DDL ZAN

di Rosario Patanè - Liberacittadinanza.it - 14/05/2021
Non bruciamo il corpo sessuato sull’altare della fluidità di genere

Fatta la dovuta premessa che in nessun caso né per qualsivoglia “ disabilità” si possa eccepire alcuna riserva ,dopo aver deciso di leggere per intero il DDL Zan onde evitare pregiudizi inutili e dannosi ancorchè di stampo “idealistico” in una materia delicatissima e decisiva per il vivere quotidiano della società di oggi ,mi associo anch’io a qualche riserva che anche per quanto concerne il mio “schieramento “politico ,viene sollevata.

Questa Legge ,mi pare innegabile, è il virtuoso completamento della Legge Mancino, inasprendone le pene e aggiungendo il disposto articolato concernente “genere” “sesso” “orientamento sessuale” e in particolare la questione della “identità di genere” oltre alla gia citata “disabilità” sulla quale non si discute.

Ora,bene ha fatto l’on.Costa a disinnescare la mina sepolta della destra e di Salvini che invocando spudoratamente la Costituzione art.21 sulla “ libertà di opinione” in realtà ha inteso far saltare in aria tutta la costruzione e impedire l’approvazione della Legge. E bene anche a parer mio l’istituzione della Giornata nazionale con finalità educative e di allargamento sempre maggiore della consapevolezza della base sociale,cosi come i Centri antidiscriminazioni che dialogano con la rete di volontari e associazioni di base.

Però alcuni punti nodali si possono e si devono discutere anche per evitare possibili emendamenti della Consulta .

Considerando in primis la “lettera” della Costituzione ,vi si afferma nella tutela dei diritti primari la tutela del “ sesso” e non cita “ genere” ,terminologia figlia dell’evolversi della società e che pur costituendo un ostacolo formale può essere superata da una sostanziale e aggiornata visione giuridica .

Invece l’art.1 sul significato di «identità di genere», dice : «L’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione». Questo a me sembra una valutazione impropria e indefinita di un auto-percezione individuale, per la quale non verrebbe la necessità di alcuna forma di stabile condizione,specialmente che arrivi alla fine di un percorso tutelato di reale sicurezza di essa. Non credo che possa essere un’azione affidata alla “ percezione”,termine quanto mai ambiguo e volatile nel tempo anche i ordine ai velocissimi mutamenti della nostra società “liquida”.

E un’altra,che condiviso in pieno e che deriva da una parte femminile del PD che considera “l’inclusione” della misoginia equiparandola alle cause di violenza contro le donne .Ritengo giustissima l’obiezione che riporto pari pari che “ la violenza e la discriminazione contro le donne non sono generate dall’odio del "diverso" come nel caso dell’omofobia e della transfobia, ma da rapporti diseguali di potere e dal maschilismo che esistono nella società. “ ( cfr.A Fedeli e altre ) .

Tutto questo credo anch’io non puo che portare ad una marea di interpretazioni e disomogenee applicazioni della norma ,che in sede penale non può fondarsi su affermazioni generiche e assai sfumate come nel caso della sovrapposizione di “ genere” e “identità di genere”,fattispecie queste che necessitano di una netta delineazione al fine di rendere tassativa l’applicazione della Legge e delle relative sanzioni.

Nessuna precipitazione legislativa può essere utile in questi tempi così drammatici e oscuri. Anche a questo serve la Democrazia parlamentare nelle sue articolazioni costituzionali.

Rosario Patanè

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Riprendendo l’appello di due femministe storiche come Rosaria Fosforino e Marina Noce tra tante, sarebbe deleterio per la stessa indiscutibile valenza intrinseca della Legge non poterla ragionevolmente emendare e rendere più chiara, al fine di poterla condividere con il massimo possibile dell’opinione pubblica e della base sociale.

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