La flottiglia, composta da decine di navi e circa 175 attivisti provenienti da oltre 40 Paesi, era partita anche da porti italiani con l’obiettivo dichiarato di “rompere il blocco navale su Gaza e aprire un corridoio umanitario permanente”.
La cronaca dell’incursione
Secondo le ricostruzioni degli organizzatori, l’operazione israeliana sarebbe avvenuta con modalità coercitive: “Le nostre imbarcazioni sono state circondate, i motori disattivati e le comunicazioni interrotte”, hanno denunciato gli attivisti, parlando di un’azione “violenta e illegale in acque internazionali”.
Alcuni testimoni riferiscono che le navi sarebbero state lasciate “alla deriva mentre si avvicinava una tempesta”, definendo l’episodio “una trappola mortale per civili disarmati”.
Gli organizzatori della missione hanno parlato apertamente di “attivisti rapiti” e hanno denunciato che “oltre 200 persone sono state sequestrate da forze militari mentre trasportavano aiuti umanitari”.
Dal canto suo, il governo israeliano sostiene che l’intervento sia stato condotto “nel rispetto del blocco navale” e ha definito la flottiglia “una provocazione organizzata da attivisti”.
Le dichiarazioni degli attivisti
Le testimonianze raccolte prima e durante la missione restituiscono il senso politico e umano dell’iniziativa.
“Non stiamo facendo un gesto simbolico, stiamo cercando di portare aiuti reali a una popolazione che vive una crisi umanitaria devastante”, aveva dichiarato uno degli attivisti italiani durante i preparativi in Sicilia.
Un altro partecipante ha sottolineato: “Questa flottiglia è una risposta dal basso all’indifferenza internazionale. Se i governi non agiscono, lo fanno i cittadini”.
Dopo l’intercettazione, i messaggi diffusi dagli equipaggi parlano di una situazione drammatica: “Ci hanno circondato con navi militari. Non abbiamo armi, solo aiuti. È un atto contro il diritto internazionale e contro la solidarietà tra i popoli”.
E ancora: “Non ci fermeranno. Anche se ci arrestano, il messaggio è arrivato: Gaza non può essere lasciata morire in silenzio”.
La reazione internazionale e italiana
L’intervento israeliano ha suscitato reazioni diplomatiche immediate. Il governo italiano ha definito l’operazione “illegale” e ha chiesto chiarimenti e la tutela dei cittadini italiani coinvolti.
Il ministro degli Esteri ha attivato l’unità di crisi per monitorare la situazione e ottenere informazioni sulle condizioni degli attivisti fermati.
Anche esponenti delle Nazioni Unite e diversi Paesi hanno sollevato dubbi sulla legittimità dell’azione, mentre organizzazioni internazionali parlano di “violazione del diritto del mare”.
Le proteste e la mobilitazione
In Italia e in Europa si stanno moltiplicando le manifestazioni di solidarietà. Cortei e presidi sono stati annunciati in diverse città, mentre reti pacifiste e associazioni chiedono la liberazione immediata degli attivisti.
Non è la prima volta: già nel 2025 l’intercettazione di una precedente flottiglia aveva scatenato proteste diffuse, con migliaia di persone scese in piazza in Italia.
Laura Tussi

