EDUCAZIONE CIVICA

di Francesco Baicchi - 08/08/2019
Insegniamo semplicemente ai giovani a difendere i principi su cui la nostra Repubblica democratica e antifascista è nata

L’approvazione dell’orrendo decreto ‘sicurezza bis’ e la vicenda della TAV in Val di Susa hanno fatto passare quasi sotto silenzio la recentissima approvazione del DDL 1264, che istituisce l’insegnamento nella scuola della cd ‘educazione civica’ e merita invece una certa attenzione, anche perché ne è prevista l’entrata in vigore già col prossimo anno scolastico, fra poche settimane.

Le finalità contenute nell’art.1 non possono che essere condivise (‘formare cittadini responsabili e attivi’ ecc…, sviluppare la conoscenza della Costituzione,  e anche ‘…sostanziare…i principi di legalità…’ ), anche se rimane il dubbio sulla necessità di una norma specifica per richiamare un compito che, credo, i Docenti della scuola pubblica hanno sempre considerato proprio.

A me lascia  perplesso, e anche un po’ preoccupato, il modo ‘trasversale’ in cui questi argomenti vengono organizzati, affidando a un numero imprecisato di docenti l’insegnamento di un insieme di materie che va dalla Costituzione e le istituzioni europee, al ‘contrasto delle mafie’, dalla ‘protezione civile’ al ‘diritto del lavoro’, dalla ‘educazione stradale’  alla ‘educazione alla salute’ (art.3).

Per non parlare della ‘educazione alla cittadinanza digitale’, cui è dedicato l’intero art. 5, e a cui evidentemente si attribuisce una importanza preminente, forse nella prospettiva di una società in cui la cittadinanza attiva dovrebbe esercitarsi ‘attraverso l’utilizzo di servizi digitali pubblici ….’.

Importante e condivisibile appare invece il primo comma dell’art.4, che recita ‘A fondamento dell’insegnamento dell’educazione civica è posta la conoscenza della Costituzione italiana.’, che dovrebbe essere avviata già nella scuola per l’infanzia.

Per lo svolgimento dell’insieme di questi insegnamenti è previsto un monte ore ‘non inferiore’ alle 33 annue, da sottrarre alle altre materie.

E’ prevista anche una valutazione finale annua espressa in decimi, la cui definizione non sarà particolarmente agevole (si tratterà di una media fra le varie materie? Si procederà a interrogazioni o compiti scritti?).

 L’impressione complessiva è che il testo sia il risultato della ‘cucitura’ di proposte diverse, in alcuni casi facilmente identificabili , come l’inserimento dell’insegnamento degli statuti regionali, che non sembra essenziale, dato che non possono essere in contrasto col dettato costituzionale.

Il monte ore previsto appare poi assolutamente insufficiente anche solo per fornire una informativa generica sui singoli argomenti, che vada al di là di quanto disponibile ordinariamente sulla stampa e su internet.

Nella sua genericità la norma non può che rinviare all’impegno e alla professionalità dei Docenti, che terranno sicuramente conto delle competenze di partenza dei loro allievi e delle lacune da colmare e, speriamo, non considereranno il nuovo insegnamento un alibi per non trattare se necessario più ampiamente nel corso della loro materia gli stessi argomenti.

Infine un sommesso suggerimento: i temi previsti sono tutti già compresi nella nostra Costituzione del 1948, che li armonizza mirabilmente nel quadro del suoi Principi Fondamentali, disegnando un modello di ‘cittadino’ responsabile, attivo, partecipativo, solidale e rispettoso delle leggi, dell’ambiente e del patrimonio

E in questo modello di cittadinanza la maggioranza degli Italiani ha dimostrato già varie volte di riconoscersi (certamente nei referendum del 2006 e 2016): insegniamo semplicemente ai giovani a difendere i principi su cui la nostra Repubblica democratica e antifascista è nata.

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