PD Last minute

di Daniela Gaudenzi - Liberacittadinanza - 05/06/2009
Il PD last minute si accorge della democrazia a rischio

Alla vigilia del voto con cui Berlusconi vorrebbe battere ogni primato di preferenze, nonostante sia un candidato abusivo che ha battuto già ogni primato di ridicolo e di discredito internazionale, il leader del maggiore partito, diciamo così di opposizione, ha detto chiaro e tondo che il presidente del Consiglio “va fermato” e che se ottenesse una significativa affermazione si prospetterebbero dei “seri pericoli” per la democrazia.

E’ il giorno che precede il voto, in cui tra l’altro le foto degli svaghi di villa Certosa dominano sulle pagine del Pais e sono state riprese dalla quasi totalità della stampa internazionale che da settimane mette in guardia sulla deriva autocratica e populista dell’Italia vissuta ormai, alternativamente, come barzelletta e come pericolo. Secondo El Pais le immagini “rubate” sono “a dimostrare che il premier sta cercando di convertire lo spazio della politica democratica in un mero prolungamento delle sue relazioni di amicizia e dei suoi divertimenti”.

E forse andrebbe aggiunto che questo avviene dopo che in sostanza senza ostacoli, l’imprenditore Berlusconi, sceso in campo quando sono venuti meno i suoi referenti politici, aveva bellamente “convertito lo spazio della politica democratica in un mero prolungamento” dei suoi affari illeciti e ne aveva fatto la via maestra per garantirsi una impunità senza fine; non a caso in chiusura di campagna elettorale a Milano ha ricevuto dall’alleato competitore Bossi la garanzia che il Lodo Alfano è e rimane intangibile, anche se, qualora proceda l’inchiesta romana su l’abuso di ufficio per i voli di stato che più propriamente si potrebbe anche chiamare peculato, bisognerà inventarsi ancora qualcosa, perché reato compiuto nell’esercizio delle funzioni di Governo.

Dunque perché l’opposizione del PD si accorgesse che Berlusconi “va fermato” occorrevano una campagna di allarme e di ridicolizzazione della stampa mondiale, la pubblicazione di un nutrito numero di foto quantomeno sconvenienti, l’uso disinvolto degli aerei di Stato, la presenza surreale ad una festa di compleanno di una diciottenne condita da una serie non quantificabile di menzogne spudorate, ma prima ancora le parole inequivocabili della signora Lario uscita finalmente da un decennale silenzio.

Forse l’accusa che si può rivolgere al cosiddetto maggior partito di opposizione impegnato a chiedere ancora una volta il voto utile e a paventare rischi molto seri per la democrazia nel caso che la distanza tra PDL e PD si approfondisse, non è quella tragicomica di essere “il mandante” del complotto internazionale contro l’allegro Silvio a cui avrebbero aderito compiacenti tutte le agenzie di informazione del mondo, ma di aver trovato il coraggio di denunciare un po’ tardivamente un’emergenza lunga almeno quindici anni, al traino di una moglie offesa e di una opinione pubblica mondiale incredula ed allarmata.

Certo meglio tardi e necessitati che mai. E si potrebbe persino aggiungere che forse per Veltroni non sarebbe bastato ancora nemmeno questo, ma con quali fondate prospettive di essere incisivi e credibili e di strappare un numero imprecisato di potenziali elettori ormai stremati, all’astensinismo, non è dato prevedere.

Chi può dar peso al D’Alema last minute che si è accorto adesso del “controllo sull’informazione”, dell’elementare evidenza che Berlusconi “deve presentarsi davanti ai suoi giudici” e che pure si azzanna con la sua ex testa d’uovo a Palazzo Chigi, quel Claudio Velardi assessore di Bassolino, difensore ad oltranza di Romeo, il quale disgustato a sua volta dalla (sua) politica e dal suo partito non andrà a votare?

D’altronde il quadro in cui è maturata “la conversione antiberlusconiana” del PD lo ha ricostruito puntualmente un sedicente ex-dalemiano come Peppino Caldarola che dalle pagine del Giornale ha lanciato l’allarme: “Si torna alle urne e la sinistra ritorna all’antiberlusconismo. C’era una volta una sinistra che si voleva liberare dell’antiberlusconismo… So che gran parte del gruppo parlamentare del PD non crede alla ripresa del vecchio tema giustizialista e antiberlusconiano… Ma è facile che tutti loro siano terrorizzati dalla concorrenza sleale di Di Pietro..”

 

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