L’approvazione del Melonellum alla Camera, anche se con qualche fibrillazione interna alla maggioranza, dimostra l’intenzione di portare fino in fondo un progetto di cambiamento della Costituzione e apre il rischio di una futura deriva autocratica prodotta dalla occupazione del potere. Sta quindi emergendo nel tessuto civile della Repubblica una rete di giuristi e cittadini pronti a fare arrivare il prima possibile la legge alla Corte costituzionale ed è fondamentale la costituzione di Comitati analoghi a quelli dell’ultima campagna referendaria contro la legge vergogna e in difesa della Costituzione.
Per fare ciò occorre contrapporsi con nettezza alla destra e alla sua scalata al vertice di tutti i poteri costituzionali, ma anche ai sedicenti “moderati” che, com’è loro costume, si propongono di migliorarne il progetto controriformista e incostituzionale.
Esplicito è l’appoggio al premio di maggioranza e all’indicazione preelettorale del candidato alla guida del Governo, che vengono giustificati in nome del cosiddetto “cittadino arbitro” che sceglierebbe insieme maggioranza e premier. È una fandonia assoluta: il cittadino non sceglie i parlamentari, non vota la maggioranza ma la più forte minoranza trasformata artificialmente in maggioranza grazie al premio tra il 55% e il 56,5% dei seggi. Infine, nella sua larga parte, vedrà ridotta la valenza del proprio voto a poco più della metà di quella dei votanti per la prima minoranza che corrisponderà a circa un quarto del corpo elettorale.
C’è poi la proposta miracolosa del ballottaggio tra le due coalizioni più votate in caso di non raggiungimento del 50%+1 dei voti. Peccato che nessuno se ne accorga visto che non esiste un solo emendamento favorevole in sede parlamentare. Ma c’è di più: il centro-destra ha presentato al Senato una proposta che riduce il ricorso al ballottaggio tra i candidati-Sindaco nei Comuni più popolosi rendendo sufficiente il raggiungimento al primo turno del 40%, in luogo del 50%, dei voti. La proposta risponde alla volontà di imporre un bipolarismo preeelettorale coattivo in base a un’idea del confronto elettorale come una sorta di Mezzogiorno di Fuoco nel quale chi spara per primo vince e l’altro viene soggiogato e poi non vi è possibilità di nessun confronto.
Non corrisponde al vero l’affermazione per cui i sistemi elettorali dal 1993 in poi avrebbero favorito il ruolo dei partiti estremisti; la realtà è che coalizioni eterogenee e inadatte a governare hanno attribuito un potere di condizionamento ai partiti minori, anche moderati come si è verificato per le crisi di governo dal 2008 in poi.
Oggi la questione riguarda a destra Roberto Vannacci e a sinistra non Alessandro Di Battista (per il momento fuori del gioco elettorale), ma Matteo Renzi, che pongono entrambi il problema della loro affidabilità all’indomani del voto. Con il ballottaggio è poi inevitabile che si facciano accordi tra il primo e il secondo turno che inciderebbero sulla composizione del futuro governo e sul suo programma.
Vi è infine da aggiungere che il ballottaggio tra coalizioni non esiste nel mondo democratico, dove viene praticato solo per l’accesso a cariche monocratiche, di parlamentare o di Presidente della Repubblica.
Se poi si fa riferimento al sistema maggioritario a doppio turno esistente in Francia, sono evidenti oggi la sua incapacità di costituire governi stabili e lo spazio sempre più ampio conquistato da forze di estrema destra o di sinistra-sinistra, con la prospettiva a breve di un accesso al potere presidenziale e a quello parlamentare del Rassemblement National partito xenofobo e antieuropeo.
Si tarda a capire che in molti paesi europei vi è una crisi del bipolarismo, e oggi nel Regno unito anche del bipartitismo, dovuta alla pochezza politica dei partiti tradizionali e all’emergere di partiti di ultradestra. Ne deriva che non è più vero che le elezioni si vincono al centro, come amano ripetere i nostri “moderati”, ma con la chiarezza e con la radicalità delle proposte di innovazione e di cambiamento, cioè di quelle che intendono realizzare riforme reali e non limitarsi a edulcorare le controriforme incostituzionali.

