ULTIMA CHIAMATA

di Citto Leotta - Liberacittadinanza - 15/08/2019

Le più fosche previsioni, i fantasmi più inquietanti, stanno prendendo corpo. L’Italia, intesa come democrazia costituzionale, è veramente all’ultima chiamata. In queste ore qualcuno fiuta tardivamente il pericolo, molti altri, per dirla con l’indimenticabile Camilleri, “si tirano il paro e lo sparo” e realizzano che non gli conviene andare al voto, meglio coltivare l’orticello, anche a costo di distruggere la propria casa.

Fuor di metafora, se il momento non fosse tragico, farebbe persino ridere il Renzi che, dopo mesi di divano&popcorn (e si vede) e di “Mai con i 5S”, si fa quattro conti e si traveste da Salvatore della Patria. O del Comico Santone che, temendo un’estinzione improvvisa dei propri seguaci che manco i dinosauri nel Cretaceo-Paleocene, mette in guardia dalla prossima e probabile invasione barbarica e invoca l’unità.

Sarebbe stato molto meglio, nella primavera dello scorso anno, guardare al di là del proprio naso e del proprio interesse per scongiurare il pericolo che incombe adesso sugli italici destini, e che rischia di trasformare la farsa in tragedia. Imperdonabili i Cinquestelle per aver fatto da taxi e da balia alla peggiore destra dai tempi del Ventennio, imperdonabile l’inaudito stop renziano (entrata a scivoloni da Fazio, esautorando di fatto il povero Martina) ai timidi tentativi su un accordo PD-5S (mandato esplorativo a Fico). Solo alcune voci disperatamente si levarono in favore di questo accordo, come quella saggia e previdente di Massimo Cacciari, poi Travaglio e, inizialmente, anche qualche firma di Repubblica (Giannini).

Per quello che può valere il nostro modesto e microscopico parere, insieme a pochi e illusi amici, ci sgolammo in favore di questa soluzione. Inutile, come si dice, piangere adesso sul latte versato. Ora siamo alle strette: incombono anni di governo autarchico e populista, di razzismo e di disumanità, di allontanamento e forse di uscita dall’Europa (l’Italia, Paese fondatore!) di sudditanza, insieme ai neocugini di Visegrad, allo zar Putin, e il nuovo Presidente della Repubblica, e la Corte Costituzionale.

Forse, però, c’è ancora una possibilità, un flebile respiro, un alito di vita.Comincia a serpeggiare la consapevolezza dell “ora o mai più”. Nella mia esperienza di medico ospedaliero, di fronte all’emergenza, non sempre puoi pianificare tutto alla scrivania e secondo le linee-guida:il tempo è quello che è e i mezzi sono quelli che sono. E così, quando il malato “sta per andarsene”, chiami chi c’è: il collega raccomandato che vuol farti le scarpe, l’infermiera lavativa che è un lamento continuo, l’ausiliario che puzza di sudore a 20 mt di distanza..

E allora forza, tutti insieme, c’è caso che il malato la sfanga, e che dopo ci ringrazi pure: “Dottore, certo che siete una bella squadra, unita..” Eh, come no..!

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