Carte da decifrare

di Corrado Fois - Liberacittadinanza - 22/05/2020
Ci sono Paesi in cui per il giornalista il «pericolo» viene associato soltanto all’andare a raccontare le guerre all’estero e Paesi in cui ci vuole coraggio a descrivere ciò che accade sotto casa. Ci sono Paesi in cui le due cose convivono. (Mario Calabresi)

Ho lasciato tempo a quello che per quarant’anni è stato il mio giornale, La repubblica, perché cosi potesse raccontarmi nei fatti cosa implica questo cambio di gestione. Ho lasciato tempo perché so quanto sono fazioso, intollerante, partigiano e che ‘sta roba quà me la trascinerò fino che non sarò illuminato dalla Grazia … il più tardi possibile, please. Ho lasciato tempo perché sembra che dopo 67 primavere e diecimila pacchetti di Marlboro abbia finalmente imparato che non si guarda la copertina del libro per sputare considerazioni, magari si legge … prima. Ho lasciato tempo perché se guardo indietro ed avanti scopro quanto il tempo sia prezioso, scivoloso, rapido.

Ora dico la mia. Che vale quello che vale, ma per me implica la decisione conseguente.

Non lo comprerò più.

Suo Padre è stato un uomo retto, un poliziotto scomodo, una persona di coraggio e lo dico da Cittadino che ha vissuto in direzione opposta e contraria. Mario è stato un Direttore all’altezza della storia editoriale di La Repubblica, e lo dico da lettore con una sola virtù … non sono mai distratto. Il taglio del giornale per anni è stato rigoroso quanto aperto, mai ingiurioso eppure mai neutro, con una linea politica evidente e schierata che consentiva di capire da che parte stava ed in’ultima istanza di comprendere come, il giornale stesso, avrebbe interpretato una realtà od un fatto. Dunque lo compravo perché potevo leggere sfaccettature soggettive , le variegate sempre autorevoli firme, che erano parte libera di una unica modalità di comunicazione, di una visione del mondo che sentivo di condividere. Mario Calabresi è stato l’ultimo Direttore in cui, in un qualche modo, ho rispecchiato il mio modo di intendere l’intervento editoriale nella comunicazione di massa in forma di giornale. . .

Da lui in poi faccio fatica. Leggendo provo estraneità. Percepisco odor di muffa e di bluff. Mi annoio.

Sarà perché anche sul tema comunicazione ho un mio modo di pensare, probabilmente antico. Per esempio : considero i social non una forma aperta e democratica , ma un sorta di liberi tutti..di accesso rumoroso all’imbecillità. Colpa certamente mia , che sono afflitto da principi novecenteschi.. Considero, inoltre, tutti i telegiornali di tutto il mondo propaggini pagate da sistemi di interesse, e dunque attendibili ed affidabili come il culo di un babbuino … sicuramente colpa della mia diffidenza di sardo. Per di più penso che l’unico modo di intendere la verità ( posto che esista ) sia interpretare esclusivamente i fatti e mi intestardisco a scovare solo quelli .. ed infine, se vado in cerca di opinioni , e dunque di soggettività anche politiche, ne voglio onestamente dichiarate le intenzioni ed i riferimenti. Con tanto di faccia messa in campo schiettamente.

Per tutto queste variegate combinazioni di idee non mi ha mai appassionato l’ informazione imparziale, a parte il bollettino dei naviganti, ed inoltre ..non avendo mai creduto che esistano anime innocenti … non mi interessano le buone fedi , ma solo i certificati di identità.

Credo perciò solo a chi sta onestamente e dichiaratamente da una parte. Persino Alessandro Sallusti è meglio di altre conduzioni, inclusa quest’ultima di Repubblica, ecumeniche ed ipocrite.

Non mi piace quando la strategia di comunicazione di una parte , che rappresenta interessi ed utilità specifiche, si travisa scivolando nel campo opposto. Lo trovo disonesto, ed anche un filino idiota. Ed è questo che a mio avviso sta avvenendo. Il travisamento sgocciola dentro La Repubblica e si insinua nelle frasi, nei paragrafi interpretativi, nelle coloriture. Si conforma nei titoli, si esplicita nelle collaborazioni e nell’impianto giornalistico, ma dopo una semplice paziente osservazione si coglie perfettamente .

Per me tutto questo è peggio di un dichiarato cambio di posizionamento .. è un’ inaccettabile manipolazione.

Gad Lerner infatti saluta e se ne va. Uomo onesto, dotato di un pessimo carattere, espressione laica di una visione di sinistra rigorosa, Gad ha, come sempre, fatto quello che andava fatto, punto.

Più silenziosamente, più marginalmente anch’io lascio. Con un ruolo meno rilevante per l’edizione, ma molto per il bilancio editoriale.. vado via da lettore. Nessuno ha diritto di imporre consigli non richiesti a nessun altro, dico semplicemente cosa ho pensato. Ed è sinteticamente questo : se voglio leggere le storture furbette di Panorama me lo compro e faccio due risate in bagno. Non me le ciuppo infilate maldestramente dall’ex direttore del rotocalco, nel quotidiano Repubblica. Qualsiasi lettore attento , storicamente legato al quotidiano dell’area laica, non può che rifiutare una così sciagurata manipolazione peraltro neanche ben mascherata ( le capacità di quel direttore sono quello che sono ) e comunque l’abisso di noia ed ovvietà conseguente alla sterilizzazione di ogni presa di posizione schierata non giustifica la pur magra spesa..

Mi permetto quindi di dire a chi la pensa in modo simile, cambiamo giornale .. chissà che la drastica riduzione di copie e di accessi online non induca qualche ripensamento. On verrà.

Il Paese intanto perde un altro pezzo della sua informazione qualificata.

La paziente opera di smantellamento del dissenso e della contrapposizione prosegue ovunque nella totale incoscienza, od indifferenza, di un popolo ormai al balcone, in senso oggettivo quanto metaforico.

Corrado Fois

 la-Repubblica-giornale-primo-numero-1976.jpg

Primo numero di Repubblica

Questo articolo parla di:

26 luglio 2020
4 agosto 2020
5 agosto 2020
archiviato sotto: ,