Giorgia Meloni ha attaccato numerose sentenze dileggiando le decisioni dei giudici per descrivere una magistratura inadeguata. Un atteggiamento non degno di una Presidente del Consiglio.
Quando la Corte dei Conti ha dimostrato che le norme in vigore – italiane ed europee – non consentivano di procedere con il ponte sullo stretto il governo ha gridato all’invasione di campo dei magistrati ed è subito stata approvata una legge per tagliare le unghie ai controlli dei magistrati contabili.
Il Ministro Nordio, noto gaffeur, ha dichiarato che il CSM sarebbe dedito a pratiche para-mafiose dimenticando (?) che lo presiede il Presidente della Repubblica. Infatti Mattarella ha dovuto reagire partecipando alla prima riunione del Csm per difenderne il ruolo previsto dalla Costituzione e invitando ad abbassare i toni nella campagna referendaria.
I toni sono saliti perchè esponenti del governo (Giorgia Meloni in testa) hanno deciso di insegnare il mestiere ai giudici e ai P. M. indicando perfino il reato (tentato omicidio) per gli arrestati dopo gli scontri di Torino, salvo constatare che non erano coinvolti nell’aggressione al poliziotto.
Salvini ha contribuito alla canea contro i giudici difendendo il poliziotto che ha ucciso un giovane pusher, peccato che ora tutti riconoscano che è come minimo una mela marcia – a partire dal capo della polizia – visto è rimasto schiacciato da prove inoppugnabili di responsabilità di omicidio. Va ricordato che dopo questo episodio il governo aveva deciso uno scudo in caso di reati dei poliziotti nel corso delle azioni. Oggi, dopo l’evidenza dei fatti, questo meccanismo è edulcorato rispetto alle intenzioni iniziali ma resta l’idea di un doppio canale nella giustizia, distinguendo tra normale cittadino e agente di polizia.
Si potrebbe allungare la lista, visto che sono tanti gli episodi che confermano l’insofferenza del governo verso i controlli e le decisioni dei magistrati. Eppure i magistrati sono i garanti dell’applicazione della legge se è conforme alla Costituzione e alle norme europee ed internazionali.
Chi ha vinto le elezioni non ha il diritto di decidere senza vincoli, ancora di più se la maggioranza delle elettrici e degli elettori nel 2022 non ha votato per la maggioranza parlamentare di destra, che ha avuto solo il 44% dei voti, con un’affluenza del 63,8%, ma ha avuto un premio del 15% di parlamentari.
Chi vince le elezioni deve rispettare i limiti costituzionali al suo potere. In democrazia l’equilibrio tra i poteri è fondamentale, al contrario dei comportamenti di Trump che ha atteggiamenti di eversione istituzionale, negli Usa e nello scenario internazionale come dimostra l’attacco all’Iran al di fuori di ogni legittimità internazionale. Eppure Trump ha estimatori a destra, a partire da Giorgia Meloni. La democrazia c’è quando non esiste un potere assoluto perchè ci sono poteri e contropoteri di controllo, ad esempio la magistratura.
Questo referendum è sulla proposta Meloni/Nordio di cambiare ben 7 articoli della Costituzione per portare la magistratura verso la subalternità al governo. Non tutto è reso esplicito dal governo, ad esempio in conseguenza delle modifiche della Costituzione verranno le norme attuative, già pronte ma secretate da Nordio. Perché questa segretezza ?
Nordio dovrebbe rendere pubblici i provvedimenti attuativi delle modifiche, ma non lo farà perché si potrebbe scoprire un peggioramento di quanto già affermano le norme costituzionali cambiate.
Del resto Tajani- non l’ultimo arrivato – si è lasciato sfuggire che ai PM verrà tolto il controllo della polizia giudiziaria per le indagini, quindi prenota ulteriori modifiche della Costituzione.
La separazione delle carriere voluta da Licio Gelli è ora lodata dal figlio che appoggia la legge Meloni/Nordio, in realtà metà delle sentenze dicono cose diverse dall’accusa. Una buona formazione etica e costituzionale, un controllo del Csm sui comportamenti dei singoli e la certezza che il PM è un magistrato che ha l’obbligo di indagare a tutto campo per trovare colpevoli e prove sono garanzie forti.
Se passasse la controriforma Meloni/Nordio il Csm si spaccherebbe in 3: uno per i giudici, uno per i PM e un’alta corte di disciplina che emetterà sentenze su cui non potrà esserci appello alla Cassazione, dimenticando che l’art.102 vieta i tribunali speciali. Per di più giudici e Pm componenti dei 3 organi saranno estratti a sorte, con l’obiettivo dichiarato di distruggere le associazioni dei magistrati.
Questo è il nucleo patogeno della Meloni/Nordio e serve a colpire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, immaginando che in futuro il governo potrà indicare le priorità di indagine e superare l’azione penale obbligatoria.
Forse è materia non semplice da comprendere ma gli effetti sarebbero chiarissimi. L’autonomia della magistratura porta a risultati di grande interesse sociale, ambientale, economico. Del resto nel dopoguerra molte norme ereditate dalla legislazione fascista sono state cambiate non solo per iniziativa del nuovo parlamento ma anche con sentenze dei giudici che si sono rivolti alla Corte costituzionale ottenendo cambiamenti significativi, spingendo il parlamento a legiferare in modo conforme alla Costituzione.
In una democrazia viva c’è spazio per tutti: i cittadini fanno sentire la loro voce, i partiti chiedono il voto agli elettori per il parlamento, il parlamento da la fiducia al governo, la magistratura svolge senza interferenze del governo il suo ruolo, come del resto debbono poter fare le altre autorità di controllo e verifica.
La magistratura ha preso decisioni che vanno valorizzate. Vanno ricordate quelle sui diritti dei migranti e ora la procura di Milano sta indagando sullo sfruttamento insopportabile della Glovo e ora su Deliveroo, aziende che organizzano le consegne a domicilio con i riders. In passato ci sono stati tentativi di regolare la situazione senza i risultati sperati. E’ importante che ora i riders, affiancati dalla Cgil, abbiano ottenuto un intervento della magistratura (in questo caso i PM) per indagare sull’accusa di caporalato e super sfruttamento dei lavoratori.
Questi lavoratori hanno scarso o nullo potere contrattuale, sono governati da un algoritmo deciso dalle aziende per il massimo sfruttamento dei lavoratori che sono autonomi per finta, visto che il loro lavoro è costruito su parametri decisi dall’azienda che per punire usa l’algoritmo.
La procura ha avviato un’indagine di grande valore, che coinvolge non solo i 60.000 interessati ma riguarda un settore importante di lavoro povero che influenza negativamente tutto il mercato del lavoro nel settore. I PM hanno avviato le indagini e insieme hanno nominato un commissario per le aziende così da garantire continuità di lavoro e il superamento del loro ignobile sfruttamento, facendo riferimento (a proposito del valore della Costituzione) all’articolo 36 che prevede una retribuzione equa per vivere. Dopo i riders stanno emergendo altre situazioni lavorative parimenti inaccettabili.
Da tutto questo si possono già ricavare conseguenze precise. Il governo si comporta come le tre scimmiette, non ha dato sostegno alla magistratura, anzi è evidente un fastidio perché in questa come in altre azioni di tutela del lavoro da parte della magistratura viene confermato che manca un’azione politica adeguata sulle condizioni di lavoro. Il governo è latitante sul salario minimo che sarebbe molto utile per chi lavora, ignora la necessità di regole sugli algoritmi aprendo una contrattazione sui criteri, con i relativi controlli. Il lavoratore non può esser solo di fronte al moloch-algoritmo che lo divora. Per non parlare della sanità, delle pensioni, della sicurezza sul lavoro, delle forme assicurative su varie materie, tutto è cinvolto.
Il sindacato è fondamentale quando non si presta come la Cisnal ad una contrattazione di comodo. Sono urgenti norme chiare di rappresentanza e rappresentatività dei sindacati per superare i contratti pirata al ribasso a cui si prestano sigle più o meno inventate, arrivando all’erga omnes nell’applicazione dei contratti rappresentativi. Da un’azione della magistratura può derivare il rilancio della contrattazione e la pressione per norme di legge che questo governo e in particolare questa Ministra continuano ad ignorare.
Questa battaglia di civiltà per il lavoro ha bisogno di tutti e deve riguardare tutti, quindi ha bisogno di una magistratura autonoma, che si muove con indipendenza per attuare le leggi e richiamare l’ispirazione della Costituzione dove mancano regole per sostenere i diritti dei più deboli in una società e in un’economia sempre più divaricate tra i pochi che decidono e aumentano potere e ricchezza e i tanti che vivono in condizioni di subalternità e di emarginazione.
Per questo il 22/23 marzo occorre votare No. Dispiace che persone che si dichiarano di sinistra accompagnino l’indegna campagna di una destra che mente al paese e vuole indebolire il ruolo dei magistrati per arrivare a condizionarli, a controllarli.
Il problema politico nel voto del 22/23 marzo è sotto i nostri occhi, se la destra vincesse il referendum dopo avere già ridotto il parlamento ad un ruolo subalterno al governo e riuscisse a mettere sotto controllo la magistratura arriverebbe alle elezioni nel 2027 con maggiore forza, con l’obiettivo di mantenere il potere come dimostra la legge elettorale proposta dal governo, “Mussolinum” l’ha definita Ainis. Nel segreto dell’urna è sperabile ci sia il ravvedimento operoso di quanti hanno creduto che in ballo ci fosse la separazione delle carriere e hanno via via scoperto che l’affermazione: “voterò comunque contro la destra nel 2027” (Barbera) non coglie il ruolo politico cruciale di questo voto referendario.
La destra si batte qui ed ora. Occorre respingere una legge ignobile che vuole manomettere l’autonomia della magistratura per sete di potere e per non avere scomodi controllori che agiscono “in nome del popolo italiano”.


