Ma infine cosa sappiamo noi dell’Iran? Cosa ne so io?! Me lo chiedevo guardando le manifestazioni di piazza in quel paese così lontano, così misterioso… mi sembrava di essere don Abbondio nei Promessi Sposi, quando si chiedeva “Carneade…chi era costui?”. Ma come lui avevo torto: sappiamo tante cose sull’Iran! Piuttosto io credo che conosciamo più cose sulla sua storia passata, che su quella presente. Vediamo se mi sbaglio. Beh, l’Iran fa parte di quella che un tempo era la Mesopotamia, una terra che a partire dal IV millennio a.C. vide il fiorire grandi civiltà, fra cui i Sumeri, che hanno inventato la scrittura, i Babilonesi che crearono uno dei primi codici di leggi (quello di Hammurabi), gli Assiri, fondatori di un vasto impero, gli Hittiti ed altri ancora. Ma soprattutto dal VI secolo a.C. fece parte dell’Impero Persiano… ma sì, certo! I Persiani!
Adesso ci sono e a pensarci bene posso affermare che per chi abbia fatto studi classici quello persiano non è certo un popolo poco conosciuto! Quante versioni di greco parlavano di quei benedetti persiani! E di Ciro il Grandee che fondò la bellissima città di Persepoli e di Alessandro Magno…E ora che scavo nella memoria, mi torna in mente perfino che all’esame di maturità portavo proprio “I Persiani”, la tragedia di Eschilo, con i cori in eolico, accidenti a lui! E poi come scordare le guerre fra persiani e greci e le grandi battaglie: quella di Salamina e quella delle Termopili e i trecento giovani spartani guidati da Leonida, morti così eroicamente… che bella quella poesia su di loro di Costantino Kavafis, poeta greco contemporaneo “… e più eroici, perché sanno che alla fine i Persiani passeranno”… mi rendo conto che la mia mente sta andando per conto suo e che le immagini e i ricordi si stanno accavallando, mescolando e mi trascinano per sentieri di memorie lontane… i Persiani, seguaci di Zoroastro, prima di venire assorbiti dalla religione Musulmana … un popolo intelligente e talentuoso, capace di inventarsi le torri del vento, costruzioni grandiose in grado di raffreddare l’aria calda e farla scendere di 10°, utilizzando solo strutture architettoniche e soluzioni tecniche di una modernità fantastica e che potremmo utilizzare anche noi oggi e a costo zero. Altro che pale eoliche!
E va bene, avevo ragione. So più cose degli antichi Persiani, che degli attuali iraniani...no, non è vero: ho ricordi anche recenti, magari a macchia di leopardo, ma ci sono: e i più vecchi risalgono alla fine degli anni ’50, quando ero alle elementari e dappertutto nel mondo non si faceva che parlare dello Scià di Persia… sì, d’accordo siamo passati dai Persiani delle Termopili allo Scià di Persia Reza Palhavi, dalla Storia con la maiuscola al gossip più stagionato, ma sto facendo l’inventario dei miei ricordi personali e quelle immagini sono ancora così vivide nel mio ricordo…lo Scià, il suo amore per la propria moglie, la bellissima Soraya Esfendiary, ripudiata perché non poteva avere figli e la nuova sposa Farah Diba che in pochi anni gli diede 3 maschi e una bambina….gossip puro, di cui erano pieni i giornali illustrati femminili dell’epoca e che io leggevo ad Angela, la cameriera di mia nonna, che non sapeva leggere. C’erano foto piene di gioielli, su sfondi d’oro come nelle icone bizantine… il piccolo Reza che si vede nella foto qui in basso, oggi si sta proponendo per traghettare l’Iran fuori dalla fase della repubblica islamica, ma verso cosa? Difficile credere che in casa sua abbia respirato la Democrazia, così come è arduo credere che nel suo paese abbiano voglia di passare da Khamenei a un nuovo scià! Visto che ne hanno già cacciato uno! Direi che basta così, che sarà meglio che escano da questo circolo vizioso: direi che si sono più che meritati un paese democratico e libero. E nessuno di quelli che si propongono oggi è credibile; né Palhavi jr., né tantomeno Trump.

Infatti, mentre il figlio dello Scià viveva in giro per il mondo, fra tutti i confort, che ne sapeva di come vivevano le donne e gli uomini del suo paese e anche per colpa di suo padre? Nei primi anni ’90 il mio gruppo di amici accolse un giovane iraniano, che studiava ingegneria. Era fuoriuscito dal suo paese e non ci poteva rientrare. Suo padre era uno dei maggiori mercanti di tappeti del suo paese, tappeti meravigliosi molti dei quali spediva al figlio che li vendeva e ci campava. Farhad (chiamiamolo così per rispetto della sua privacy) era un giovane alto, scuro, gentilissimo, garbato. Ci raccontò che era stato un attivista comunista, ma che erano stati così stupidi da legare il loro movimento a quello religioso, per cacciare via lo scià. Ma erano caduti dalla padella nella brace e adesso non sapevano come rimediare all’errore commesso, anche perché i cosiddetti alleati li avevano messi subito fuori della porta, una volta raggiunto l’obiettivo comune. Avevano cacciato lo scià, ma si erano trovati Komeini!
Farhad aveva nostalgia del suo paese e della sua famiglia e noi cercavamo di dargli una mano. Dopo qualche anno ci annunciò tutto felice che lui ed altri erano stati graziati e potevano tornare in patria a salutare i loro cari. Partì al colmo dell’entusiasmo e non lo vedemmo per diversi mesi. Quando tornò ci riunimmo a cena in casa mia. Era disperato. Aveva trovato i suoi fratelli e sorelle a un livello di ignoranza incredibile, come fossero bambini: non sapevano niente del resto del mondo, non uscivano di casa che per andare al lavoro, non c’erano cinema, né teatri, né locali da poter frequentare o altri punti di aggregazione e maschi e femmine non potevano frequentarsi…praticamente erano tenuti in una sorta di eterna infanzia, totale inconsapevolezza, ignoranza e solitudine. Ci raccontava queste cose con gli occhi pieni di lacrime e noi non sapevamo proprio cosa dirgli o consigliargli. Era ovvio che non potesse rassegnarsi a vivere in quello stato di isolamento, come i suoi fratelli, in quel modo primitivo, ma non voleva nemmeno lasciarli in quello stato, a vivere in quella bolla di vetro…piano piano si defilò e poi sparì del tutto. Nessuno degli amici sa niente di cosa ne sia stato di lui. Mi chiedo se fosse lì quando a Teheran uccisero Jina Masha Amini, una ragazza curda in vacanza coi genitori a Teheran, ammazzata il 16 settembre del 2022 dalla cosiddetta Polizia morale irachena, solo perché aveva il velo leggermente messo male. Massacrata di botte e lasciata a morire come una bestia malata e aveva solo 22 anni.

Il suo orribile assassinio non fu tollerato, anzi fu proprio quello l’innesco dello scoppio di una terribile rivolta in tutto il paese e non solo fra le donne. Nei tafferugli e scontri che seguirono fu uccisa anche un’altra giovane donna: Hadis Najafi.
Le donne iraniane insorsero e cominciarono a strapparsi il velo dalla testa e a tagliarsi i capelli. Anche qui in Italia, alla Triennale di Milano, fu allestito un contenitore dove le donne milanesi e le turiste potevano donare una ciocca dei loro capelli in onore delle donne iraniane e di quelle due giovani donne, massacrate da uomini ignoranti, ottusi e crudeli. Quel gesto fu ripreso ovunque in occidente. Sembrava che sarebbe successo chissà cosa e invece tutto fu inghiottito nel buio dell’oblio e nel silenzio stampa. I giornali e le TV si occupavano ormai solo della guerra in Ucraina, ma anche questa adesso ha stufato tutti. La nostra capacità empatica è un orologio a tempo: se vuoi che la gente si disinteressi di un argomento parlane tanto, troppo. Per questo ha senso, almeno una volta ogni tanto, ricordare la sofferenza di intere popolazioni, sotto il giogo di governi illiberali, oppressivi e fanatici, e soprattutto lo strazio di tante donne in tutto il mondo, non solo lì, o a casa nostra.

Dicevamo che ancora una volta, anche allora, dopo tante lotte e speranze, tutto sprofondò di nuovo nel silenzio… abbiamo sporadiche occasioni in cui veniamo a sapere cosa succede veramente in Iran, anche adesso ignoro la motivazione reale di queste rivolte popolari, a parte una crisi economica che però non è una novità, come i casi di corruzione a livello di esponenti del governo. Un’altra motivazione viene dall’esclusione dalla vita pubblica per Arabi e Curdi, ma anche questa non è una sorpresa e del resto manca una leadership che gestisca il dissenso. Non si vedono elementi di novità, come dicevo, quindi viene da chiedersi se queste rivolte non siano provocate da qualcuno che vuole approfittarsi del momento di caos a livello mondiale… cui prodest? (a chi giova?) si chiedevano i Romani che non si fidavano di nessuno e siccome anche io sono malfidata e sospettosa mi viene da credere che il petrolio c’entri un’altra volta, così come per il passato. Del resto Trump non crede al problema ecologico, non si capisce se per ignoranza, stupidità o cinico calcolo, e quindi non gliene importa niente delle conseguenze e dei pericoli del tornare al petrolio. E poi d’altra parte né la Russia né la Cina e tantomeno Israele sono interessate a un cambio di regime in Iran, perché potrebbero cambiare anche certi equilibri e non è il momento di mettere altra carne al fuoco. Quanto agli Emirati Arabi Uniti, al Kuwait e all’Iraq, certamente preferirebbero che l’Iran rimanesse nell’orbita musulmana. L’Unione Europea, dal canto suo, è ininfluente in questa zona del mondo e poi ha altre “banane per la testa” come dicono i ragazzi, con la storia della Groenlandia e i nuovi dazi minacciati dal pazzo psicopatico di turno.
Quella dell’Iran è una situazione molto complessa, perché fra l’altro, oltre alla casta religiosa, c’è anche quella militare dei Pazdaran, forse gli unici a poter guidare la transizione, ma… per dove? Certo, se il figlio dello Scià Reza Palhavi pensa che possa essere arrivata la sua occasione, secondo me si sbaglia di grosso. In questa tornata di rivolte i morti sono stati circa 3000 e gli incarcerati 12mila!! E credo che nessuno voglia ricominciare daccapo, con un altro scià…
Dunque quali possono essere gli scenari futuri? Proviamo a immaginarli:
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Il regime riesce a reprimere la protesta e si torna indietro. Ma non giurerei che possa reggere a lungo: la gente è andata troppo avanti, inoltre Khamanei è molto malato e la sua aspettativa di vita è molto breve. E dopo?
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La protesta torna più violenta e trova finalmente una leadership adatta. Ma quale forma di Governo riusciranno a organizzare? Ma soprattutto: glielo lasceranno fare?
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Trump organizza un intervento degli USA, ma questo tentativo di “normalizzazione” può portare pericolosamente alla guerra civile, anche perché Trump non ha nascosto cosa gli interessa davvero.
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Si instaura una dittatura militare da parte delle nuove generazioni di Pazdaran. Ma anche questa possibilità può essere davvero poco gradita a tutti quei cittadini che sono stati repressi, picchiati, uccisi o incarcerati.
Se qualcuno ha qualche altra idea, può suggerirla qui di seguito. Hai visto mai…
Barbara Fois



