e con la ricezione invece delle politiche di guerra, nessuno di noi, come dice il vescovo Ricchiuti, presidente di Pax Christi, potrà votare e voterà per il Partito democratico.

Questo articolo parla di:

archiviato sotto: