“Se ci si mette nello spirito della Costituzione, la vita cambia”

di Lorenza Carlassarre - massimedalpassato.it - 02/04/2020
La “rivoluzione” di Lorenza Carlassare in nome della Costituzione

Lorenza Carlassare, non è soltanto una dei più insigni costituzionalisti italiani, ma è anche la prima donna ad avere ricoperto la cattedra di Diritto Costituzionale nel nostro paese. Abbiamo avuto il piacere di intervistare la Professoressa, che ci ha raccontato la sua storia e la sua esperienza accademica, condividendo con noi la sua opinione sulle misure adottate dal Governo in relazione all’attuale emergenza sanitaria.


Professoressa, Lei ha lavorato in anni in cui per le donne era davvero difficile studiare e ottenere ruoli di rilievo. Cosa l’ha portata a scegliere giurisprudenza e poi a proseguire la carriera universitaria? Ha sempre avuto le idee chiare?

All’inizio, uscita dal liceo, mi sono sentita molto incerta sulla scelta della facoltà universitaria. Ho scelto giurisprudenza per caso. Io volevo fare filosofia, ma dopo qualche lezione che ho seguito in facoltà mi sono accorta che non si parlava davvero di filosofia, ma che si trattava di una sorta di facoltà di lettere e non era quello che mi interessava. A quel punto, siccome avevo degli amici nella facoltà, ho scelto giurisprudenza, ma senza alcun interesse iniziale.

E poi?

Poi sono stata molto contenta di aver fatto questa scelta, perché ho capito che studiare legge non era mandare a memoria mere nozioni, ma che al contrario al giurista interessa l’argomentazione. Anche ai miei studenti ho sempre detto che non bisogna imparare nozioni, ma il perché ci si arriva.

E poi è arrivata la scelta del diritto costituzionale.

Sì, ho scelto il diritto costituzionale perché è intrinsecamente politico. Il diritto costituzionale è la forma della politica e quindi è la realtà che si muove, che contiene il sociale, le ideologie, i pensieri.

La scelta della carriera accademica invece com’è arrivata?

La carriera universitaria è arrivata da sola. Quando mi sono laureata, nel 1952, ho ricevuto il premio per il miglior laureato della facoltà di giurisprudenza di Padova e il giorno successivo mi hanno conferito subito una borsa, come si chiamava allora, di assistente straordinario. In sostanza ero assistente già il giorno dopo la laurea.

Si è mai sentita sola nell’ambiente accademico?

Sì, la partenza è stata facile, ma il dopo è stato difficilissimo. Ero sola come donna. E c’erano pregiudizi. Non mi sentivo sola come persona perché avevo un buon rapporto coi colleghi. Con gli amici, all’università e fuori, non ho mai avuto problemi. Il problema era proprio la struttura mentale delle facoltà. Quando mi sono sposata non mi hanno più confermato la borsa di assistente straordinario, perché una donna sposata non poteva avere interessi scientifici. Questo era l’argomento.

E Lei come ha reagito?

La borsa di assistente straordinaria mi era stata tolta. Era il 1954. Io nel frattempo mi ero sposata ed ero diventata madre. A quel punto ho fatto la madre e ho letto molti libri gialli! Quando poi il mio primo marito è morto e io sono rimasta vedova, l’ambiente accademico si è rifatto avanti.

Quindi Lei si era proprio allontanata?

Sì e poi sono tornati tutti. Dopo mi sono risposata con un collega universitario, un uomo di ferro.
Ma quando ci siamo sposati hanno ricominciato a dire che non potevo avere interessi scientifici.

Quando mi sono sposata non mi hanno più confermato la borsa di assistente straordinario, perché una donna sposata non poteva avere interessi scientifici. Questo era l’argomento.

E lui?

Lui mi ha guardata e mi ha detto “Se tu ti fai mandare via un’altra volta, io ti lascio”.
E allora col suo appoggio psicologico sono riuscita a resistere a tutto questo.
Poi ho avuto molte difficoltà a vincere la cattedra. L’ho vinta dieci anni dopo, nel 1978, e con gli stessi con cui ho vinto il concorso sono rimasta poi negli anni molto amica.
Nonostante qualche iniziale difficoltà però ho sempre avuto riconoscimenti scientifici.
Adesso questo problema non c’è più perché ci sono molte donne nella nostra materia per fortuna.

Lei è stata la prima donna a ricoprire la cattedra di diritto costituzionale in Italia.

Sì, e sono rimasta l’unica donna ancora per una decina d’anni. Infatti i miei rapporti sono nati e cresciuti all’interno dell’universo maschile.

Professoressa, Lei ha sempre insegnato e parlato ai giovani. Cosa possono fare le nuove generazioni per preservare lo spirito della Costituzione?

Leggerla non basta. Bisogna studiarla. Se ci si mette nello spirito della Costituzione la vita cambia. Perché lì c’è tutto, c’è il futuro, la libertà, la socialità, i diritti sociali, l’uguaglianza vera.
Ora si parla molto del fatto che nessuno deve essere lasciato solo…ma basta leggere la Costituzione. Bisogna guardarla sempre approfonditamente.
Io avevo scritto a questo proposito “Conversazioni sulla Costituzione” che serviva proprio per gli studenti e che è ancora adottato; un libro che contiene un tracciato dei principi della Costituzione, una riflessione sui concetti, sullo stato di diritto, sul costituzionalismo, sul potere…in questi giorni lo dovrei aggiornare, ma non riesco proprio a concentrarmi in questa situazione.

A proposito della situazione attuale, cosa ne pensa? Crede ci sia il rischio di percepire, nonostante la nostra democrazia costituzionale, quasi come normali le restrizioni della libertà personale che stiamo vivendo?

No, penso che ci chiediamo il perché delle limitazioni attuali. Questa è una situazione mai verificata né immaginata, di dimensioni sconosciute. Queste limitazioni – che io sopporto a malincuore perché l’idea di star chiusa mi disturba – sono in questo momento indispensabili.

Cosa pensa degli strumenti normativi che vengono utilizzati dal Governo per adottare queste misure?

Quasi non direi che oggi viene in gioco l’articolo 77 della Costituzione sui casi straordinari di necessità e urgenza. Questo è certamente un caso straordinario, ma a un certo punto ci sono dei vecchi scritti di autori in cui si parla della necessità come fonte autonoma del diritto. Questa che stiamo vivendo è necessità assoluta. E in un momento del genere devo dire che a me basta la libertà di stampa. Quel che è certo è che queste misure devono durare poco e per il tempo davvero necessario.

Speriamo inducano una riflessione futura.

Quando tutto sarà finito questi poteri che giustamente il Governo si è assunto devono cessare. Non saranno più giustificati dalla necessità e dall’urgenza, e tutto dovrà tornare nell’ordine costituzionale naturale. Devono rimanere casi eccezionali.

Negli ultimi anni non è stato così…

Sì, ne abbiamo ampiamente abusato negli ultimi anni, anche in assenza di necessità. E proprio perché di necessità non si poteva parlare, è stato grave non solo lo spostamento di competenza normativa dal Parlamento al Governo, ma è stato grave soprattutto tollerarlo. Oggi però è giustificato. Spero che quando tutto questo finirà si abbia una migliore percezione della necessità di stare ligi a quello che la Costituzione dice.Una riflessione servirà. Ora però non si può discutere. Possiamo solo sperare col tempo in un allentamento delle misure, ma per ora no.

Professoressa, nel 2014 circolava anche il Suo nome come possibile Presidente della Repubblica. Cosa sarebbe successo se oggi al posto di Mattarella ci fosse stata Lei?

No, non avrei mai accettato! Non amo occupare posizioni di potere né desidero posizioni di comando. Non sono fatta per gli spazi politici e non amo la pubblicità. So fare lo studioso ed è quello che faccio.

La nostra generazione aveva l’idea della grande conquista che era stata la Costituzione.

Che cosa abbiamo perso oggi Professoressa? Nemmeno le università sembrano più le stesse.

Questo è molto importante: la nostra generazione era molto più attenta ai valori della Costituzione e faceva le cose con entusiasmo. Noi non abbiamo studiato freddamente. E questo perché avevamo l’idea della grande conquista che era stata la Costituzione. 
Per chi studia oggi invece la Costituzione è un dato scontato. Si studia il diritto costituzionale freddamente, come qualsiasi altra materia, senza più sentirsene coinvolti.


Professoressa, la ringraziamo per il tempo che ci ha dedicato.

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