L’ANNO CHE VERRA’

di Citto Leotta - Liberacittadinanza.it - 30/12/2020
Un Paese, l’Italia, che ha pagato in occidente il più alto tributo di vittime alla pandemia da Covid-19 e che sta disperatamente cercando di risollevarsi si vede sbarrare la strada da un “Ghino di mezza tacca”, un “personaggetto” arrogante e autoreferenziale

E così, in queste ore, quello a cui non volevamo credere si sta verificando. Un Paese, l’Italia, che ha pagato in occidente il più alto tributo di vittime alla pandemia da Covid-19, che sta disperatamente cercando di risollevarsi con una campagna di vaccinazione insperatamente rapida (iniziata appena ieri), principale destinatario del fondo europeo di rilancio (Recovery Fund) per contrastare una crisi economica epocale, si vede sbarrare la strada da un “Ghino di mezza tacca”, chè il Ghino di Tacco originale (da Radicofani) e il suo epigono Bettino erano dei giganti e dei Robin Hood rispetto a questo “personaggetto” arrogante e autoreferenziale.

Dall’alto del suo 2% minaccia: “O si fa come dico io o crolla tutto!” Ed enumera una serie di punti, 61(!) condizioni-capestro, secondo le quali dovremmo bere o affogare, compendiate in un grazioso acronimo, perfettamente in stile col suo fare bullesco, CIAO (una forzata sequenza di Cultura, Infrastrutture, Ambiente, Opportunità), inanellata al solo scopo di formulare una puerile minaccia-sberleffo da scuola elementare. Tra le principali e disparate richieste (l’elenco è tutt’altro che organico) abbiamo: l’adozione del Mes sanitario, la rinuncia, da parte del premier, alla delega ai servizi, l’immediata istituzione dello ius culturae (giusto, ma che c’entra?) la rinuncia ai tagli dell’ecobonus, oltre, naturalmente, alla demolizione del cosiddetto “Recovery Plan”.

Non dico che siano tutti argomenti irricevibili, per carità, ma sono il modo e la minaccia (“o si fa così o ritiro le ministre dal governo”) ad offendere. Le critiche, gli inviti a una maggiore collegialità sono sacrosanti (e infatti Conte ha drasticamente ridimensionato la parte relativa al Recovery Plan) ma non è accettabile usare come posta la sopravvivenza di un Paese con l’acqua alla gola in nome di un’affermazione politica, di un rilancio personale, di un rimpasto con relative poltrone governative. Il caso dei servizi (la c.d. “intelligence”) è esemplificativo della speciosità delle richieste: dal 2007 la delega è appannaggio esclusivo del premier che, al massimo, può delegare, limitatamente ad alcune prerogative, una personalità di sua fiducia (e della sua stessa parte politica), la cosiddetta Autorità Delegata, che solo a lui risponde e che da lui può essere rimossa, insidacabilmente, in ogni momento. Questo Renzi non può non saperlo. E quindi, se tutto dovesse andare come potrebbe (attenzione, la legge di Murphy è in agguato..) potremmo essere costretti, nell’arco di un paio di mesi, a dire all’Europa, che aspetta impaziente il nostro piano di utilizzo dei fondi un “no, grazie, per ora abbiamo la crisi perché Renzi ha fatto cadere il governo..” con il rischio fondato di dover rinunciare per sempre a quella cascata di miliardi, sprofondando nella crisi più nera della nostra storia.

Poi si indirebbero elezioni anticipate (con la vecchia legge elettorale, il “rosatellum”, opera di uno dei suoi scherani) e infine, con la destra melon-salviniana al governo, l’elezione del Capo dello Stato (già girano proposte tragicomiche: Berlusconi, Tajani, Casellati, persino Feltri!). Lui rischia concretamente, stante l’attuale legge elettorale, di sparire definitivamente dall’agone politico. Ma fa spallucce, e farnetica di un possibile ennesimo governo di centro, di responsabili, di “grosse koalition” (Renzi-Berlusconi-Draghi-Salvini?). Nel caso che Conte “veda” le carte di Renzi, se non dovesse trattarsi (non è escluso) di un bluff, speriamo con tutto il cuore che decida di “parlamentarizzare” la crisi presentandosi, senza dimettersi, davanti alle Camere, ponendo la fiducia davanti al Parlamento e mettendo Renzi, in diretta tv, davanti alle sue vergognose responsabilità. Poi, in caso di sconfitta, andremo alle elezioni, e se i cittadini decideranno per un Governo di Destra vorrà dire che avremo meritato quest’epilogo.

Ma almeno con un risultato: saremo liberi. forse per sempre, da questa gramigna della democrazia, da questa rana che gonfia oggi, gonfia domani, finirà finalmente per scoppiare. A noi, più che gli acronimi, piace la canzone d’autore. E questi ultimi, tormentati giorni, non possono non rievocare in noi i versi eterni di Lucio Dalla: ” E senza tanti disturbi, qualcuno sparirà, saranno forse i troppo furbi, e i cretini di ogni età”.

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