Sabato sera una delegazione di Pax Christi è stata fermata dalla polizia ai controlli sotto il colonnato di San Pietro mentre stava entrando alla veglia di preghiera per la pace convocata da papa Leone XIV.
Non c’erano tensioni, non c’erano problemi di ordine pubblico, non c’erano comportamenti aggressivi. Il motivo del blocco erano gli oggetti che portavano con sé: uno striscione con la scritta “Pax Christi – Movimento cattolico internazionale per la pace”, una spilla palestinese e una maglietta con scritto “L’Italia ripudia la guerra” e “Chi manda le armi ripudia la pace”.
In sostanza, sono stati fermati per un simbolo palestinese e per una maglietta che richiama l’articolo 11 della Costituzione.
Gli agenti hanno fatto alcune telefonate, poi hanno deciso che quello striscione non poteva entrare e che la maglietta doveva essere tolta. Gli oggetti sono stati trattenuti e restituiti solo alla fine della veglia, senza verbali e senza alcun atto formale.
La motivazione fornita sarebbe stata: “Qui si viene a pregare, non a fare politica”. È una frase che fotografa bene il problema. Perché definire “politica” una richiesta di pace, il richiamo alla Costituzione o la solidarietà con la Palestina significa stabilire che certi contenuti non devono essere visibili nello spazio pubblico. Non si tratta di sicurezza. Si tratta di selezione dei messaggi ammessi.
Lo dimostra anche un altro elemento: dentro San Pietro sono passati altri simboli, come una bandiera ucraina e uno striscione per la pace in Congo. Questo significa che non esiste un principio neutrale. Alcuni messaggi passano, altri vengono fermati.
Il punto allora è semplice: la Palestina viene trattata come tema da rimuovere, e il rifiuto del riarmo come posizione da nascondere. La vicenda assume un significato ancora più evidente perché nello stesso momento papa Leone XIV pronunciava parole nette contro la guerra, il riarmo e le logiche militari.
Mentre dentro si parlava di pace, fuori si sequestrava una maglietta contro la guerra. È questo il dato politico della giornata.
Nel clima costruito negli ultimi anni, chi contesta il riarmo, chi richiama la Costituzione, chi espone un simbolo palestinese viene percepito come problema da gestire. Non importa se si tratta di un movimento cattolico nonviolento. Non importa se si sta entrando a una veglia religiosa. Conta solo impedire che certi contenuti si vedano.
Quando perfino un’associazione pacifista viene filtrata dalla polizia per una maglietta e una spilla, significa che lo spazio del dissenso si sta restringendo ben oltre le piazze.
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