I giovani e il Sud decisivi per il No. Delmastro e Bartolozzi prime vittime della destra

di Alfiero Grandi - 25/03/2026
La Costituzione non è un peso ma una risorsa ed è necessario, indispensabile rilanciarne il ruolo che madri e padri costituenti hanno definito, resistendo ad inutili tentazioni di scrivere peggio quello che è già scritto in modo egregio.

Giorgia Meloni dopo la vittoria del NO ricorda Chiara Ferragni dopo il disastro della pubblicità ingannevole del pandoro rosa. Ma fare finta di nulla è impossibile, e infatti ecco le prime “vittime”: il sottosegretario alla Giustizia Delmastro e la capo di gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi si sono dimessi o forse sarebbe meglio dire sono stati dimessi. Colpevoli il primo di essersi messo in società con la giovanissima figlia di un presunto prestanome di un mafioso, la seconda degli insulti peggiori ai magistrati nella campagna referendaria. E in bilico ci sarebbe anche la ministra al Turismo Santanchè, già rinviata a giudizio per un presunto reato societario.

Il colpo subito da  Giorgia Meoni con la vittoria del NO è evidente e ne vanno indagate con cura tutte le ragioni. Ad esempio sono convinto che la differenza nord/sud nell’affluenza al voto si spiega anzitutto con l’autonomia regionale differenziata: un evidente favore ai leghisti del Nord che “dimentica” le difficoltà del Mezzogiorno (ad esempio l’esigenza di ricorrere ai medici cubani in Calabria) che si sente tradito dalla destra cui ha dato molti voti.

Controprova: le percentuali del No nel mezzogiorno sono molto alte. Quindi meno votanti ma il No si è affermato con vigore. Chi non ha votato è l’elettorato che in passato ha dato fiducia alla destra, in particolare a Fratelli d’Italia. La Corte costituzionale dopo avere sanzionato duramente la legge Calderoli purtroppo decise di bloccare il referendum sull’autonomia regionale differenziata con la sentenza del gennaio 2025. Una decisone del tutto discutibile che contraddisse la decisione della Cassazione che aveva già scritto il quesito referendario. Quindi il referendum non c’è stato malgrado un 1 milione e 300.000 firme. Evidentemente elettrici ed elettori del Mezzogiorno non hanno dimenticato che pur di restare al potere FdI e FI consentivano le manovre di Calderoli e della Lega, che stanno tuttora cercando di forzare le maglie delle sentenze della Consulta, come dimostrano le tronfie dichiarazioni dei Presidenti di Lombardia e Veneto che hanno già fatto i conti di quanti miliardi potranno ottenere se questo sfregio all’unità nazionale andrà in porto.

In sostanza il mezzogiorno ha tolto la fiducia alle destre.

Prima del voto nessuno era in grado di dire se movimenti giovanili come quelli per la pace e per Gaza avrebbero compreso la posta in gioco nel voto referendario. Il voto dimostra che l’hanno capito, infatti il voto giovanile è a grande maggioranza per il No.

Il risultato è anche il frutto di una campagna elettorale unitaria anche se articolata su diverse punte: il Comitato dei Magistrati, il Comitato per il No della società civile, il Comitato dei 15 cittadini che con lodevole iniziativa ha sbloccato una discussione inconcludente sulla raccolta delle firme , che infatti è stata un ottimo biglietto da visita per tutta la campagna elettorale,  i partiti di opposizione che si sono schierati per il No.

Visti i risultati è stata una scelta felice non costituire un unico centro di iniziativa per la campagna elettorale referendaria. Mettere in campo un insieme di soggetti ha spinto ciascuno a dare il massimo e questo è stato importante nei territori dove le iniziative per lo più sono state comuni ma hanno consentito anche articolazioni utili e soprattutto hanno dato importanza e responsabilità alle persone che sono diventate protagoniste della campagna elettorale.

Bachelet all’inizio usò l’espressione di Mao, i 100 fiori, per delineare la campagna referendaria, aveva ragione, è stata una scelte felice. Un referendum non è una campagna elettorale come le altre, richiede che le diversità di motivazione siano tutte rispettate e convergano come in questo caso sul No.

Inoltre è passato il messaggio che in gioco c’era non solo l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati ma anche la Costituzione (pensando a premierato, legge elettorale, decreti sicurezza, ecc.) e la nostra democrazia, perché la prima vittima di questa controriforma Meloni/Nordio è stato il parlamento, il cui ruolo fondamentale, previsto dalla Costituzione, è ormai divenuto mera ratifica delle decisioni del governo, perché la destra ha portato alle estreme conseguenze, con un salto di qualità negativo, errori precedenti come i decreti a valanga, i voti di fiducia per imporre le opinioni, le decisioni immodificabili prese all’interno del governo.

Quindi questa volta votare era importante, decideva se lasciare campo libero a questa deriva oppure se fermarla come chiedeva lo schieramento del No e questo messaggio è stato recepito e tante e tanti sono tornati al voto, dopo le delusioni precedenti.

Attenzione è un atto di fiducia che può essere revocato, bisogna dimostrare di meritare la fiducia. Per evitare guai futuri occorre anzitutto far capire che il messaggio di chi è tornato al voto è arrivato forte e chiaro e che avrà una risposta positiva in futuro. Una delusione dopo questa opportunità sarebbe un autentico suicidio politico.

La destra dimostra che ha poche idee per di più sbagliate, come il patto di FI, Lega, Premierato su 3 controriforme di rango costituzionale come ridimensionamento della magistratura, autonomia regionale differenziata, premierato con l’appendice di una nuova legge elettorale favorevole alla destra, che sono messe in discussione dal successo del No nel referendum. Ora vigilanza per impedire pasticci, a cui qualcuno forse non ancora aggregato alla destra potrebbe essere disponibile.

Aggiungerei che il governo vuole tornare al nucleare malgrado due referendum popolari abbiano detto no, sarebbe una decisione incostituzionale (sentenza 199/2012) e revanchista come quella sulla magistratura, dovrebbero ricordarlo tutti.

Il resto delle idee della destra sono un vincolo negativo su questioni di fondo. L’attacco al green deal a cui vengono attribuite responsabilità che non sono sue e che porterebbe l’Italia ad essere ancora più dipendente dall’estero proprio nel momento in cui ci sarebbe bisogno di scegliere con nettezza le energie rinnovabili di cui l’Italia ha ampia disponibilità e che per di più garantirebbero indipendenza nazionale, mentre il traccheggio su petrolio e gas con Trump ci mettono in una condizione di ulteriore subalternità.

La questione energia è cruciale l’Italia che non può continuare a pagare l’aggio di idee sbagliate e controproducenti del governo. Così le politiche di sviluppo non esistono, ci sono mance maldistribuite ma non politiche di risanamento e sviluppo, pensiamo all’urgenza dell’Ilva, a Stellantis che era in ritardo sull’elettrico poi il governo ha scelto di fermare tutto e oggi è in un impasse che può portare al disastro. Sulle politiche sociali continua un pauperismo inefficace che spacca il paese e lascia campo libero alla crescita dell’inflazione.

Diciamola tutta: il governo sembra inebetito, incapace di rivedere le idee sbagliate su cui ha costruito le sue fortune e per questo rischia di diventare come Berlusconi nel 2011 un ostacolo per il futuro del nostro paese. Un po’ come a livello internazionale dove è incapace di fare la scelta dell’Europa, naturalmente con i cambiamenti necessari perché anche lì c’è l’influenza della destra peggiore che fa del no ai migranti e delle misure securitarie di ordine pubblico la sua ragione di vita.

Per cambiare bisogna prendere atto che occorre prendere le distanze da Trump e scegliere una nuova Europa. Giorgia Meloni non è riuscita a scegliere perché condizionata da un patrimonio di idee sbagliate e quando ha dovuto difendersi da Trump si è nascosta, guarda caso, dietro la nostra Costituzione (art 11) che peraltro è la prima a mettere continuamente in discussione, come dimostra il referendum.

Il No ha vinto e quindi la controriforma Meloni-Nordio sulla magistratura, che avrebbe modificato ben 7 articoli della Costituzione, andrà tra i rifiuti della storia.

Il governo deve cambiare registro, se ne è capace, o andarsene, ha chiesto consenso e non l’ha avuto, ora cambi, abbandoni la prepotenza della maggioranza. Maggioranza solo di parlamentari perché tra le elettrici e gli elettori non ce l’ha, abbandoni atteggiamenti inutilmente repressivi, chiuda i centri in Albania.

Anche i partiti di opposizione debbono trarne le conseguenze: il futuro politico dell’Italia è contendibile, la destra può essere vinta e tanti sono tornati a votare quando hanno capito che in questa occasione potevano dare un aiuto, contare votando No. Il risultato premia il loro contributo.

La partecipazione di elettrici ed elettori è tornata, ma va consolidata, perché non è affatto scontato che continui. Occorre preparare una seria alternativa politica alla destra il cui ruolo finora si è risolto nello stare alla corte di Trump, salvo ritrovarsi a pagare le conseguenze economiche e sociali di politiche sbagliate e di una guerra folle contro l’Iran, fino a rischiare di essere coinvolti.

L’Italia per fortuna ha questa Costituzione antifascista che va attuata e difesa da chi la vuole stravolgere e questa deve essere la base anche del programma di un’opposizione che vuole sfidare la destra e vincere le elezioni. Ormai il tempo delle posizioni che accettano idee della destra e le fanno proprie è finito. Le analisi dicono che il voto della”sinistra per il si” è inferiore a quello della destar per il NO, se l’opposizione si limitasse ad un piccolo cabotaggio per incapacità di scegliere sarebbe un vero danno per la democrazia, c’è bisogno di una alternativa costruita su forti valori a partire dalla pace, da regole ed organi internazionali rinnovati, dalla lotta al cambiamento climatico per la transizione green. Un’alternativa politica che fa leva sulle intelligenze diffuse e sulla partecipazione, non pretende di imporre dall’alto un governo delle cose, per di più sbagliato. In sostanza rilanciando una rinnovata visione democratica e partecipativa.

La Costituzione non è un peso ma una risorsa ed è necessario, indispensabile rilanciarne il ruolo che madri e padri costituenti hanno definito, resistendo ad inutili tentazioni di scrivere peggio quello che è già scritto in modo egregio. Tentazione che in passato anche nell’attuale opposizione ha avuto cittadinanza e portato ad errori. Ora basta, occorre una svolta politica in cui il si sia si e il no sia no. I partiti di opposizione che hanno fatto la battaglia per il No possono raccogliere questa straordinaria opportunità ma debbono sapere che ogni tradimento delle aspirazioni di partecipare e contare, che è presente in forza in questo voto, porterebbe a nuovi allontanamenti a delusioni.

Non deludere la spinta forte che viene dal referendum è l’imperativo categorico oggi.

Alfiero Grandi

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