Referendum, l’ansia per l’esito dietro i comizi sguaiati di Meloni. Attacco ai giudici chiavistello per scardinare la Costituzione

di Alfiero Grandi - strisciarossa.it - 16/03/2026
Ora Giorgia Meloni mette le mani avanti per evitare che la vittoria del NO abbia conseguenze sul governo.

Deve essere serio il rischio di perdere il referendum sulla legge Meloni/Nordio se Giorgia Meloni nel comizio di Milano ha rotto gli argini e ha usato per la polemica con il NO una demagogia di infimo ordine, insistendo nella delegittimazione della magistratura, creando a questo punto un serio problema sia politico che istituzionale. Può una Presidente del Consiglio che ha giurato sulla Costituzione picconare uno dei poteri fondamentali della democrazia italiana? Quando Cossiga molti anni fa ebbe un atteggiamento analogo fu sottoposto a impeachement, ora che si fa?

Le destre sono evidentemente preoccupate per il risultato del referendum sulla legge Meloni/Nordio che avevano immaginato come una marcia trionfale che avrebbe aperto la strada alle altre deformazioni della Costituzione.

Il governo prima ha ridotto ai minimi termini il ruolo del parlamento, che nella visione dei costituenti era il pilastro della democrazia. Poi ha deciso da solo la controriforma della Costituzione sulla magistratura e l’ha imposta al parlamento, che è stato costretto ad approvarla senza modifiche.

Ridimensionato il ruolo del parlamento il governo delle destre vuole fare altrettanto con la magistratura, spaccando il Csm in due, estraendo a sorte i componenti della magistratura, oggi eletti da tutti i magistrati, per non parlare dell’Alta Corte (tutti corazzieri?) che dovrà esercitare il ruolo disciplinare sottratto ai due Csm, per di più stranamente per tutta la magistratura, confermando che questa controriforma è scritta male e in modo contraddittorio.

Le destre vogliono stravolgere la Costituzione del 1948 in aspetti fondamentali, con il risultato di aumentare il potere del governo, in particolare del capo del governo, riducendo sia il ruolo del parlamento che l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Il governo vuole decidere senza il rischio di subire controlli, è allergico alle critiche, per di più cerca di scaricare sulla magistratura le sue manchevolezze.

Nella crisi più grave degli ultimi decenni non sa decidere e assiste senza fare scelte al degrado dell’economia e della società. Di fronte agli sconvolgimenti politici internazionali, ai venti di guerra che sconvolgono la vita e l’ambiente in tante parti del mondo, ai problemi del cambiamento climatico relegati in ultima fila dalla politica e dall’economia reazionarie attuali, alle crescenti fratture sociali, al risorgere di politiche di pura potenza e di aggressione verso gli altri, la Costituzione resta un punto fermo di diritti e di principi, più che mai indispensabile, a partire dall’articolo 11 che afferma che l’Italia ripudia la guerra, articolo dietro il quale si è nascosta anche Giorgia Meloni per evitare l’attrazione verso la guerra del gorgo trumpiano. Se non brava certo furba.

Sette modifiche e non saranno le sole

Le 7 modifiche della Costituzione sulla magistratura della legge Meloni/Nordio sono in stretto rapporto con l’autonomia regionale differenziata (Calderoli sta cercando di aggirare le sentenze della Corte costituzionale), con la legge elettorale maggioritaria che le destre vorrebbero e con i parlamentari di nuovo nominati dall’alto, con il premierato per instaurare una capocrazia (Ainis) accentrata, relegando il Presidente della Repubblica in un ruolo marginale, con leggi securitarie che contrastano con la partecipazione democratica. Tutto questo rende incomprensibile dichiararsi per il Si.

C’è il merito della riforma ovviamente che di per sé basta a decidere per il No. Ma se non bastasse anche il contesto politico ed istituzionale conferma che occorre dire No. Penso a Pisapia, persona stimabile ma che ha avuto la sfortuna di fare la sua dichiarazione di voto per il Si proprio quando Giorgia Meloni ha fatto il comizio peggiore e più sguaiato della sua carriera politica, mancava solo che dichiarasse che votare Si avrebbe fatto scendere il prezzo della benzina.

Avere un’opinione è un diritto inalienabile di tutti che va difeso con intransigenza, ma lascia interdetti che non si colgano i risvolti politici di una eventuale vittoria del Si, che darebbe mano libera al governo per scrivere da solo anche l’attuazione delle norme attuative senza limiti e vincoli. Come si fa ad ignorare che le modifiche della Costituzione che le destre vogliono realizzare sono molte di più di quella sulla magistratura, che peraltro non è detto sarà l’ultima sul tema, visto che Tajani ha proposto di togliere ai PM la polizia giudiziaria e Nordio ha parlato di un sistema di controlli sui magistrati che evoca quanto meno un controllo sull’obbligatorietà dell’azione penale.

Tutto questo in un quadro internazionale in cui prepotenza e politica della forza stanno cambiando drammaticamente l’ordine mondiale uscito dalla seconda guerra mondiale.

La stampa delle destre ha dato ampio risalto a esponenti della sinistra schierati per il Si. Mi permetto di chiedere di riflettere ancora sul voto, dichiararsi non vuol dire votare. Alcuni si sono molto esposti, a volte anche con argomenti che lasciano interdetti come Augusto Barbera che ha affermato che la Costituzione non parlerebbe dei PM, che verrebbero addirittura valorizzati dalla controriforma Meloni/Nordio, non è così perché l’articolo 104 afferma: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”, quindi tutti i magistrati, giudici e accusa. Del resto se così non fosse che bisogno ci sarebbe di separarli tra giudici e PM come afferma la Meloni/Nordio?

Quanti ancora non hanno deciso e stanno riflettendo sul loro voto il 22/23 marzo hanno ancora tempo e modo per decidere il loro orientamento e forse potrebbe aiutarli rileggere il titolo IV che come tutta la Costituzione è breve e chiaro.

A Giorgia Meloni piace vincere facile, ma prima o poi dovrà rendere conto del suo operato. Prima ha cercato il plebiscito e ha fatto approvare una legge che anche agli occhi di chi ha una propensione per la separazione delle carriere contiene castronerie come il sorteggio per la rappresentanza dei magistrati o l’alta corte che è un obbrobrio incostituzionale e non sono gli unici punti.

Ora Giorgia Meloni mette le mani avanti per evitare che la vittoria del NO abbia conseguenze sul governo.
Vedremo anzitutto il risultato del voto di elettrici ed elettori e può essere che comunque vada il governo non cadrà, ma certo dovrebbe ripensare alle sue priorità e assumere un altro standard di comportamento nel confronto parlamentare e con la società. Ma con la vittoria del No avrebbe chiaro che non può fare quello che vuole ma solo quello che Costituzione e dialettica democratica, politica e sociale, consentono.

Alfiero Grandi

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